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Sanremo “story” 2013, tra i giovani vince Antonio Maggio

Vincitore di Sanremo Giovani 2013 (foto da internet)

Il penultimo appuntamento con la kermesse canora ligure ha visto, oltre alla proclamazione del vincitore della categoria “Giovani”, tutti i big in gara eseguire un brano – a scelta – tra quelli che hanno fatto la storia del Festival.

La puntata comincia con una dissertazione tra Fazio e la Littizzetto su come siano molto tristi alcuni testi (‘La barca tornò sola’, ‘Tutte le mamme’) e sui titoli delle più celebri canzoni di Sanremo; la comica prima indossa una “miniatura” (Fazio) del vestito che fu di Nilla Pizzi e poi si ‘traveste’ da Caterina Caselli con tanto di caschetto biondo: “Mi sento a mio agio come Giovanardi sul carro del gay pride”.

Inizia Sanremo Story: sul palco, con due ballerini, Malika Ayane che si cimenta in “Cosa hai messo nel caffè“, brano di Riccardo Del Turco del 1969.
E’ quindi il turno di Daniele Silvestri che omaggia il sempiterno Lucio Dalla cantando “Piazza Grande” diretto da Mauro Pagani – ex PFM – autore di molti arrangiamenti della serata.
Dopo le prime due esibizioni Fazio sceglie di spezzare il ritmo e presenta la “Giuria di Qualità“, composta da Nicola Piovani (presidente), Eleonora Abbagnato, Stefano Bartezzaghi, Cecilia Chailly, Serena Dandini, Rita Marcotulli, Claudio Coccoluto, Paolo Giordano, Nicoletta Mantovani e Neri Marcorè che sostituisce Carlo Verdone, assente a causa di un ascesso. La giuria mostra, in media, alta qualità e si spera che riesca a gestire l’esito del televoto.
Continua la gara e molti big scelgono di farsi accompagnare da un’altra celebrità.
Annalisa sceglie Emma, vincitrice dello scorso anno, per cantare “Per Elisa“, di Franco Battiato, resa nota da Alice a Sanremo 1981. Poi è il turno dei Marta sui Tubi che, con la splendida voce di Antonella Ruggiero, cantano “Nessuno”, successo di Wilma de Angelis e Betty Curtis del 1959.
L’aspetto che maggiormente colpisce è che Fazio interagisce e si lancia in interessanti commenti anche con i big in quanto, ieri, non in gara con le canzoni inedite.
Nel panorama della storia di Sanremo, come non ricordare l’edizione del 1989 – vinta da Fausto Leali e Anna Oxa con “Ti lascerò” – condotta da quattro “figli d’arte” che Fazio invita sul palco: Rosita Celentano (figlia di Adriano), Paula Dominguin (figlia di Lucia Bosè e sorella di Miguel), Danny Quinn (figlio di Anthony) e Gianmarco Tognazzi (figlio del Tognazzi di “Amici miei”). Il ricordo dell’edizione di ventiquattro anni fa è anche aiutato da un supporto video in cui si mostrano le “papere” dei quattro inesperti conduttori.
Riprende la “nostalgia” (non canaglia) e tocca a Raphael Gualazzi che offre un’interpretazione molto interessante di “Luce – tramonti a Nord- Est” di Elisa e Zucchero. Seguono i Modà, con la splendida “Io che non vivo” di Pino Donaggio del 1965, e Simone Cristicchi che canta in modo splendido “Canzone per te” di Sergio Endrigo del 1968. Ottimo arrangiamento di Mauro Pagani.
La coppia Molinari/Cincotti, accompagnati dall’icona del jazz chitarristico italiano Franco Cerri (87 anni), cantano “Tua” di Jula de Palma del ’59.
Continua il vintage con Maria Nazionale che, da buona partenopea, sceglie “Perdere l’amore” di Massimo Ranieri (1988) a cui segue Marco Mengoni che omaggia il ricordo di Luigi Tenco cantando “Ciao amore ciao” del 1967.
Dopo un omaggio video dedicato a Mike Bongiorno, visto con ironia, è il turno di Elio e le Storie Tese che si esibiscono in una delle performance più divertenti e artisticamente più elevate mai viste sul palco dell’Ariston.
L’ospite è Rocco Siffredi che introduce, da solo, “Un bacio piccolissimo” del 1964 di Robertino con un monologo sull’amore. Elio comincia il brano per poi parlare con Siffredi di sentimento: “Rocco cosa possiamo fare per raggiungere i tuoi livelli? Ironia e un bacio piccolissimo”. Aneddoto. Tutta la band ha gli strumenti “piccolissimi”, in miniatura e si permette un omaggio a “Teen town” di Jaco Pastorius, celebre bassista scomparso. Geniali.
E’ la volta di Max Gazzè che canta “Ma che freddo fa” di Nada, 1969, cui segue l’entrata trionfale di Pippo Baudo che riceve il premio “Città di Sanremo”. Capelli bianchi ed aspetto invecchiato ma sempre in forma il conduttore siciliano: Luciana Littizzetto paragona Fazio e Baudo con un monologo (“se fosse..sarebbe…“), i duo rispondono dedicandole il ritornello di “Una ragazza in due“, brano de ‘I Giganti’.

La puntata è lunga e, prima dell’esibizione dell’eclettico pianista Stefano Bollani, tocca a Chiara presentare “>Almeno tu nell’universo”font-size: 13px; line-height: 19px;”>”, capolavoro di Mia Martini dell’89. Un po’ strozzata la sua esibizione ma non male. Anonima.
Tocca agli Almamegretta che, privi di Raiz – ebraico, segue il riposo (Shabbat)- si presentano con alla voce Marcello Coleman, che ricorda fisicamente Ruud Gullit, James Senese (storico sassofonista di Pino Daniele) e altri due, tali Albino D’Amato e Clementino, che non bisognano di commenti. “Eseguono” ‘Il ragazzo della via Gluck’ di Adriano Celentano del 1966.
“Sanremo story” è concluso ma non la puntata, anzi.

Ecco Stefano Bollani che, dopo aver eseguito un suo brano, si cimenta in un medley tra alcune canzoni scelte dal pubblico – la Abbagnano non aveva forse intuito il ‘gioco’ dato che ha proposto un titolo già detto venti secondi prima. L’interpretazione è mostruosa. I brani (Una terra promessa, Papaveri e papere, Vita spericolata, Imagine -J.Lennon-) vengono modificati armonicamente in maniera splendida. Conclusa la performance è un’autentica ovazione. Dell’orchestra, in piedi per omaggiare il maestro. Il pubblico applaude, si alza solo per Albano.
Inizia, finalmente, la finale dei giovani.
In gara: Antonio Maggio con “Mi servirebbe sapere”, Ilaria Porceddu con “In equilibrio”, I Blastema “Dietro l’intima ragione” e Renzo Rubino “Il postino (amami uomo)”.
I quattro, intermezzati da interventi di Fazio che, dapprima, imita Gianni Minà e poi si concede un dialogo con Neri Marcorè/Gad Lerner imitando Bruno Vespa tra i giurati.
La serata giunge al termine: dopo Caetano Veloso che canta “Piove” di Modugno e “Come prima” di Tony Dallara, accompagnato al piano da Bollani (alta televisione anche questa) si rivede Rockfeller, il corvo antropomorfo guidato dal ventriloquo Josè Luis Moreno (Sanremo 1985).
Segue la proclamazione del vincitore dei giovani. Vince Antonio Maggio – in lacrime – con “Mi servirebbe sapere“.

Un tripudio. Stasera l’ultima puntata.

 

Simone Giuffrida

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