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A Roma allarme rientrato: la temuta Cleopatra va via senza colpo ferire

Foto da Internet

Molto rumore per nulla. Nei giorni scorsi le raccomandazioni della Protezione Civile e del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, avevano gettato quasi nel panico i romani, in vista di una tempesta che si preannunciava quasi catastrofica, altro che nubifragio.

Sacchi di sabbia davanti alle porte di case e negozi posti al pianterreno, automobili parcheggiate in punti sopraelevati, addirittura l’ipotesi di chiudere le scuole – ma siamo sicuri che qualche mamma apprensiva si sia tenuta a casa il pargolo.

Il nome scelto per questo fenomeno meteorologico era stato Cleopatra, tanto per continuare sulla simpatica moda estiva quando i vari Minosse, Lucifero e Caligola si erano susseguiti senza sosta sui giornali di tutta Italia. Uno spiegamento di forze mai visto per fronteggiare la paventata emergenza: mille e 300 uomini tra forze dell’ordine e volontari della Protezione Civile, 50 operatori dell’Ama (l’azienda municipalizzata ambientale) per pulire tombini, caditorie e scoli – operazione mai fatta negli ultimi cinque anni, visti i numerosi allagamenti – addirittura due pullmann messi in campo dall’amministrazione per raccogliere senzatetto e sbandati in giro per Roma.

Insomma, più che Cleopatra sembrava dovesse arrivare Katrina, il temutissimo uragano che il 23 agosto del 2005 devastò New Orleans in Louisiana, causando quasi duemila morti e oltre ottanta miliardi di dollari di danni. Alla fine nella capitale ci siamo dovuti accontentare di un sottotetto caduto in una scuola a San Giovanni, di qualche decina di rami finiti in strada a causa del forte vento (70 km/h), di una voragine apertasi in via Portuense. Per il resto, nulla di più che un temporale, con lievi disagi per il traffico.

Tanto clamore per nulla. Evidentemente la Giunta Alemanno, arrivata agli ultimi mesi di governo, non poteva tollerare che alla vigilia della campagna elettorale si verificassero i disastri reiterati dal 2008 e fino a un anno fa, quando fosse pioggia o neve, ogni angolo della città finiva in ginocchio, diventando lo zimbello dell’Italia intera.

Valerio Valeri

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