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Scompare Dave Brubeck, compositore-genio del jazz

Brubeck, foto internet

Il jazz perde un altro maestro. Si è spento ieri a 91 anni Dave Brubeck, pianista e compositore celebre per aver composto pezzi leggendari come la famosissima Take Five e Blue Rondo a la Turk. Avrebbe compiuto 91 anni il prossimo 6 dicembre.
Il musicista è morto al Norwalk Hospital, in Connecticut, a causa di un arresto cardiaco.

La sua carriera di musicista fu frutto del suo amore per la musica e del suo talento. Aveva problemi di vista, e proprio per questo pensava di abbandonare il conservatorio, che riuscì ugualmente a completare, con l’impegno di non insegnare pianoforte.
Il jazz, per il giovane Dave, però era il sangue che scorreva nelle vene, che portava la vita e l’arte ad essere una cosa sola, era la musica dei giovani hipster, degli studenti universitari, di una generazione che all’alba degli anni Cinquanta cercava sonorità che fossero in grado di rappresentare il nuovo mondo che stava emergendo.

E proprio questo mondo lui cercò di coinvolgere con la sua musica, e le invenzioni del suo “Quartet”. La formazione originale era composta anche da Paul Desmond, sassofonista che aveva conosciuto sotto le armi.
La band, fondendo il jazz con armonie e ritmi complessi e raffinati, conobbe un immediato e grandissimo successo, che portò Brubeck a conquistare, nel 1954, la copertina di Time, secondo musicista jazz ad avere questo onore (il primo era stato Armstrong nel ’49).
Con l’arrivo di Joe Morello e di Eugene Wright il quartetto trova il suo perfetto equilibrio e nel 1959 la band registra “Time Out”, l’album che contiene i sopra citati brani.

L’album diventa il capolavoro della sua carriera.

La definizione del suo jazz è stata più volte tracciata da esperti e siti sul tema: “il suo stile diventa, assieme a quello di altri musicisti contemporanei (il west coast jazz), estremamente di moda, influenzando una intera generazione di compositori e solisti. Affabile, gentile, elegantissimo, Brubeck ha continuato negli anni seguenti a mescolare suoni e stili differenti, il suo marchio di fabbrica è rimasto quello, personalissimo, dell’amore per i tempi dispari, sui quali sono basate alcune delle sue composizioni più celebri.”

Brubeck si è sempre detto fortunato per essere cresciuto in un periodo fertile per la musica jazz: “Sono stato fortunato, è vero, nel mio studio ho una foto con Charles Mingus, Miles Davis, Cab Calloway, Billie Holiday, Louis Armstrong, Benny Goodman, Count Basie e io sono l’unico ancora vivo. Ellington fu il primo che mi venne a sentire a San Francisco e mi spinse a trasferirmi a New York. Siamo rimasti amici fino all’ultimo. Parlavamo di musica e di impresari disonesti. Con Charlie Parker abbiamo fatto un tour in California nel 1953, credo. Con lui c’era il giovane Chet Baker. Mi ricordo che Bird stravedeva per Igor Stravinsky”

Fabio Butera

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