Cronaca

“Se Allah vuole così sia”: commenta così il trafficante di uomini

“Inshallah!”, “se Allah vuole così sia”. Commentava così il trafficante etiope Ghermay Ermias al telefono con i suoi complici il drammatico esito dello sbarco del 3 ottobre 2013, quando 366 migranti persero la vita prima di riuscire a mettersi in salvo raggiungendo le coste dell’Isola di Lampedusa.

Ermias è la figura centrale dell’inchiesta sulla banda internazionale di trafficanti di uomini duramente colpita nella notte, ritenuto tra i più importanti trafficanti di immigrati che operano sulla cosiddetta “rotta libica” e gestiscono la rotta terrestre, in alcune occasioni “comprando” da altre bande criminali gruppi di africani tenuti sotto sequestro e diretti in Italia. Le sue parole appaiono in tutta la loro drammaticità alla luce della nuova ecatombe di ieri. Il capo dell’organizzazione criminale che pianificava il traffico di
essere umani tra l’Africa e l’Europa era già stato individuato diversi mesi fa ed era coinvolto nell’operazione “Glauco”. Dalle intercettazioni dell’operazione precedente era emerso che una carretta del mare stipata di ”disperati” poteva fruttare all’organizzazione criminale anche 1 milione di euro.

Ogni migrante paga una cifra tra i 3000 e i 3600 dollari per attraversare il Mediterraneo. Il barcone naufragato ieri potrebbe aver fruttato, dunque,m all’organizzazione, una cifra variabile fra i 2 milioni e mezzo e i 3 milioni di euro.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi e dall’aggiunto Maurizio Scalia, ha portato a scoprire anche una cellula della stessa organizzazione criminale, complementare a quella che agisce in Africa, composta da eritrei che vivono nelle province di Palermo, Agrigento, Catania e Milano.

Cristina Monti

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