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Sicilia, dimissioni Bianchi: la solidarietà di Crocetta e l’attacco dei grillini

Luca Bianchi, assessore all’Economia della giunta Crocetta, getta la spugna, si dimette dalla sua carica per tornare “a quello che facevo prima”, allo Svimez (l’associazione per lo sviluppo del Mezzogiorno) dove era vice direttore. Lui non ci sta. Non ha più retto ai giochi dei partiti- “il tecnico deve fare il tecnico il politico deve fare quello per cui è stato votato”, sono state le sue parole un po’ piccate- che ieri all’Ars si sono trovati ancora una volta divisi su un importante provvedimento che riguarda il futuro delle imprese: il ddl Pagamenti debiti della Pubblica amministrazione.

Il documento presentato da Bianchi, dopo 8 mesi di lavorazione ed una lunga sequela di tavoli al Ministero, ha subìto lo stop del centrodestra e del M5S che hanno avuto via libera nel votare a favore della richiesta di sospensiva avanzata dalla Lista Musumeci, ricacciando in Commissione bilancio il mega mutuo da un miliardo di euro. Complice l’assenza della maggioranza in Aula che ha preferito partecipare alla riunione di Giunta a Palazzo d’Orleans, sul futuro assesto da dare al Governo che oggi, dopo le dimissioni di Bianchi, è più che mai prossimo a mutare non le semplici geometrie, ma gli assi cartesiani. I partiti, compresi quelli piccoli che sostengono il governo, non si accontenteranno di qualche poltrona, ma presenteranno prima delle Europee il conto, salato. Bianchi è rimasto solo, abbandonato anche dal suo partito, il Pd, come solo si è ritrovato pure ieri a Sala d’Ercole. Al momento della votazione non ha atteso di essere astro al tramonto, ha lasciato l’Aula abbandonando la sua “creatura”.

Alla conferenza stampa di oggi, organizzata a Palazzo d’Orleans, la tensione era alta. L’assessore, che in queste ore si appresta a presentare le “sue irrevocabili dimissioni” al presidente della Regione, era visibilmente turbato perché, come lui stesso ha sottolineato, “bloccare il ddl pagamenti avrà un impatto devastante, bisogna capirlo”. Ma non è stata solo questa la goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo.

“Si è rotto qualcosa- ha detto ai giornalisti- il clima complessivo ha messo in seria discussione il lavoro fatto. Penso anche all’ultima finanziaria, che rivendico. Quella impugnativa (da parte del Commissario dello Stato, ndr.) è molto contraddittoria e ci costringe a una manovra correttiva difficile. Abbiamo liberato 300 milioni per far fronte alle spese più urgenti. Ma devo dire che troppi hanno gioito, in maniera irresponsabile, per quella impugnativa. Quello è stato un punto di rottura di un percorso. Poi, è arrivato il dl pagamenti”. E qui si è rotto definitivamente il telefono. Bianchi ha poi spiegato come l’attuale Esecutivo sia riuscito ad evitare il default della Regione.

“Quando siamo arrivati c’era un disavanzo enorme, le imprese attendevano pagamenti da quattro anni, il rating era in picchiata, c’erano contenziosi miliardari in corso. E questo ci stava creando non pochi problemi ai tavoli nazionali. Ma poi, siamo riusciti a dimostrare di aver ridotto il disavanzo strutturale di un miliardo – prosegue il tecnico prestato alla politica- attraverso un’opera di risanamento vero, magari attraverso meno convegni sulla spending review e tramite interventi concreti. Il governo nazionale pensa di ridurlo di 3 miliardi l’anno, la sola Sicilia lo farà di un miliardo”.

Come dire che la Regione per la prima volta ha fatto bene i compiti. Forse, solo benino, perché qualche taglio in più, ad esempio nelle partecipate della Regione, avrebbe giovato alle depauperate casse regionali e alle tasche dei cittadini. “Cno, la sola Sicilia lo farà di un miliardo di euro. In questa regione abbiamo operato un taglio di circa un miliardo di spesa – spiega ancora- senza toccare i finanziamenti sul sociale e tagliando sugli sprechi. Abbiamo ridotto del 45% le spese di funzionamento, abbiamo risparmiato sui Forestali, abbiamo abolito la Tabella H, tanto cara ai media”. Il suo lungo monologo termina con un saluto ed un ringraziamento a Crocetta, all’amministrazione ed ai capigruppo dei partiti della maggioranza che “si sono comportati con senso di responsabilità”.

Il governatore della Sicilia non era presente in Sala Alessi, ma ha diffuso una nota in cui esprime “grande apprezzamento per l’uomo ed assessore”, ma accetterà le sue dimissioni, nonostante abbia più volte ribadito che “squadra che vince non si cambia”. Ma lui deve rispondere alla politica ed ai partiti che gli “tirano la giacca”. Crocetta dice di “aver lavorato fianco a fianco in questi mesi con Luca Bianchi e abbiamo fatto un grande lavoro per salvare Sicilia e difendere il popolo siciliano: abbiamo fatto uscire la Sicilia da un rischio default che era certo e annunciato, ridotto la spesa senza fare macelleria sociale. I dati che l’assessore ha illustrato, mostrano chiaramente che le nostre non sono state riforme annunciate, abbiamo persino operato vere riforme strutturali attraverso l’azione amministrativa concreta e non solo con le leggi, ma laddove le previsioni legislative lo hanno consentito, con un’azione instancabile”.

Poi un riconoscimento all’impegno del tecnico. “La Sicilia perde un professionista di grande valore e un politico vero, che non ha mai guardato solo ai conti ma ai riflessi che tali conti avevano sulla vita sociale, economica e culturale”. Quindi alza i toni, ma omettendo di indicare i responsabili, un’assoluta novità per lui. “Ci sono responsabilità per tali dimissioni? Ciascuno faccia un esame di coscienza e si chieda fino a che punto ha tentato di ostacolare un processo di rinnovamento irrinunciabile e sino a che punto non abbia manifestato, quando era necessario, l’obbligatoria solidarietà. Bianchi ha subìto attacchi anche personali non accettabili, non posso che essere solidale nei confronti delle scelte che ha fatto e che farà, ringraziandolo a nome dei siciliani. La politica siciliana si chieda seriamente se non sia necessario modificare il passo contribuendo concretamente all’azione del governo, invece di ostacolare chi cerca di cambiare le cose. Un fuoco di sbarramento inaccettabile, dietro il quale spesso si sono nascosti i gruppi di potere di sempre, l’organizzazione strutturale rivolta a una rapace e sistemica aggressione della spesa pubblica, combattuta da Bianchi e che sarà azione centrale del mio governo”.

Di quale, sarà tutta da vedere nei prossimi giorni. Intanto fioccano le solidarietà dei partiti e dei sindacati, in primis della Cisl. “Le dimissioni di Luca Bianchi devono riportare tutti a riflettere sulle effettive esigenze dei siciliani. Il lavoro svolto con serietà e determinazione dall’assessore Bianchi ha consentito alla Sicilia di riprendersi un ruolo nello scenario nazionale, grazie all’impressionante risanamento dei conti della Regione, circa 1 miliardo di risparmi solo nel 2013 e lo smaltimento di debiti pregressi per 600 milioni di euro. Un’opera che nessuno credeva possibile”. E’ il commento dei deputati di Articolo 4 all’Ars.

Quindi pure Giovanni Di Giacinto, capogruppo del Megafono ha voluto dire la sua. “L’assessore Luca Bianchi ha potuto contare in ogni momento del suo mandato sulla vicinanza del gruppo del Megafono. A Bianchi oggi esprimo la solidarietà e la stima di tutti i nostri parlamentari. La Sicilia, con le sue dimissioni, perde un professionista”. Esultano, invece, i grillini che in un comunicato di fuoco tornano ad invocare le dimissioni di un “esecutivo fallimentare, ricco di proclami, ma povero di fatti. Ora vada a casa pure Crocetta- dichiarano- è fallita la linea economica di un governo, ora completamente senza bussola e pronto a brancolare nel buio. Crocetta ora può solo dimettersi. Le rivoluzioni annunciate da Crocetta – affermano i deputati a sala d’Ercole – non hanno partorito nemmeno il classico topolino, anzi, il governo si accinge a spegnere il lume della speranza per i prossimi lustri, pianificando un mutuo che paralizzerà l’economia dell’isola per i prossimi trent’anni. La retromarcia di Bianchi, che segue la batosta del commissario dello Stato sulla Finanziaria, è una nuova bocciatura senza appello. Non tenerne conto sarebbe uno schiaffo, l’ennesimo, ai siciliani, che aspettano provvedimenti veri per tenere in piedi le imprese e i bilanci familiari”.

Per il Movimento 5 stelle, il fallimento di Crocetta è anche il fallimento di una maggioranza impalpabile e, soprattutto, di un Pd che per stessa ammissione di Bianchi ha seguito il governo con intermittenza, ma che balza puntualmente agli onori della cronaca per episodi censurabili. Come dimostra il freschissimo caso Genovese. “La richiesta di rinvio a giudizio di Genovese – sostengono i parlamentari – è la lapalissiana testimonianza, ove ce ne fosse ancora bisogno, di un sistema della Formazione da ripensare in toto”. Per l’emanazione del piano formativo della Formazione relativo agli anni 2014 e 2015 il gruppo parlamentare all’Ars ha intanto presentato una mozione che vede come prima firmataria Valentina Zafarana.

E a Genovese, intanto, i deputati chiedono un ulteriore passo indietro: “L’autospensione annunciata non basta, deve dimettersi”.

Marina Pupella

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