Economia & Lavoro

Sicilia, Ponte sullo Stretto: la deputazione nazionale interroga il Governo

Ponte di Messina

Come annunciato nei giorni scorsi, i senatori Antonio Scavone e Giuseppe Compagnone, ed il deputato nazionale Angelo Attaguile, del Partito dei Siciliani Mpa, in occasione dell’inaugurazione della Legislatura, hanno presentato una interrogazione, sia a palazzo Madama che a Montecitorio, per sapere «se il Governo non ritenga di dover emanare un decreto legge che consenta al prossimo nuovo governo di assumere ogni decisione relativa al Ponte sullo Stretto».

Il 26 febbraio scorso al Consiglio dei Ministri, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti ha svolto una relazione sul Ponte sullo Stretto di Messina, sottolineando l’assenza delle condizioni necessarie per l’emanazione di un decreto legge di proroga del termine per la stipula dell’atto aggiuntivo, fissato al 1 marzo 2013, come era stato richiesto dal Contraente generale. In assenza della proroga e non essendo stato possibile la stipula dell’atto aggiuntivo, anche in considerazione delle condizioni poste, il primo marzo di quest’anno si è determinata di fatto la caducazione – cioè la perdita di efficacia giuridica – dei contratti in essere stipulati e della concessione.

«La decisione del Governo – scrivono i due senatori ed il deputato nelle rispettive interrogazioni – di rendere nei fatti impossibile la costruzione del Ponte sullo Stretto determinerà penali che si ritiene possano oscillare tra i cinquecento milioni di euro e il miliardo e duecento milioni, ossia all’incirca la cifra che la parte pubblica avrebbe dovuto spendere per la costruzione del Ponte, con un cifra stimata di spesa per lo Stato: un miliardo e inquecentomila euro».

«Salta insieme al Ponte anche la possibilità di dare occupazione per diversi anni ad oltre diecimila persone e di dare respiro all’economia dell’isola che vive un momento di enorme difficoltà”. Per gli autonomisti, «si conferma la scelta di non costruire nel Sud l’unica vera grande opera che avrebbe consentito un parziale riequilibrio infrastrutturale di tipo perequativo tra il Sud e il Nord. Si tratta di una scelta che nei fatti divide l’Italia e separa la Sicilia dal resto del Paese».

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