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Scandalo Lazio, la Polverini si è dimessa

La governatrice Renata Polverini

Ci ha messo un po’, ha tergiversato, ha sperato che il voto unanime ai tagli imposti per fare bella figura con gli elettori schifati servisse a qualcosa. Ma alla fine non ha retto e s’è dimessa: Renata Polverini formalmente da ieri, ufficialmente da oggi lunedì 24 settembre ha rimesso il suo incarico di governatrice del Lazio e idealmente azzerato la giunta, consegnando il Lazio alle urne dopo due anni di legislatura.

È dal governo di Francesco Storace, attuale leader de La Destra, durato i canonici 5 anni, che non si riesce a portare a termine una legislatura. Piero Marrazzo, infatti, nell’ottobre del 2009 dopo 4 anni di presidenza prima si autosospese e poi si dimise in seguito allo scandalo sessuale che lo travolse: il giornalista, vincitore delle elezioni con L’Unione, venne ricattato da quattro carabinieri con un video che lo raffigurava in atteggiamenti equivoci con una prostituta transessuale in un appartamento di via Gradoli, zona nord di Roma.

Non il sesso, ma l’avidità dietro questo secondo uragano che riduce l’avventura di Renata Polverini, ex sindacalista Ugl, ad una caotica parentesi. “Tutto ciò nasce da una faida interna al Pdl – ha dichiarato con amarezza in conferenza stampa l’ormai ex governatrice – che ha portato nel consiglio un dibattito del partito. Finalmente mi sento libera, ero come in gabbia. E da domani comincio a raccontare delle ostriche e dello champagne, perché questa roba girava anche nella passata amministrazione”.

Insomma, in perfetto stile Fiorito, anche la battagliera sindacalista prestata alla politica annuncia ritorsioni e conserva buone parole anche per l’opposizione. “Hanno bluffato – dice – perché oggi avrebbero potuto presentare le dimissioni tanto annunciate, e invece non l’hanno fatto”. Frecciata a Pd, Idv e SeL che avevano lanciato le dimissioni di massa e una fiaccolata contro la governatrice. 
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il definitivo dileguarsi del gruppo consiliare Udc, che dapprima s’era espresso favorevolmente ad una permanenza dell’attuale giunta, ma in seguito alle dichiarazioni di Pier Ferdinando Casini, che auspicava il voto, ha levato le tende, facendo definitivamente venir meno i numeri al consiglio.

Adesso, sbrigàti i tempi tecnici per lo scioglimento degli organi collegiali, inizierà il “bello”. Il Partito Democratico sembra avere già il suo candidato, ovvero il segretario regionale ed ex presidente della Provincia di Roma, Enrico Gasbarra. Nel Partito della Libertà il discorso è un po’ più ingarbugliato: da settimane si rincorrono le voci di un’imminente scissione degli ex An, guidata da Giorgia Meloni, Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri a livello nazionale. Fabrizio Santori, consigliere comunale degli azzurri, ha lanciato le Primarie per la candidatura a sindaco di Roma. Che questa sia la soluzione migliore, anche a livello regionale, per evitare fronde e divisioni?

Valerio Valeri

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