Cronaca

Sequestro Calevo, è caccia ai due complici albanesi

Andrea Calevo, foto internet

E’ caccia aperta ai due complici albanesi che avrebbero concretamente partecipato al sequestro Calevo: questi gli aggiornamenti delle ultime ore, alla luce delle indagini e di quanto emerso dagli interrogatori di oggi.

Al momento sul banco degli indagati, l’imprenditore 70enne Pierluigi Destri, “mente” del sequestro, e il nipote Davide Bandoni, 23 anni, entrambi coinvolti nella seconda fase del sequestro: essi si sarebbero infatti occupati di gestire l’ostaggio nella villetta di Sarzana, di proprietà di Destri. Indagati anche altri due albanesi, Fabjon Vila e Simon Halilaj: quest’ultimo risulta essere parte attiva del sequestro, avendo portato via Andrea Calevo dalla villa di Lerici durante la notte del 16 dicembre.

Pare che la banda di rapinatori, ed in seguito sequestratori, fosse però composta da altri due albanesi, al momento ricercati dalla polizia.

A dare manforte al lavoro degli investigatori sarà l’analisi delle due armi trovate in una nicchia adiacente allo scantinato della villa di Destri, dove Andrea Calevo è stato recluso per 15 giorni. Si tratta di una pistola, una Glock giocattolo modificata per sparare proiettili veri, ed un fucile a canne mozze; esse potrebbero essere state utilizzate nel corso della rapina e per questo sono al momento nelle mani dei Ris di Parma, alla ricerca di eventuali impronte.

Intanto il giovane Calevo ha fatto ritorno a lavoro, alla ricerca di un “senso di normalità” ormai perso da più di due settimane. Oggi gli indagati sono invece stati sottoposti all’interrogatorio di convalida del fermo.

Mentre Destri, il nipote Bandoni e Vila si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, Simon Halilaj ha invece deciso di collaborare con gli inquirenti: l’albanese ha infatti ammesso di aver prelevato il rampollo di casa Calevo insieme ad altri due complici connazionali.

Il Gip di La Spezia, Marta Perazzo, ha così disposto la convalida dell’arresto dei quattro indagati “per la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza” e per il pericolo di fuga. Inoltre la Perazzo ha convalidato la custodia cautelare in carcere per evitare che gli indagati, una volta rilasciati, inquinassero le prove. Trasmessi gli atti al tribunale di Genova, il Gip distrettuale dovrà confermare entro 20 giorni la decisione della Perazzo.

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