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Siria, un paese disconnesso

Speak2tweet

Siamo nell’era delle tecnologie dell’informazione. I governi del mondo ne sono al corrente al punto che, laddove sono presenti regimi dittatoriali, non di rado accade che vengano tagliate tutte le comunicazioni con l’estero. Il taglio dei ponti solitamente comporta, per esempio, la sospensione dei voli, l’impossibilità di espatriare, il blocco degli approvvigionamenti.

Eppure ieri mattina i siriani hanno assistito a qualcosa che mai era accaduta prima d’ora nel loro paese. Il regime di Assad avrebbe, a quanto pare, bloccato ogni comunicazione internet con il mondo esterno.

In aiuto dei Siriani è intervenuta Google attivando un servizio chiamato “speak2Tweet”. In poche parole, chiamando un opportuno numero, si può registrare un messaggio vocale che verrà poi pubblicato sul Social Network Twitter.

Intanto arrivano le smentite del governo che scaricano la colpa al terrorismo locale : “I terroristi hanno bloccato le comunicazioni”.
Non è la prima volta che la rete Internet venga bloccata. La motivazione è forse da ricercarsi nella possibilità che i terroristi locali possano preparare rappresaglie ed informazioni, raccogliendo consensi tramite blog o forum.

La società Arbor-Network, che si occupa di monitorare il traffico internet nel mondo, ha confermato il blocco totale delle comunicazioni. Amnesty International ha definito il fatto “molto inquietante”.

Non è la prima volta che si verifica un fatto simile. Si pensi al blocco delle comunicazioni virtuali in Egitto dell’anno scorso. In quell’occasione però l’interruzione durò solo mezz’ora, grazie al rapido intervento delle forze internazionali che fecero pressioni per la riattivazione: Hillary Clinton, segretario di Stato statunitense, invitò il governo egiziano a riattaccare le comunicazioni, denunciando la gravità dell’accaduto.

Francesco Arpa

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