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Se Grillo aiutasse i partiti?

E’ leader di un movimento che tra pochi giorni entrerà ufficialmente nella storia della Repubblica. Il suo simbolo propone un messaggio di qualità e di vendetta. Gli italiani lo hanno già segnato tante volte e si apprestano a rifarlo in massa. Nell’attesa, noncuranti del maltempo, hanno affollato le piazze e sfidato la partitocrazia, alla quale potrebbero anche fare un favore.

Gli addetti ai lavori ne sono certi: il Movimento 5 Stelle è la nuova forza politica italiana e molto probabilmente avrà potere di vita, o di morte, sul prossimo Governo.
Beppe Grillo ne è consapevole e lo dice ad alta voce: «faremo saltare il banco. Se non è adesso, sarà tra un anno». Ai suoi sostenitori evidentemente non dispiace, anche se il successo potrebbe comportare l’ingovernabilità del Paese e il ricorso a nuove consultazioni

Gli avversari lo temono e, in campagna elettorale, non hanno usato mezzi termini per arginare l’emorragia di consensi.
Berlusconi lo ha definito «un istrione», precisando che «chi vota lui vota Bersani», mentre il segretario del Pd, per marcare la distanza dal comico genovese, ha puntato sul fattore economico, dichiarando: «sono figlio di un meccanico, non sono un miliardario».
Monti, invece, ha preferito strizzare l’occhio all’elettorato grillino che, a suo dire, «esprime la stessa insofferenza per la politica tradizionale».

Ma perché un comico riscuote tanto successo? E che effetti avrà sul sistema politico italiano?

A stimolare la riflessione è lo stesso Grillo, che dal palco romano di piazza San Giovanni ha lanciato l’avvertimento: «per voi è finita. Inizia una nuova era. Arrendetevi». Destinatarie del messaggio le élites di partito, le cosiddette classi dirigenti, composte da donne e uomini che hanno trascorso troppo tempo nei palazzi del potere, trascurando le esigenze del territorio e coloro i quali lo vivono quotidianamente.

In effetti, parecchi italiani si dichiarano stufi della vecchia politica e vorrebbero darle il ben servito. A quanto pare, anche gli amministratori locali hanno il dente avvelenato. Da una parta all’altra dello schieramento non sono pochi quelli che accusano i big di miopia, scarso coinvolgimento e assenza di rinnovamento. In pratica, chi auspicava chiari segnali di discontinuità si è ritrovato dinanzi ai soliti metodi, ai soliti slogan e ai soliti nomi.

Tuttavia, se il Movimento 5 Stelle aprirà il Parlamento «come una scatoletta di tonno», l’inadeguatezza del sistema partitico sarà manifesta e con essa la fine della Seconda Repubblica.
A quel punto, qualcuno dovrà occuparsi della ricostruzione, ridefinendo dal basso il circuito della rappresentanza, valorizzando l’esperienza, la competenza, la capacità di mediazione e la rappresentatività, misurata con le preferenze.

In uno scenario di questo tipo, per il bene di tutti, non potrà esserci spazio per i neofiti avulsi dal contesto, né per l’improvvisazione o il riciclaggio politico. Dunque, per un vero ricambio generazionale, si dovrà fare ricorso alle scuole tradizionali. Quegli spazi che l’ottavo presidente della Repubblica (Francesco Cossiga, ndr), da buon intenditore degli arcana della politica e dell’umana natura, definì «palestre dove i politici possano far pratica prima di essere catapultati nella vita pubblica e assumere alte responsabilità».
In sintesi: partiti, sindacati e associazioni.

Se le cose andassero in questo modo, chi oggi critica Beppe Grillo domani potrebbe ringraziarlo.

Alessandro Arcobasso

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3 commenti

  1. Di imprese epiche ( M5S) l’uomo fa fatto la storia , nella scuola si è amplificato il concetto leggionario….ma nella vita di questa società siamo stanchi di flop post impresa…

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