Cronaca

Sallusti condannato a 14 mesi ma “non va” in galera

Alessandro Sallusti

Galera per Sallusti, senza condizionale per diffamazione. Si è espressa così, mercoledì 26 settembre, la Corte di Cassazione che ha reso definitiva la condanna a 14 mesi di reclusione per il direttore de “Il Giornale”.

La sentenza si riferisce a un fatto accaduto nel 2007, quando “Libero” decise di pubblicare un editoriale con una firma pseudonima, dove si criticava la decisione del magistrato Cocilovo di aver permesso l’aborto ad una tredicenne. Il direttore venne accusato di diffamazione e fu condannato ad una pena pecuniaria. Ma ciò non sembra essere bastato e ancora una volta viene posto un grande, enorme ed ingiusto bavaglio all’informazione. Sallusti, che ha appreso la notizia durante la diretta del programma “Pomeriggio cinque“, con aria delusa ha commentato : “Mi rifiuto di chiedere la grazia al presidente Napolitano. Vado in galera, perdo lo stipendio ma non accetto compromessi.  Ai commenti è seguita infatti anche la triste decisione di dimettersi dalla sua carica all’interno del giornale: “È una questione di dignità nei confronti dei giornalisti, hanno il diritto di avere un direttore libero“.

Sprezzante nei confronti della giustizia con le sue dichiarazioni a mezzo stampa, Alessandro Sallusti non sa ancora che a stabilire i compromessi è la stessa giustizia italiana: secondo la legge italiana, in quanto il giornalista non risulta avere cumuli di pena nè recidive, è prevista la sospensione dell’esecuzione della pena detentiva. A spiegarlo è stato il procuratore Bruti Liberati, il quale ha precisato che “l’ordine di sospensione” dell’esecuzione della pena ha la durata di 30 giorni, come da codice, e sarà concesso ‘automaticamente’ non appena la Cassazione trasmetterà il dispositivo della sentenza alla Procura. Nell’arco di 30 giorni Sallusti potrà quindi chiedere al Tribunale di Sorveglianza una pena alternativa, dall’affidamento in prova ai servizi sociali agli arresti domiciliari e alla semilibertà.

Ma non è finita qui per Sallusti:  oggi, giovedì 27 settembre, è in programma al Tribunale di Milano l’udienza preliminare di un altro processo a suo carico, sempre per diffamazione, ai danni del procuratore militare di Padova, Maurizio Block. 

Federica Raccuglia e  Rosaria  Cucinella

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Federica Raccuglia

Ho 22 anni, sono fieramente palermitana, attualmente in terra romana. Sono laureata in "Giornalismo per uffici stampa" e attualmente frequento il corso magistrale in "Editoria e comunicazione" presso Tor Vergata (Roma). Collaboro dal 2010 con quotidiani sia online che cartacei, tra cui il Giornale di Sicilia e Il Moderatore.it. Sogno di diventare una giornalista.

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Un Commento

  1. S E N T E N Z A G I U S T A ! – Che la libertà di pensiero, di opinione e di stampa siano un bene inestimabile che va protetto con ogni mezzo, lo sappiamo ormai tutti! Ma cosa ha a che vedere con la libertà di stampa l’espressione «Qui ora esagero. Ma prima domani di pentirmi, lo scrivo: se ci fosse la pena di morte e se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso. Per i genitori, il ginecologo, il giudice». Se qualcuno pensa di potersi permettere impunemente di pubblicare questo, evidentemente ha qualche rotella fuori posto, ho pensa di essere superprotetto.

    Ma, se è vero che la legge è uguale per tutti, inutile montare tragedie inesistenti, in questo caso, si tratta di un reato che nulla ha a che fare con la libertà di stampa, non ci pigliamo in giro! nessun accanimento dunque, tanto è vero, che l’esecuzione della pena detentiva è stata comunque sospesa dalla stessa Procura della Repubblica di Milano, in quanto l’imputato “risulta non avere cumuli di pena ne’ recidive”.

    Dunque, se l’imputato in questione vuole immolarsi, fare parlare di se non solo per mera vanità, fare il martire o tentare di passare alla storia come la vittima di un regime che non tollera la libertà di stampa faccia pure! Non facciamo gli ipocriti, informiamoci bene sui fatti! La responsabilità di un “giornale”, equivale al possesso di un’arma micidiale, e come tale, tutti sappiamo che se un’arma è usata in modo improprio o irresponsabile, può distruggere la vita di un essere umano, la rispettabilità di una istituzione importante come la magistratura, di un professionista, di un politico, di un partito, può calpestare la libertà di espressione di chiunque insomma . . . e, tanto una persona è debole, tanto questa arma può essere più pericolosa . . . . e si potrebbe continuare all’infinito . . . . nessuna giustificazione dunque per forse pensa che lavorare per un editore forte economicamente, può “esagerare”, anzi questa potrebbe essere soltanto una aggravante!

    Chiunque pensi che disporre di un giornale e della relativa responsabilità, significa possedere la licenza di colpire in modo indiscriminato e arrogante, o di porre in essere impunemente la conosciutissima e sperimenta macchina del fango, con l’alibi della libertà di stampa, offende semplicemente la nostra ottima costituzione, le leggi vigenti in materia di libertà di espressione e l’intelligenza dei lettori, chi lo pensa dunque e lo mette in atto è soltanto un vero delinquente! Gravissimo poi se questo delinquente si traveste da intellettuale approfittando di menti fragili, disinformate, di intelligenze umili o della complicità e dell’opportunismo di una ricca platea di farabutti.

    Purtroppo, chi possiede un giornale, sovente, non lo fa per amore dell’informazione. . . e/o per la libertà di espressione, o per un mero businnes e, i “giornali di famiglia”, ad esempio, in Italia sono un esempio consolidato in materia. Se malauguratamente – l’astuto martirio, facile a capirsi, di questo imputato che evidentemente si ritiene un diverso, tanto diverso che l’applicazione della legge, per lui è stato un grave affronto, tanto furbo da mettere in allarme con i suoi strumenti l’intera stampa nazionale . . . . politici di qualsiasi colore e persino il ministro competente e lo stesso Presidente della repubblica – dovesse raggiungere l’obiettivo, potrebbe avere come risultato grave l’allucinante formulazione di una turpe “legge ad personam” e, allora l’antico l gioco dei giornali di famiglia è fatto!

    Non dimentichiamo, ha proposito la medievale esperienza delle vicine “leggi ad personam”, una vergogna indimenticabile travestita da libertà, forse di libertà di fare i propri interessi, una vergogna storica che ha impunemente consentito a un premier di usare per anni le seguenti espressioni –“giudici associazione per delinquere” e/o “giudici Talebani” e/o “giudici disturbati mentali” –“dittatura dei giudici” – e non dimentichiamo che nessuno ha mosso un dito Presidente della repubblica compreso . . . . e la sceneggiata continua, attenzione dunque, se qualcuno vuole martirizzarsi lo faccia pure, salviamo comunque le leggi sane che sono patrimonio di tutti! – non è, speriamo, più tempo di sceneggiate di furbetti che fanno le vittime scegliendo addirittura il carcere a pene alternative, faccia pure se vuole! speriamo che possa scendere presto un sipario su tanto schifo!.

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