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Sicilia. Sinfonica Siciliana: sindacati all’attacco del sovrintendente

Foto di Mario Trapani

Abbandonata a se stessa e con lo spettro dell’impossibilità a chiudere un bilancio: è questo il quadro della Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana disegnato ieri mattina dai rappresentanti di Fials e Cgil nel corso di un’animata conferenza stampa.

Ed ecco i punti certi di questo preoccupante quadro: l’assenza ormai cronica del sovrintendente Ester Bonafede, seduta a tempo pieno sulla scottante poltrona dell’assessorato regionale al lavoro piuttosto che su quella della Fondazione, un taglio ai contributi da parte della Regione, superiore a quelli operati per gli altri teatri e la scomparsa del “tesoretto” di oltre 2 miliardi di euro di contributi versati all’Enpals dagli enti lirico sinfonici negli anni, inghiottiti dalla voragine del’Inps quando il governo nazionale ha unificato i due enti previdenziali.

La Fials ha chiesto, senza mezzi termini, le dimissioni del sovrintendente; più morbida, invece, la Cgil che ha auspicato una “presa di coscienza” spontanea da parte dell’architetto Bonafede. Sul piede di guerra i professori d’orchestra presenti in discreto numero alla conferenza: “non vediamo il sovrintendente in teatro da mesi”.

Di certo, il trattamento di disparità operato dal governo regionale nei confronti della storica Orchestra Sinfonica Siciliana, suona minaccioso. “Gli altri teatri hanno subito un taglio medio dell’11% – tuona Claudio Sardisco della Fials – il nostro, invece, è del 16%. Ci sarà un motivo. Dal 2010 a oggi ci è stato decurtato oltre il 40 per cento del finanziamento: la politica dica chiaramente cosa intende fare della sua Orchestra regionale”. Propositiva la Cgil nonostante le preoccupazioni: “Serve un patto per la cultura in Sicilia che permetta di fare programmazione quinquennale – afferma Maurizio Rosso – abbiamo già chiesto un incontro col presidente Crocetta e con l’assessore al Turismo Stancheris (che è anche presidente della Fondazione, n.d.r.) per proporre alcune soluzioni, ma alla luce di un contributo ridicolo occorre partire dalla certezza delle risorse e dalla riorganizzazione del lavoro”.

I sindacati hanno infine lamentato la mancanza di un collegamento fra i teatri e le strutture turistiche e industriali della Regione che, se esistessero, permetterebbero agli enti culturali di diventare veri e propri centri di produzione in grado di far nascere sviluppo ed economia.

  Mario Trapani

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