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Rosy Bindi a Palermo: “Sicilia in prima linea nella lotta alla mafia”

“Sono state due giornate di lavoro molto intense ed è stato il primo incontro tra le due commissioni. Due giornate importanti e interessanti, e da questo punto di vista, partiamo consapevoli che questa regione è in prima linea nella lotta alla mafia e che in questa città c’è una riscossa civile molto importante contro il fenomeno mafioso”. Così Rosy Bindi stamattina, nel secondo e ultimo giorno della sua visita istituzionale a Palermo, al termine dell’incontro con il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Giovanni Ardizzone. Un incontro al quale hanno preso parte anche il presidente della Commissione regionale antimafia, Nello Musumeci, il vicepresidente, Fabrizio Ferrandelli e il segretario generale dell’Ars, Sebastiano Di Bella.

Ardizzone ha illustrato alla presidente Bindi le iniziative del Parlamento siciliano in tema di impegno antimafia. In particolare, ha parlato di un disegno di legge, già in discussione in Aula, per rendere pienamente utilizzabile il patrimonio immobiliare confiscato alla criminalità organizzata e assegnato alle forze dell’ordine. Il documento all’esame dell’Ars prevede la creazione di un fondo di rotazione, per finanziare la riqualificazione degli immobili destinati ad alloggi residenziali per le forze dell’ordine, che sarà alimentato dai canoni di affitto degli immobili stessi.

“Ci stiamo attrezzando per creare una mini agenzia regionale per i beni confiscati – ha spiegato il presidente dell’Antimafia regionale, Nello Musumeci nel corso della conferenza stampa che è seguita al vertice in Commissione – che sostenga il lavoro dell’Agenzia nazionale per accedere ai fondi del Pon sicurezza e per la gestione dei beni. Un elemento di collaborazione che possa abbattere le distanze fra gli attori sul territorio e l’Agenzia nazionale. Nei prossimi giorni il disegno di legge istitutivo dell’ufficio regionale per i beni confiscati alla mafia andrà in Aula”.

La Bindi riconosce il grande impegno messo in campo dai magistrati, dalle forze dell’ordine, dagli imprenditori e dai sindacati, ma ha aggiunto che “il fenomeno mafioso è ancora forte e pericoloso, sopratutto per la sua capacità di cambiare, di adeguarsi alle situazioni storiche che mutuano: la crisi, la globalizzazione dell’economia”. La presidente ha poi aggiunto che, quello di oggi, è stato il primo di una serie di incontri fra le due commissioni a cui ne seguiranno altri. Ha quindi sottolineato che sosterrà la Commissione regionale, che non ha poteri d’inchiesta, per tutte quelle iniziative che il presidente Musumeci e la commissione riterranno opportune.

“Così come riteniamo importante una collaborazione fra di noi – sono state le sue parole- soprattutto sul piano dell’iniziativa legislativa e sull’analisi del fenomeno mafioso”. La presidente si è complimentata poi con la dda di Roma e di Milano per le due operazioni di questa notte, che non solo hanno assicurato alla giustizia dei criminali, ma anche perché ne hanno aggredito il patrimonio. “Da qui- ha detto- emerge con chiarezza come le indagini dei magistrati siano in grado di andare a scovare gli interessi mafiosi, laddove si annidano”. Sulla giornata di ieri in prefettura, la Bindi ha argomentato di aver avuto la possibilità di conoscere meglio cosa stia cambiando in Cosa nostra, ma soprattutto di capirne ancora la pericolosità. “Abbiamo approfondito due temi che ci stanno a cuore- ha proseguito- che sono oggetto del nostro lavoro e di quello della commissione regionale: il sequestro e la confisca dei beni e la loro utilizzazione, nonché l’infiltrazione nella politica dell’economia delle amministrazioni locali da parte dei poteri mafiosi. Su questo aspetto- ha detto la Bindi- ci tengo a smentire un titolo che ho visto “La commissione ha registrato un fallimento sui beni confiscati”. Non è così, nessun fallimento, anzi devo registrare che la nostra legislazione come anche il lavoro svolto dagli organi giudiziari in materia, ci vengono invidiati da tutto il mondo”.

Alle domande dei giornalisti sulle polemiche suscitate dalle pesanti accuse rivolte dal prefetto Caruso nei confronti degli amministratori giudiziari, la Bindi ha risposto: “Ieri, abbiamo avuto riscontri dal prefetto sul comportamento di alcuni amministratori giudiziari. Ha presentato un voluminoso dossier che valuteremo nei prossimi giorni. Occorre adesso creare un albo per certificare le competenze e stabilire in modo chiaro i compensi”.

Alla domanda della giornalista di ZeroNoveUno Tv in merito al miliardo di euro di liquidità, di cui il 70% solo in Sicilia, confiscati alla criminalità che dovrebbe essere destinata al Fondo unico giustizia, la presidente dell’Antimafia nazionale ha chiarito “Il fondo unico di giustizia è di 3 miliardi e 100 milioni, ma solo un miliardo può essere utilizzato perché proviene sia da confische che da sequestri. Serve un fondo di rotazione per impiegare le risorse per la gestione delle aziende. Occorre prioritariamente tutelare i lavoratori di queste aziende. Bisogna mantenerle sul mercato per garantire le buste paga. In questo modo si crea il consenso sociale. Perché una gestione corretta garantisce i lavoratori”. E ancora, in merito agli scandali delle spese pazze dei gruppi consiliari regionali, la Bindi non si è sottratta alle domande. “Uno degli obiettivi dichiarati di questo governo è quello di rivedere il sistema di finanziamento pubblico dei partiti e anche del finanziamento dei gruppi consiliari, mi pare evidente che essere indagati per il cattivo uso di quei fondi in questo momento richiede un’ulteriore e profonda riflessione. Ci rimettiamo al senso di responsabilità sia dei partiti che delle forze politiche”. E sulle dimissioni del sottosegretario Antonio Gentile, auspicate, tra gli altri anche dalla stessa Bindi, il presidente della commissione parlamentare Antimafia ha commentato: “Penso che sia stato un atto di responsabilità dovuto”.

“Ho già detto – ha concluso la presidente Bindi rispondendo ai giornalisti sull’opportunità delle dimissioni anche del ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi e di altri componenti del governo indagati – che su tutta questa materia facciamo appello al senso di responsabilità delle persone, delle forze politiche e del governo”.

Marina Pupella

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