Cronaca

Si scatenano le polemiche sull’intervista al figlio di Preiti: interviene l’Odg

Foto internet

(Anche) questa volta si è oltrepassato il limite. Un fatto di cronaca molto grave come quello avvenuto domenica (parliamo ovviamente della sparatoria davanti Palazzo Chigi) deve essere raccontato agli spettatori nei dettagli, in quanto è giusto che si sappia cosa è successo, il perché, eccetera, eccetera, eccetera. Esiste però un confine molto sottile che viene spesso, volontariamente o involontariamente, varcato. E questo è uno dei casi: pur di andare a fondo alla notizia, molti giornalisti hanno avuto, dopo la ex moglie dell’attentatore, la “delicatezza” di intervistare il figlio di soli 11 anni e mandarla in onda sin dalla mattinata di ieri. Tutto per avere uno scoop.

La rete ha già reso nota la propria rabbia con l’hashtag#lasciateloinpace, mentre l’Ordine dei Giornalisti interviene dichiarando uno stato di “palese violazione” delle regole deontologiche, ricordando quanto specificato dalla Carta di Treviso in materia di rapporti dei media con i minori e richiedendo di aprire tutti i  fascicoli disciplinari necessari a carico di quanti hanno promosso, realizzato e trasmesso l’intervista incriminata.

In particolare il Presidente dell’Ong Enzo Iacopino commenta così la vicenda: “C’è bisogno di recuperare umanità e di consentire ad un giovane di 11 anni, terza vittima dell’agguato davanti a Palazzo Chigi, di non subire ulteriori danni. Questa ricerca del particolare estremo ad ogni costo e questa voglia di sensazionalismo non aggiungono alcun elemento utile alla ricerca delle ragioni che hanno provocato una tragedia dalle dimensioni ancor non ben definite. I colleghi hanno obblighi deontologici e dovrebbero ricordare quanto prescrive la Carta di Treviso”.

Va giù pesante con le dichiarazioni anche Bruno Tucci, Presidente Ong della Regione Lazio, che dichiara: “A parte il fatto che non so che cosa possa dire di così importante un bambino di 11 anni sulla tragica vicenda che ha visto protagonista il padre; ci sono regole ben precise che ogni giornalista deve ricordare quando si accinge a scrivere un articolo o ad intervistare una persona. La Carta di Treviso è una ‘legge di autoregolamentazione’ che noi stessi ci siamo dati per proteggere i minori, quindi violarla è doppiamente grave visto che l’abbiamo voluta e ne difendiamo con forza la paternità. Non dimentichiamolo mai – conclude – anche se dobbiamo rinunciare ad una esclusiva, che nel caso specifico non c’era assolutamente”.

Finito qui? Macché. Rilascia ulteriori dichiarazioni anche il Garante dell’Infanzia Vincenzo Spadafora, che reputa inaccettabile tutto ciò, mentre il Telefono Azzurro è rimasto impietrito alla visione dell’intervista.

Di sicuro questa vicenda avrà dei risvolti molto forti; non si chiude certo qui. È solo all’inizio.

Tags
Moltra altro

Articoli Correlati

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.