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Scandalo Regione Lazio, il Pd si mobilita. Con due anni di ritardo…

 

La governatrice del Lazio Renata Polverini

Renata Polverini rimane in sella. La governatrice del Lazio, che all’inizio di questa settimana era stata sul punto di rimettere il suo mandato in seguito allo scandalo-Fiorito, giovedì sera ha annunciato che la “svolta” da lei chiesta al consiglio regionale è stata effettuata e quindi non ha più motivo di levare le tende.

All’unanimità la Pisana ha accolto la previsione di tagli per 20 milioni entro il 2013 e per 28 l’anno successivo e tanto è bastato perché nulla cambiasse.
 Ma all’opposizione, rappresentata in gran parte dal Partito Democratico, la decisione non va affatto bene tanto che nella giornata di sabato Enrico Gasbarra, deputato e segretario dei democratici nel Lazio dal febbraio scorso, appoggiato dal capogruppo in Regione Esterino Montino e da Enzo Foschi, vicepresidente della commissione sport, cultura e spettacolo, ha lanciato una mobilitazione generale nel partito affinché la giunta cada e il consiglio venga sciolto, andando così a nuove elezioni.
 I due strumenti in mano al Pd sono quelli delle dimissioni di massa da parte dei 14 consiglieri democratici e l’approvazione della mozione di sfiducia in via di ultimazione.

“Bisogna riavvicinare questa istituzione al suo popolo – ha dichiarato Gasbarra – e per farlo necessitiamo di innescare un vero e proprio elettroshock”. Ampi consensi nelle fila del Pd.

Viene però da sorridere, ascoltando queste roboanti dichiarazioni che sanno già di campagna elettorale (Gasbarra sarebbe il candidato numero uno in caso di ritorno alle urne questa primavera), andando a leggere di quanto sono aumentati i gettiti di denaro pubblico a favore dei gruppi consiliari dal 2010 ad oggi “per rapporti eletti-elettori” e per “un buon funzionamento dei gruppi”: si è passati da 1 a 14 milioni in due anni.

Una mostruosità, una moltiplicazione indisturbata da cui hanno tratto beneficio tutti i 71 consiglieri della Regione Lazio (anche se qualcuno, soprattutto tra i Radicali, lo ha sempre denunciato). 
Insomma, questo “elettroshock” sbandierato dal Pd laziale arriva solo dopo che la Finanza ha scoperchiato le nefandezze di Franco Fiorito e dei suoi “amici”. Come se un mese fa, un anno fa, due anni fa fosse normale affondare entrambe le mani nei soldi pubblici per rimpinguare le casse svuotate da campagne elettorali faraoniche.

Non è meno grave, d’altronde, l’atteggiamento di Renata Polverini: fiera dei tagli ottenuti (ma i vitalizi e gli stipendi esagerati rimangono intoccabili), dimentica che da fresca presidente ha avallato la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Un’operazione che non ha nulla di miracoloso, purtroppo.

Valerio Valeri

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