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Siria esulta: ”Obama già sconfitto”

Il regime siriano esulta dopo la decisione della Casa Bianca di attendere l’ok del Congresso prima dell’intervento. Il presidente americano Barack Obama “è stato sconfitto prima ancora che la guerra iniziasse” afferma il vicepremier siriano Qadri Jamil.

Il presidente Bashar al-Assad ha assicurato che la Siria è in grado di far fronte a qualsiasi aggressione esterna “in considerazione del fatto che fa fronte agli attacchi quotidiani dei gruppi terroristici e di coloro che li appoggiano”.

Negli Usa intanto parte l’offensiva mediatica in vista del dibattito al Congresso americano a partire dal 9 settembre. Due giorni dopo essere intervenuto pubblicamente per spiegare la posizione americana sulla Siria e puntare il dito contro il regime di Assad per il massacro del 21 agosto scorso, il segretario di stato americano John Kerry esorta il Congresso a fare “la cosa giusta” e torna a puntare il dito contro il regime siriano. “Abbiamo fiducia nel Congresso. Il Congresso farà la cosa giusta” dice in un’intervista alla Cnn. Kerry ha assicurato che gli Stati Uniti dispongono di prove che certificherebbero l’uso di gas Sarin nell’attacco del 21 agosto scorso alla periferia di Damasco. Kerry ha parlato di “campioni di sangue e capelli” raccolti subito dopo l’attacco e che sono risultati positivi al gas.

Parlando del voto al Congresso, Kerry ha sottolineato la fiducia che l’amministrazione ripone nell’esito della consultazione con i parlamentari. “Abbiamo fiducia, ci sono brave persone nel Congresso degli Stati Uniti”. Il segretario di stato ha poi ricordato che “si tratta di sicurezza nazionale, di credibilità degli Stati Uniti, di interessi dei nostri alleati ed amici nella regione”, che si trovano “a pochi passi da queste armi chimiche”. Se non si agisce “si invia un messaggio di impunità”, ha aggiunto con riferimento all’intervento. Iran, Corea del nord, Hezbollah guarderanno agli Stati Uniti e diranno che ‘nulla significa qualcosa’ – questa è la posta in gioco qui”.

A lamentare la decisione presa da Obama è però l’organizzazione di opposizione in Siria, la Coalizione Nazionale Siriana, secondo cui il rinvio dell’atteso intervento americano in Siria darà il tempo al presidente Bashar al Assad di mettere al riparo soldati ed armamenti. Secondo l’opposizione, negli ultimi giorni, artiglieria, missili e uomini sono stati trasferiti dal regime in zone residenziali e presso università e scuole, il che renderà più difficile un attacco contro obiettivi puramente militari.

La Coalizione dell’opposizione siriana ha chiesto oggi al Congresso americano di dare luce verde all’azione militare in Siria, sostenendo che se la comunità internazionale non risponderà all’uso di armi chimiche da parte del regime di Assad darà un cattivo esempio ad altre dittature nel mondo. Nel riferirne, il Washington Post cita Musab Abu Qatada, del Consiglio Militare di Damasco: “Ad Assad è stata data luce verde dalla comunità internazionale”, ha affermato parlando da una zona sotto controllo dei ribelli ad ovest della capitale. “Il messaggio che ha ricevuto dalla comunità internazionale è che può uccidere la sua gente con mezzi convenzionali ma non con le armi chimiche”.

“Siamo cosi’ profondamente delusi”, gli fa eco Tariq al-Dimashqi, 30enne atttivista della zona di Ghouta, pesantemente colpita nell’attacco del 21 agosto. “E’ un altro giochetto politico. Se volevano colpire Assad, avrebbero attaccato immediatamente, senza rinvii, né avvertimenti”.

Per quanto riguarda il rapporto degli ispettori delle Nazioni Unite che hanno concluso ieri la loro missione in Siria sul luogo dell’attacco chimico del 21 agosto, bisognerà aspettare almeno tre settimane di tempo. Ad annunciarlo l’OPCW (Organisation for the Prohibition of Chemical Weapons). “Ogni sforzo verrà compiuto per velocizzare il processo”, è stato reso noto in un comunicato. “L’Onu non si dà scadenze sul rapporto degli ispettori” ha detto il portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, spiegando che “i campioni saranno consegnati in laboratorio domani”.

Anche la Francia, dopo il discorso di Obama, è costretta a prendere tempo. Il ministro dell’Interno francese Manuel Valls ha detto che Parigi non potrà agire senza gli Stati Uniti in Siria. “La Francia non può intervenire da sola. Serve una coalizione”, ha affermato. Sulle ultime dichiarazioni di Obama, Valls ha riconosciuto che “si entra ora in una nuova fase”. “Abbiamo un certo tempo e questo tempo dobbiamo sfruttarlo in modo da far muovere le cose”, prima del G20 e prima del dibattito al Congresso americano a partire dal 9 settembre.

Per il ministro francese tuttavia un intervento è necessario: “Il massacro chimico di Damasco non può né deve restare impunito e la determinazione del presidente della Repubblica è intatta”. “Abbiamo una serie di indizi che vanno nella direzione di una responsabilità del regime siriano e bisogna dare una battuta d’arresto a questo regime che commette l’irreparabile contro la sua popolazione”. (Adnkronos)

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