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Siria, “tre giorni di raid da giovedì”

Gli attacchi missilistici contro la Siria potrebbero iniziare “giovedì” e avere una durata di “tre giorni”. A svelare i tempi di un eventuale raid è l’emittente americana Nbc, citando alti funzionari dell’Amministrazione Usa. Gli attacchi avrebbero una portata limitata, con lo scopo di lanciare un messaggio al presidente siriano Bashar Al Assad, piuttosto che distruggere le capacità militari del regime.

Dagli Stati Uniti però ancora non è stata presa una decisione. Il presidente Obama sta ancora “riesaminando le opzioni” sul modo di rispondere all’attacco chimico, compiuto in Siria ed entro la settimana è prevista la diffusione del rapporto di intelligence su quegli attacchi. A renderlo noto, chiarendo che il rapporto non verrà diffuso già oggi, come invece ipotizzato da alcuni media, è stato il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney.

“Una volta che avremo quella valutazione forniremo informazioni, nei prossimi giorni. Credo che potrete attenderla per questa settimana”. Ma, ha aggiunto, riferendosi alle responsabilità di Bashar al Assad nell’attacco con armi chimiche, “non mi risulta che esistano dubbi”.

Il segretario alla Difesa americano, in visita nel sudest asiatico, ha parlato per telefono oggi della crisi siriana con i ministri della Difesa britannico e francese, Phillip Hammond e Jean-Yves Le Drian. A renderlo noto è stato il Pentagono. Hagel, ha reso noto un portavoce, ha fatto presente che Washington intende lavorare con la comunità internazionale per rispondere agli attacchi “oltraggiosi”.

Il segretario alla Difesa Usa, Chuck Hagel, in un’intervista alla Bbc, ha dichiarato che gli Stati Uniti sono “pronti” a lanciare un attacco contro la Siria se il presidente Obama darà l’ordine di farlo. Per il capo del Pentagono, “è abbastanza chiaro che in Siria sono state usate armi chimiche contro la popolazione”.

“Le azioni militari non si decidono così, su due piedi, con leggerezza” rileva in un’intervista in edicola domani a ‘L’Unità’ il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz. “Sarebbe assurdo che prima si mandino gli ispettori, e poi, senza attendere le conclusioni del loro lavoro, si decida un intervento militare. Un intervento militare affrettato e non coordinato potrebbe avere conseguenze che non saremmo in grado di controllare – sottolinea Schulz -. Prima di destituire Assad con la forza dobbiamo chiederci: chi lo sostituirebbe? Io non sono sicuro che in Siria si instaurerebbe immediatamente un regime con legittimità democratica”.

Le posizioni non sono univoche. Per il presidente francese Francois Hollande il “massacro chimico” in Siria “non può restare senza risposta”. La Francia è “pronta a punire chi ha preso la decisione infame di usare il gas contro degli innocenti”. Il Consiglio di Difesa francese si riunirà domani per discutere della crisi siriana. Il Parlamento, ha aggiunto Hollande, sarà informato al più presto delle decisioni che verranno prese. “Tutto porta a credere che sia stato il regime (di Damasco, ndr) a commettere questo atto abietto che lo condanna definitivamente agli occhi del mondo”. Il conflitto, ha aggiunto, “si propaga all’intera regione” e “oggi minaccia la pace nel mondo”.

Hollande riceverà giovedì a Parigi il presidente della Coalizione nazionale siriana, Ahmed Assi Jarba. “Sarà ricevuto per fare il punto sulla situazione in Siria – si legge in un comunicato -, mentre la comunità internazionale si mobilita per esaminare le risposte all’attacco con armi chimiche perpetrato dal regime di Bashar al Assad”. Poco prima dell’annuncio, Hollande, intervenendo nel quadro della conferenza degli ambasciatori, aveva reso noto che avrebbe “incrementato il sostegno militare alla Coalizione nazionale siriana”. Ahmad al-Assi al-Jarba, ai vertici della Cns dal 6 luglio, era stato già ricevuto da Francois Hollande all’Eliseo a fine luglio.

Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, e il primo ministro britannico, David Cameron, hanno avuto oggi un colloquio telefonico sugli sviluppi della situazione in Siria. Lo rende noto un comunicato di palazzo Chigi. “Regno Unito e Italia -continua il comunicato- convengono sul fatto che con l’uso massiccio di armi chimiche in Siria si è oltrepassato il punto di non ritorno. Letta ha ribadito a Cameron la ferma condanna da parte dell’Italia dell’attacco del 21 agosto contro la popolazione civile siriana: crimine inaccettabile che non può essere tollerato dalla comunità internazionale. Il presidente del Consiglio ha quindi informato Cameron del dibattito svoltosi questa mattina in Parlamento sulla questione”, conclude il comunicato del governo.

Una risposta di Londra all’attacco chimico, compiuto in Siria, non implica “l’essere coinvolti in un conflitto in Medio Oriente”. A dichiararlo è stato il premier britannico David Cameron, definendo peraltro “moralmente indifendibile” l’uso di armi chimiche da parte del governo di Damasco. Cameron ha anche precisato che nessuna decisione è stata presa, ma che Londra e i suoi alleati devono decidere se sia necessario intraprendere un’azione militare limitata come “deterrente rispetto al nuovo uso di armi chimiche”. Pur dicendo di comprendere le preoccupazioni rispetto ad un coinvolgimento, il premier ha insistito sul fatto che non si tratta in alcun modo per il Regno Unito e i suoi alleati di “essere coinvolti in un più ampio conflitto in Medio Oriente”.

Mercoledì, a Londra, Cameron prenderà parte a una sessione del Consiglio di Sicurezza Nazionale, cui parteciperanno anche esponenti militari. E’ previsto che il governo britannico convochi il Parlamento in anticipo, prima della fine della pausa estiva. Cameron ha convocato per giovedì una riunione del Parlamento per decidere la reazione di Londra al presunto uso di armi chimiche da parte del regime siriano.

Sì a un’azione, guidata dall’Onu contro la Siria se venisse confermato l’uso di armi chimiche arriva anche dalla Germania. “Se l’attacco verrà confermato, allora la comunità mondiale deve agire”, ha dichiarato il ministro degli Esteri, Guido Westerwelle. “Al momento – ha aggiunto – il nostro punto di vista è vicino a quello dei nostri alleati, ma soprattutto con le Nazioni Unite”. La Danimarca si è detta invece pronta a sostenere “risposte alternative” se il Consiglio di Sicurezza dell’Onu non interverrà.

In merito al presunto attacco con armi chimiche avvenuto mercoledì nel sobborgo di Ghouta, a est di Damasco, il ministro degli Esteri siriano, Walid al-Muallim, ha dichiarato: “E’ nel nostro interesse nazionale scoprire ciò che è successo a Ghouta”.

Il governo siriano “non ha fatto uso di armi chimiche. Lo smentisco categoricamente”, ha dichiarato. “Nessun Paese al mondo utilizzerebbe armi di distruzione di massa contro il proprio popolo”, ha affermato nel corso di una conferenza stampa. “Sfido chiunque – ha aggiunto – a dimostrare davanti all’opinione pubblica con una prova anche minima che l’esercito siriano abbia utilizzato armi chimiche” contro l’opposizione.
“Washington – ha continuato – non ha mai voluto una soluzione politica” alla crisi siriana. “La Siria – ha aggiunto il capo della diplomazia del regime – ha dubitato delle intenzioni degli Usa fin dall’inizio”.

La Siria è pronta a difendersi “con ogni mezzo” nel caso di attacco militare, ha dichiarato al-Muallim. “Nel caso di attacco noi abbiamo due opzioni: la resa o difenderci con ogni mezzo. Noi sceglieremo la seconda possibilità”, ha assicurato. Un eventuale attacco contro la Siria, ha poi osservato, andrebbe a “vantaggio solamente di Israele e al-Qaeda”.

Il ministro siriano degli Esteri ha poi spiegato che il nuovo sopralluogo che gli ispettori Onu avrebbero dovuto svolgere nei sobborghi di Damasco colpiti da un attacco chimico è stato rinviato a causa di contrasti tra i ribelli e non per colpa del regime.

Lunedì gli ispettori ”ci hanno detto di voler visitare un secondo sito – ha riferito il ministro – Noi abbiamo chiesto se avevano contattato l’altra parte (i ribelli, ndr) e loro ci hanno risposto di sì. Siamo quindi rimasti sospesi quando oggi non sono partiti perché gli uomini armati non si sono messi d’accordo tra loro. Racconto questo per dimostrare che le forze siriane sono decise a mantenere i loro impegni e non stanno ostacolando gli ispettori”.

L’amministrazione del presidente Obama ha deciso intanto di posticipare l’imminente incontro con la Russia sulla crisi siriana. Mercoledì, riporta la stampa americana, una delegazione russa avrebbe dovuto incontrare a L’Aia Wendy R. Sherman, sottosegretario di stato per gli affari politici, e Robert S. Ford, ambasciatore americano in Siria, per discutere i piani per la conferenza di pace di Ginevra 2 sulla crisi siriana.

“Date le nostre consultazioni in corso su una risposta adeguata all’attacco di armi chimiche in Siria, il 21 agosto, abbiamo deciso di posticipare” l’incontro, ha detto un alto funzionario del dipartimento di stato americano a Cbs News. “Lavoreremo con la controparte russa – ha precisato la fonte – per riprogrammare l’incontro”. “Come abbiamo chiarito più volte, e come confermano gli eventi del 21 agosto, è imperativo raggiungere una soluzione politica durevole e completa alla crisi in Siria. Gli Stati Uniti restano completamente investiti in tale processo”.

La decisione di Washington invia un segnale sbagliato e rafforza i ribelli dell’opposizione nella loro riluttanza ad un compromesso, sottolinea il ministero degli Esteri russo, ribadendo però che un intervento militare senza mandato del Consiglio di Sicurezza dell’Onu avrebbe conseguenze “catastrofiche” per tutta la regione del Medio Oriente e per il Nord Africa.

In considerazione della “drammatica situazione attuale” un incontro tra Russia e Stati Uniti, ha precisato un comunicato del ministero, è ancora più importante nella ricerca di una soluzione pacifica alla crisi. “La decisione dei nostri partner di cancellare il bilaterale Usa-Russia”, ha scritto su Twitter il viceministro degli Esteri russo, Gennady Gatilov, “provoca rammarico”.

Jay Carney, portavoce della Casa Bianca, ha annunciato che Obama incontrerà Putin, nel quadro del vertice del G20 che si terrà a San Pietroburgo all’inizio di settembre.

Sul fronte della cronaca intanto gli oppositori della Coalizione nazionale siriana sostengono che le forze del regime di Bashar al-Assad avrebbero usato “bombe al fosforo e Napalm” in un nuovo attacco con armi “proibite”, condotto questa volta ad Aroum al-Kubra, nella provincia di Aleppo. In quest’ultima azione militare sarebbero almeno dieci i civili uccisi e diverse centinaia di feriti. In un comunicato, la Coalizione denuncia anche un raid contro la località di Ariha, nella provincia di Idlib, con un bilancio di “centinaia tra morti e feriti”. “La distruzione della Siria- si legge ancora – e l’uccisione di civili innocenti deve essere fermata immediatamente”.

Per la Lega Araba è il presidente Bashar al-Assad il responsabile dell’attacco chimico che ha colpito la scorsa settimana i sobborghi orientali di Damasco. Come sottolinea la tv satellitare al-Arabiya, nel corso della riunione dei delegati al Cairo è passata quindi la linea dell’Arabia Saudita e del Qatar.

Il governo turco potrebbe presto chiedere un mandato al parlamento che permetta al Paese di prendere parte alle possibili operazioni militari internazionali contro la Siria. Lo ha detto il ministro turco degli Esteri, Ahmet Davutoglu, spiegando che al momento c’è già un mandato di un anno che autorizza a reagire a eventuali sviluppi negativi in Siria. “Ma se un altro mandato si renderà necessario – ha detto il ministro, citato dal sito del quotidiano Zaman – il Parlamento è l’autorità finale e a esso ci rivolgeremo”.

Altri due volontari della Mezzaluna Rossa Siriana sono stati uccisi mentre erano in servizio. Lo scrive, in una nota, la Croce rossa italiana. “La Sarc riferisce che, oggi, Wasim Mosely, volontario di primo soccorso, e Yousef Ganss, autista di ambulanza, hanno perso la vita a Homs sotto i colpi di mortai -si legge-. Con la morte di Wasim e Yousef il numero dei volontari siriani uccisi durante gli attacchi è salito a 22. Esprimiamo solidarietà e vicinanza alle loro famiglie, alla Mezzaluna rossa siriana e ai suoi volontari. E’ inaccettabile quanto sta accadendo in Siria dove continua a non essere assicurata la sicurezza e la protezione degli operatori umanitari”. (Adnkronos)

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