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Sicilia, Figuccia e Lo Giudice: “La data del voto? Una questione finanziaria”

vincenzo figuccia

(di redazione) PALERMO – “Dopo la danza di alcuni deputati sull’emendamento approvato la scorsa settimana che ha rinviato il voto per le elezioni di secondo livello, tornano a fare luce sulla questione politica i deputati Vincenzo Figuccia e Danilo Lo Giudice. Musumeci vorrebbe il voto a giugno, ma in realtà il problema come spiegano bene i due giovani parlamentari è di natura finanziaria.

“Sulle province il tema vero non è quando si vota. Rischiamo di accapigliarci su questioni di lana caprina. Il tema vero sono le competenze, le funzioni, la riforma organica che deve essere elaborata sulle province ma soprattutto le risorse che devono essere erogate – sono proprio le parole di Vincenzo Figuccia deputato all’Ars e leader del Movimento Cambiamo la Sicilia che prosegue – 150 milioni, l’abbiamo detto più volte, rappresentano un primo passo ma serve di più. Serve guardare all’intero importo dei 350 milioni di euro e serve prima ancora quindi di fissare la data, capire come salvare i servizi essenziali. Poco importa se la consultazione possa tenersi a ottobre, novembre, dicembre. Trovare soluzioni al tema della manutenzione delle strade, dell’assistenza scolastica ai disabili, capire con quali risorse garantire i servizi delle province che altrimenti rischiano il default senza il trasferimento delle somme alla Regione da parte dello Stato”.

“Per questo – prosegue Figuccia – chiediamo che venga calendarizzato il nostro ordine del giorno  che garantisce un impegno da parte del governo regionale a chiedere le risorse aggiuntive per salvare questi enti”.

Sul tema interviene anche il deputato Danilo Lo Giudice. “Mentre discutiamo se votare a ottobre, novembre piuttosto che ad aprile – dichiara il parlamentare – il problema reale sulle province è rappresentato dalle risorse finanziarie. Quello che l’accordo Stato-Regione che è attualmente in discussione a Roma, allo stato attuale prevede 150 milioni di cui 100 milioni saranno destinati alle
province, 50 milioni all’interno del bilancio della regione di cui non si capisce cosa se ne farà. Ma mi chiedo, di questi 100 milioni, quali saranno le province privilegiate ad essere salvate e chi deciderà se salvare Palermo piuttosto che Messina, Ragusa o Enna? Bisogna spostare l’attenzione su quello che è il tema vero. Se c’è questa volontà, allora è chiaro che l’impegno deve essere quello di prendere 350 milioni dalle risorse del fondo Fsc che probabilmente come è successo già in passato, nella loro complessità non potranno essere totalmente spese dalla Regione Siciliana e utilizzarle per qualcosa di serio considerando la funzione importante che questi enti intermedi svolgono all’interno del panorama istituzionale ma soprattutto alla luce dei numerosi e fondamentali investimenti in capo alle province determinanti per lo sviluppo del territorio”.

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