Cronaca

Sicilia. Volontariato e legalità. Giovani al lavoro nelle riserve naturali

I volontari con alcuni dei 45 sacchi di immondizia rimossa dall’Isola Maria

Il volontariato e la mobilità internazionali possono essere dei formidabili strumenti educativi rivolti ai giovani, aiutando a prevenire comportamenti devianti che, soprattutto in alcune realtà e contesti socio-culturali, aumentano il rischio di coinvolgimento nella criminalità organizzata.

Da questo assunto è partita la Fondazione “Giovanni e Francesca Falcone” per realizzare, con diversi partner pubblici e privati di Italia, Repubblica Ceca e Spagna il progetto “Da vittime di violenza ad attori di non violenza”, realizzato nell’ambito del programma comunitario Daphne.

Il progetto, sostenuto dal Centro per la Giustizia Minorile della Sicilia e da Confindustria Sicilia, vede fra i partner l’Associazione InformaGiovani e la LIPU, che proprio in questi giorni stanno realizzando alcune attività all’interno delle riserve naturali di Isola delle Femmine, Gela e Priolo, coinvolgendo circa 30 volontari italiani e stranieri e, fra questi, un gruppo di giovani provenienti dall’area penale. Le attività sono state presentate stamattina nel corso di incontri con i giornalisti svolti simultaneamente nelle tre riserve.

“Il progetto durerà due anni – ha spiegato Loredana Introini della Fondazione Falcone – e coinvolge in un percorso formativo sia i ragazzi che gli operatori di associazioni giovanili e della Giustizia minorile.

Per la Fondazione è un’occasione importante offerta da questo programma comunitario per promuovere anche in ambito europeo il nostro metodo di lavoro di educazione alla legalità.”

“Ogni anno coinvolgiamo oltre 50 ragazzi dell’area penale di tutta Italia nei nostri progetti anche all’estero – ha spiegato Pietro Galluccio dell’Associazione InformaGiovani – con risultati importanti sotto il profilo della riduzione della recidiva. Il tasso di recidiva sono infatti normalmente del 70% fra i ragazzi dell’area penale, ma questa percentuale si riduce drasticamente al di sotto del 30% fra coloro che hanno seguito un percorso di inclusione attraverso il volontariato internazionale.”

Il Centro Giustizia Minorile della Sicilia, oggi rappresentato dal suo Direttore Angelo Meli, cura attraverso i suoi uffici e suoi operatori l’inserimento dei ragazzi dell’area penale che seguono un percorso formativo lungo anche più di un anno, e che nelle prossime settimane, dopo aver fatto l’esperienza del volontariato, parteciperanno invece ad attività di “work-experience” organizzate in collaborazione con Confindustria Sicilia.

“Per il nostro Centro – ha spiegato il Direttore Meli – questo tipo di attività svolta in collaborazione con la Fondazione Falcone e con altre associazioni rappresenta un fiore all’occhiello perché permettono un importante lavoro di rete a beneficio di un percorso di reinserimento sociale dei ragazzi che sono in carico ai nostri servizi.”

I tre campi di volontariato sono ospitati nelle tre Riserve naturali gestite dalla Lipu – Lega Italiana Protezione Uccelli, a Isola delle Femmine, Saline di Priolo e Biviere di Gela, coinvolgento complessivamente una trentina di volontari italiani e stranieri.

Per Vincenzo Di Dio, direttore della Riserva di Isola delle Femmine, “questa esperienza rappresenta una importante occasione per coniugare l’impegno ambientalista a tutela del territorio e del patrimonio ambientale con un impegno sociale che contribuisce al reinserimento sociale di ragazzi che hanno avuto problemi con la giustizia. Il lavoro dei volontari contribuisce a rendere maggiormente fruibili le riserve e a tutelarle da incuria e degrado.”

Per la professoressa Maria Falcone, presidente della Fondazione “Giovanni e Francesca Falcone”, “In virtù e in nome di quelli che sono gli obiettivi della Fondazione che rappresento e dunque, anche per continuare idealmente e concretamente ma con strumenti diversi il delicato lavoro che svolse il magistrato Francesca Morvillo ho sviluppato con entusiasmo l’idea del progetto: Da vittime di violenza ad attori di non violenza. Lo abbiamo portato avanti con determinazione e con il convincimento che solo attraverso una educazione concreta e pragmatica, che miri alle esperienze di scambio culturale, si possa agire sul recupero di tanti giovani svantaggiati. La mobilità internazionale, il volontariato e le istituzioni preposte possono fare molto in un’ottica di cooperazione e parternariato finalizzato a progetti empirici che coinvolgono attivamente i ragazzi a rischio di devianza per riportarli ad una sana educazione alla legalità.”

 

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