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SCUOLA – Regionalizzazione, scontro Lega – M5S sulla scuola: ci sono seri profili di incostituzionalità

(di redazione) Ora si può dire con piena certezza: sulla regionalizzazione non c’è accordo, nemmeno nel Governo. A creare maggiore disturbo alla realizzazione dell’autonomia differenziata, su cui la Lega punta forte, è il Movimento 5 Stelle: il dissidio è emerso, nella sua interezza, nell’ultimo confronto di Palazzo Chigi, svolto lunedì 8 luglio. Per i “grillini” non hanno motivo di esistere né le assunzioni dirette dei docenti né i concorsi regionali, perché, “il rischio è di recar danno alle Regioni istituendo scuole di serie A, B e C”. Anche perché, hanno giustamente ricordato, la Consulta si è già espressa negativamente.

Marcello Pacifico (Anief): “La posizione del M5S è ineccepibile. Certamente, qualora l’azione politica dei prossimi giorni dell’altro partito di Governo, la Lega, dovesse far venire meno l’attuale corretta opposizione, sarà il nostro sindacato a sollevare la questione di legittimità. Prima raccogliendo le firme per realizzare un referendum abrogativo, poi mettendo a disposizione dei presidenti delle regioni non coinvolte nel processo, se non come parte ‘lesa’, il nostro ufficio legale per impugnare la norma presso sempre la Corte Costituzionale. La quale sembra già avere le idee molto chiare”.

Il M5S si sta mettendo di traverso nell’ approvazione del disegno di legge leghista sulla regionalizzazione della scuola. A porre seri problemi sull’ approvazione dell’autonomia differenziata sarebbe soprattutto “l’articolo 12 dello schema della riforma, dedicato all’assunzione diretta dei docenti e ai concorsi regionali. Punto, quest’ultimo, che non vede d’accordo il M5S, in quanto il rischio è di recar danno alle Regioni istituendo scuole di serie A, B e C con la possibilità di incappare inoltre nell’incostituzionalità della norma”. Il vertice è stato riconvocato per giovedì prossimo, alle 8.30, preludio del Consiglio dei ministri. In quell’ occasione i ministri leghisti torneranno all’attacco.

“Reputiamo molto difficile che l’attuale posizione fortemente contraria alla regionalizzazione del Movimento 5 Stelle possa ribaltarsi – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – perché nell’ ultimo confronto tra i ministri è emerso quello che noi sosteniamo da tempo: nella regionalizzazione c’è un alto profilo di incostituzionalità e di gestione discriminante delle risorse pubbliche destinate all’ istruzione. E prima ancora nella gestione del personale e del reclutamento. Come anche indicato qualche giorno fa al premier Giuseppe Conte dagli esperti di Palazzo Chigi”.

Lo stesso Movimento 5 Stelle ha citato la chiara incostituzionalità del principio dell’assunzione diretta dei docenti perché, su una richiesta già espressa in passato dalla Lombardia, la Corte Costituzionale con la sentenza 76/2013, controfirmata dall’allora giudice Sergio Mattarella, oggi Presidente della Repubblica, disse che non se ne sarebbe parlato proprio perché il testo confliggeva con la madre di tutte le leggi italiane.

“E quella sentenza – commenta ancora Marcello Pacifico – non era nemmeno un fulmine a ciel sereno, se solo si pensa che è stata replicata di recente in Trentino, con un’altra posizione contraria della Consulta, la n. 107/2018 sulla Regione Veneto, e pure con la n. 6/2017 sulla Legge Trento, precedute da altre dello stesso stampo: la 242/2011 e 5/2006”.

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