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Sicilia, ddl “ammazzasanatorie” all’Ars. “Bisogna fare in fretta”

Il pericolo sanatoria  selvaggia sbarca all’Ars e cambia il calendario dei lavori della commissione Ambiente, che martedì tratterà il disegno di legge numero 696, presentato di gran carriera dal Movimento 5 Stelle per sbarrare la strada  al riesame di migliaia di pratiche relative ad abusi edilizi commessi in Sicilia.

“Ho avuto – dice Trizzino,  presidente della quarta commissione di palazzo dei Normanni – via libera dal presidente  Ardizzone. Se il ddl dovesse essere approvato potrebbe approdare prestissimo in aula. Bisogna fare in fretta, il rischio è infatti che altri Comuni seguano l’esempio di Palermo e diano il via libera al riesame di migliaia di pratiche, che, alla luce di una discutibile interpretazione di un parere del Cga, potrebbe stravolgere il volto dell’isola e sanare abusi ovunque”.

Il disegno di legge  che  la settimana prossima finirà sui tavoli dei commissari dell’Ars è di pochi articoli, ma  dovrebbe servire a sgombrare il campo da qualsiasi ambiguità interpretativa, allontanando una volta e per tutte il pericolo di colpi di spugna sugli abusi edilizi in Sicilia. Non per nulla Trizzino lo ha definito semplicisticamente  “ammazzasanatorie”.

“La legge – afferma Trizzino – servirà a rimetterci in linea con quanto previsto dalla normativa nazionale e con quanto ribadito da una  sentenza della  Corte di Cassazione del 2009, che escludeva da sanatoria tutti quegli immobili costruiti ex novo, non solo nelle aree in cui insiste un vincolo di inedificabilità assoluta, ma anche in quelle aree in cui grava un vincolo di inedificabilità relativa. La pronuncia dei giudici cassazionisti ha inoltre precisato che  per queste ultime gli unici interventi sanabili  sono quelli edilizi di minore rilevanza, quali il restauro, il risanamento conservativo e la manutenzione straordinaria”.

Il parere del Cga, che è stato recepito nei giorni scorsi da un ordine del giorno votato senza discussione e in tutta fretta dal consiglio comunale di Palermo,  è il risultato del ricorso di un privato al presidente della Regione, che ribalta la normativa vigente  a livello nazionale  e “apre” una maglia nella quale potrebbero infilarsi numerosi abusi.

“Si tratta di un parere- spiega Trizzino – che non  ha carattere vincolante. Affermare che c’è un obbligo di recepimento da parte dei Comuni è una falsità.E’ stato detto dai sostenitori del parere, che la questione afferisce a mera disquisizione di carattere amministrativo, per la quale non è necessaria alcuna ingerenza della politica. Non è affatto così. Lo stesso CGA nel parere sposta la questione sotto il profilo della potestà legislativa, affermando che è il legislatore regionale (e dunque la politica) a decidere se e come ampliare le fattispecie previste dall’ultimo condono. Pertanto Crocetta chiarisca una volta e per sempre da che lato vuole stare: se a difesa del territorio siciliano o dello snellimento delle pratiche di condono”

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