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Siamo prevenuti sulla prevenzione?

Vaccino. Foto Internet

L’ISPO, l’istituto di ricerca diretto da Renato Mannheimer, ha realizzato un’indagine con lo scopo di valutare gli effetti sui comportamenti della popolazione in seguito ai recenti blocchi o ritiri dei vaccini anti-influenzali prodotti da Crucell e da Novartis, rivelatesi contaminate.

Il sondaggio è stato condotto per conto di Tell Me, un progetto finanziato dalla Commissione Europea con l’obbiettivo di «insegnare a comunicare» durante le epidemie influenzali.

Nonostante una recente ricerca, firmata da studiosi canadesi e presentata al Canadian Cardiovascular Congress di Toronto, affermi che il vaccino anti-influenzale riduce il rischio di morte per eventi cardiovascolari come infarti e ictus, complessivamente rimane alta la percentuale di diffidenti.

L’indagine ha evidenziato che i più dubbiosi riguardo l’utilità o alla sicurezza del vaccino sono i giovani, mentre i fedeli alla vaccinazione è per quasi la metà composta da anziani e pensionati.

È emerso, inoltre, che il 5 per cento ha dichiarato nettamente di aver deciso di non vaccinarsi dopo aver appreso le notizie in questione.
In totale, quindi, quasi un italiano su cinque (il 19%) ha cambiato idea sul vaccino anti-influenzale, ma queste percentuali potrebbero aumentare considerando il periodo in cui è stato condotto il sondaggio: dopo il caso Crucell, prima di quello Novartis.

«Siamo davanti ad un fallimento comunicativo» commenta il comitato scientifico di Tell Me, definendo la comunicazione di questi dati troppo allarmistica da parte dei media e troppo rassicurante e poco trasparente quella delle autorità sanitarie, con la conseguenza di determinare lo scetticismo della popolazione.

Noemi Cusano

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