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Sicilia, migliora l’efficienza sanitaria. Ridotte del 50% le liste di attesa

Risonanza, foto internet

E’ quanto sta accadendo all’ASP di Siracusa, nel presidio ospedaliero di Avola, in particolare, dove da qualche mese è in piena attività un nuovo tipo di Risonanza magnetica aperta ad alto campo (Open bore), la seconda dopo quella istituita nel marzo 2011 all’Ospedale Umberto I di Siracusa. Acquistate dall’Assessorato Regionale della Salute grazie ai Fondi Europei PO/FESR 2007/2013, l’installazione delle apparecchiature per la Risonanza magnetica nucleare ha permesso di superare un gap storico, che vedeva la provincia di Siracusa priva di questa Alta tecnologia nelle strutture pubbliche, e la recente installazione di quella di Avola, a servizio dei pazienti ricoverati nei presidi ospedalieri di Avola, Noto, Augusta e Lentini, ha consentito una drastica riduzione dei tempi di attesa, pari al 50%.

“La Risonanza magnetica – dice Giuseppe Capodieci, direttore del Dipartimento di Scienze Radiologiche dell’ASP di Siracusa – è una tecnica diagnostica particolarmente adatta all’esame dei tessuti molli, dei muscoli, del sistema nervoso, dei legamenti, degli organi interni e dei vasi sanguigni e fornisce importanti informazioni in campo traumatologico, oncologico, ortopedico e cardiologico. Quindi una macchina, che esegue un numero elevato di esami per un ampio ventaglio di patologie e di richieste.

Inoltre – continua Capodieci – abbiamo aperto il servizio di risonanza dell’ospedale di Avola anche ai pazienti esterni partendo da una tipologia di prestazioni, come quelle relative alle sezioni muscolo-scheletriche, che all’ospedale Umberto I registrava liste di attesa piuttosto lunghe. E dal mese di marzo sarà aperta agli ambulatoriali per tutte le prestazioni. Con la “Open Bore”, una risonanza di ultima generazione, cioè aperta ad alto campo, molto più ampia e meno profonda delle classiche risonanze e più rapida nei tempi di esecuzione, abbiamo velocizzato gli esami diagnostici, riducendo i tempi di attesa e risolvendo positivamente tutte quelle eventuali problematiche di tipo claustrofobico denunciate dai pazienti, mantenendo, nel contempo, sia una potenza elevata di risonanza (1,5 Tesla) che un’eccellente qualità delle immagini.

Capita non di rado – chiarisce Capodieci – che i pazienti rifiutino l’esame di risonanza per motivi di natura claustrofobica o che denuncino disagi per trovarsi in un ambiente chiuso e immobile, come quello tipico della risonanza classica. Accade, dunque – conclude Capodieci – che diversi pazienti sottoposti a risonanza non riescono a portare a termine l’esame. Con la Risonanza Magnetica “Open bore” anche queste particolari problematiche sono state fortemente contenute e limitate”.

Comunicato Stampa

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