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Sicilia, giornali: bando di Palazzo d’Orleans per “i soliti noti”

La redazione de IlModeratore condivide un articolo pubblicato sulla testata online SiciliaInformazioni in merito al bando della Presidenza della Regione a favore dell’informazione siciliana.

Palazzo d’Orleans generoso e puntuale: il Commissario dello Stato ha appena “cassato” due articoli della legge sull’editoria votata dall’Assemblea regionale, riducendo il provvedimento ad una mancia (centomila euro), e la Presidenza della Regione corre ai ripari, investendo una congrua somma nella comunicazione. E’ stato infatti pubblicato il bando della Presidenza della Regione a favore dell’informazione siciliana, proposto e poi ritirato in ottobre: risorse per un milione e 600 mila euro distribuiti nell’arco di un biennio. La parte del leone la fanno, naturalmente, gli editori dei cinque giornali cartacei per i quali è stata ritagliata la parte più sostanziosa, un milione e 320 mila euro. Duecentomila euro sono destinati ai giornali on line, ottantamila ai settimanali cartacei.

Il bando non ha ricevuto il battesimo della cronaca. I destinatari delle risorse hanno bucato la notizia che li ha fatti brindare a champagne o il bando non fa notizia? Pudore, forse. Con i Forconi in giro e i tagli che evirano servizi di prima necessità, c’è il rischio che qualcuno si arrabbi e chieda perché mai le imprese editoriali debbano godere di questo trattamento privilegiato e continuare a ricevere soldi pubblici, come in passato, senza soluzione di continuità.

Chiusa la succulenta partita dei bandi destinata ad amici ed amici degli amici, ormai sgamata dagli ispettori Ue, Procura della repubblica e Guardia di Finanza, era rimasto un vuoto incolmabile. Ma quando si chiude una porta, , come nel caso presente, si apre un portone.

Fatta qualche eccezione, di fatto saranno i soliti noti a prendersi i soldi pubblici. Con la differenza che fino a qualche anno fa c’era un furbissimo manager a imbandire la tavola, ricevendo ricche provvigioni (o tangenti?) ed ora è tutto scritto, nero su bianco, con i sacri crismi della legittimità amministrativa. Il bando equivale, infatti, a un contratto di servizio “allargato”. Le campagne pubblicitarie restano nelle mani della Regioni, si tagliano fuori i “creativi”, rendendo facile la vita a tutti. E’ come avere i soldi nel cassetto.

Un milione e 320 mila sono previsti per il Giornale di Sicilia, La Sicilia, La Gazzetta del Sud, La Repubblica e il Quotidiano di Sicilia. Il “lotto” prevede infatti che siano cinque i concorrenti, tanti quanti sono i giornali cartacei siciliani. Tirano così un sospiro di sollievo, tra gli altri, Mario Ciancio, Carlo de Benedetti e Antonio Ardizzone. Boccheggianti, a quanto pare.

Poi c’è il lotto (n.3) dedicato ai magazine settimanali, che in Sicilia sono tre, quanto i beneficiari: 80 mila euro, niente male, non sono bruscolini. Anche qui c’è la fotografia dei dei destinatari, con sede a Messina, Palermo e Catania.

Il secondo lotto è chiamato a sollevare le sorti dei giornali on line, a patto che abbiano tecnici alle loro dipendenze, oltre che giornalisti (la qualcosa restringe il campo vistosamente). Sono previsti dieci i beneficiari: altro scatto, non nitido, però. Potrebbe esserci bagarre dopo le prime quattro posizioni. Qui tornano in campo gli editori della carta stampata che dispongono dei giornali on line. Concorrono con l’informazione on line e vincono, rispetto al web duro e puro. Mancano radio ed emittenti televisive. Si provvederà con un altro bando o restano fuori? Mistero.

In cambio di che cosa l’editoria siciliana riceverà i quattrini dei contribuenti? Comunicazione pubblica, approfondimenti e forum, pagine para-pubblicitarie. Ogni volta che lo riterrà la Presidenza della Regione proporrà un tema, e i giornali saranno invitati a svilupparlo, un focus a pagamento.

Il cartaceo, ormai, non dovrebbe proporre altro che approfondimenti, visto che le notizie arrivano attraverso il web, la radio, la tv. E’ il loro mestiere l’approfondimento. Ma una cosa è entrare nella notizia di testa propria ed un’altra subire i suggerimenti delle istituzioni. Verso i quali, com’è noto, l’informazione siciliana è molto avara. Sempre di traverso. Non è così? Date un’occhiata e fatevi un’idea.

Comunque sia, la Regione vuole dire la sua e per farlo on ha altra scelta, tirare fuori i soldi.Che sono nostri, soldi dei contribuenti, è vero, ma anche gli approfondimenti sono nostri: affrontano temi di interesse pubblico, ci permettono di capire come va il mondo. E non ci sono soldi per pagarli quando ciò accade.

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