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Silvio Berlusconi, dall’ascesa alla caduta (in attesa delle primarie)

L’ex Premier Silvio Berlusconi

L’Italia è il Paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti”. Questa la celebre frase con cui Silvio Berlusconi, il 26 gennaio 1994, annunciò in un video la sua candidatura alle Politiche di quello stesso anno.

Per amore dell’Italia si possono fare pazzie e cose sagge. Diciotto anni fa sono entrato in campo, una follia non priva di saggezza: ora preferisco fare un passo indietro per le stesse ragioni d’amore che mi spinsero a muovermi allora”. Così, invece, ieri l’ex presidente del Consiglio, in una nota, ha annunciato l’intenzione di non ricandidarsi e ha lanciato le primarie nel Pdl per la scelta del suo successore.

Una mossa che era nell’aria, auspicata da molti all’interno del Popolo delle Libertà, tanto che le reazioni della maggior parte dei “pezzi grossi” è stata positiva. Silvio Berlusconi negli ultimi tempi si era defilato, ma osservava con insofferenza le vicende della sua creatura politica. Con Angelino Alfano segretario, il partito ha perso una grossa fetta di consenso, scivolando alle spalle del Pd e rischiando il sorpasso anche dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo.

Gli scandali, poi, non hanno aiutato. Le implosioni nel Lazio e in Lombardia (per non parlare dell’implicazione di Claudio Scajola nelle indagini su Finmeccanica) hanno dato una botta forte al castello di carte del Pdl, alimentando una lotta intestina senza esclusione di colpi. Che proprio le primarie, chieste per il 16 dicembre proprio da Berlusconi, rischiano di tenere viva. Ma prima di capire chi già si è candidato per raccogliere la pesante eredità e chi a breve lo farà, vale la pena ricordare gli eventi principali di diciotto anni di presenza ininterrotta del Cavaliere nella scena politica italiana.

Il 29 giugno 1993, nello studio del notaio Roveda a Milano, Berlusconi costituisce l’Associazione Forza Italia, insieme a Marcello Dell’Utri, Giuliano Urbani, Antonio Tajani, Mario Valducci, Gianfranco Ciaurro, Antonio Martino e Cesare Previti. Il 18 gennaio 1994 l’Associazione si trasforma in Movimento e otto giorni dopo avviene l’ufficiale discesa in campo. Il 27 e 28 marzo si svolgono le elezioni e Forza Italia ne esce trionfante, risultando il primo partito in Italia col 21% dei voti. Silvio Berlusconi viene nominato Presidente del Consiglio e ha nella sua coalizione di maggioranza anche la Lega Nord di Umberto Bossi. La prima esperienza governativa di Berlusconi, però, non durò molto: a dicembre già fu costretto a rassegnare le dimissioni in seguito al “ribaltone” proprio di Bossi.

Fu Lamberto Dini a prendere le redini a Palazzo Chigi, fino alle nuove elezioni del 1996, dove però il Polo di centrodestra non riuscì a sconfiggere L’Ulivo di Romano Prodi, per colpa principalmente dei voti presi dalla Lega Nord, fuoriuscita dalla coalizione per correre autonomamente.

Nel 2001, però, Forza Italia insieme ad Alleanza Nazionale, Centro Cristiano Democratico, Nuovo Psi, Cristiani Democratici Uniti e Partito Repubblicano Italiano riesce a tornare in sella, iniziando il governo più longevo in assoluto.

È proprio durante la campagna elettorale del 2001, esattamente l’8 maggio, che il leader della Casa delle Libertà, durante la trasmissione “Porta a Porta” di Bruno Vespa, sigla il famigerato e discusso Contratto con gli Italiani: abbattimento della pressione fiscale; attuazione del piano per la difesa dei cittadini e la prevenzione dei crimini; aumento delle pensioni minime ad almeno 1 milione di lire al mese; creazione di almeno 1 milione e mezzo di posti di lavoro; apertura dei cantieri per almeno il 40% del piano d’investimenti previsto. L’impegno è quello di non ricandidarsi se almeno 4 dei 5 punti non fosse stato realizzato durante il mandato 2001-20056.

Le statistiche diffuse negli anni da economisti e istituti nazionali hanno mostrato che, effettivamente, quasi nessun punto è stato completamente realizzato (i reati sono aumentati, solo 700 mila i posti di lavoro creati, pensioni alzate a 1 milione e 800 mila persone su 6 milioni, pressione fiscale diminuita dello 0,1% in tre anni secondo Istat), ma nel 2006 Silvio Berlusconi si è comunque ricandidato, dovendo cedere anche stavolta a Romano Prodi.

La maggioranza di centrosinistra, però, non è affatto solida e dopo soli due anni si sgretola, permettendo al Cavaliere di lanciare la sua nuova creatura: il Popolo della Libertà. L’imprenditore ed editore milanese, creatore dell’impero Fininvest controllato dal figlio Pier Silvio e da Fedele Confalonieri, riesce così a creare il suo terzo governo, tornando anche a godere dell’appoggio della Lega Nord.

Gli scandali sessuali e l’acuirsi della crisi economica, però, costringono Silvio Berlusconi a gettare la spugna nel novembre 2011, lasciando il passo anche stavolta – come nel 1994 – ad un governo tecnico presideduto dal Professor Mario Monti.

Chi sarà, adesso, a raccogliere tutto il peso di una figura così controversa e resistente per presentarsi alle elezioni del 13 aprile?

La prima a farsi avanti, con grande coraggio, è stata Daniela Santanché (ex An, ex La Destra), seguita dalla giovane Giorgia Meloni (che però pensa anche al Campidoglio) e dall’ex governatore del Veneto, Galan.

Ci pensa anche Guido Crosetto, che nel frattempo gioisce per le primarie, mentre gongola Gianni Alemanno, che da un mese chiede un grande ricambio interno al Pdl e medita la creazione di un partito a sé stante. Ovviamente tutti coloro che spunteranno fuori in questi giorni dovranno fare i conti con Angelino Alfano, candidato numero 1 in quanto segretario del partito.

Ma Silvio, adesso, cosa farà? Difficile vederlo anche privo di un seggio (si vocifera possa pensare al Senato), che gli permetterebbe, nel maggio prossimo, di rispolverare un vecchio progetto: quello di diventare Presidente della Repubblica.

Valerio Valeri

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