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Sicilia, a chi non piace abolire le province?

Rosario Crocetta. Foto Internet

Questa sera la giunta regionale siciliana, capeggiata dal presidente Rosario Crocetta, si riunirà per varare l’abolizione delle Province. La decisione arriva in seguito alle tensioni con il gruppo dei parlamentari del Movimento 5 Stelle che proponevano l’annullamento della tornata elettorale a favore dell’abolizione delle province.

Infatti sabato il portavoce del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, dichiarava: “Stop alle Province, inutili stipendifici”.

L’annuncio dell’abolizione delle province proviene dallo stesso Crocetta che ieri pomeriggio dagli studi televisivi dell’Arena di Massimo Giletti rilanciava: “Domani aboliremo le Province. La Giunta approverà una proposta di legge, saremo la prima regione d’Italia che le abolirà per fare i liberi consorzi di Comuni”.

Quindi la proposta di legge per abolire da subito le nove province dell’isola troverà il consenso all’Ars dei parlamentari del M5S. C’è da dire che le nove province siciliane (Palermo, Catania, Messina, Ragusa, Siracusa, Enna, Caltanissetta, Agrigento e Trapani) costano 700 milioni di euro all’anno.

Ma sulla riforma delle Province si levano opinioni contrarie. Ad esempio secondo Giovanni Avanti, presidente della Provincia regionale di Palermo e dell’Unione regionale delle Province siciliane, «Crocetta è davvero un campione di coerenza: prima l’annuncio del mantenimento, e anzi, del potenziamento delle Province. Poi l’anticipo del voto ad aprile e quindi successivamente a maggio. Poi il rinvio del voto per procedere alla riforma e adesso l’abolizione.

Molte idee ma confuse, anche perché vorrei ricordare a Crocetta che i liberi consorzi dei comuni ai quali lui fa riferimento già esistono e non sono altro che le attuali Province regionali così come definite dalla legge 9 del 1986 e alle quali i comuni siciliani hanno aderito con delibera dei rispettivi consigli comunali».

Avanti conclude: «Siamo di fronte ad una manovra puramente demagogica che ha tutto il sapore dei vecchi sistemi della peggiore politica del passato, finalizzata solo alla gestione del potere».

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