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Renzi vuole lanciare i consumi aggrappandosi agli imprenditori

La nuova “trovata” di Renzi per il rilancio economico e dei consumi in Italia prevede, così come più volte descritto dallo stesso, l’anticipazione del Tfr a dosi mensili in busta paga dei dipendenti. Il primo ministro con detta operazione prevede di immettere nel mercato dei consumi quasi 21 miliardi di euro. Chiaramente si tratta di una trovata pubblicitaria che a tutto può servire tranne che a rilanciare quei consumi tanto acclamati.

L’operazione che intenderebbero fare i furbastri del governo graverebbe solo ed esclusivamente nel groppone dei già martoriati e tartassati imprenditori. Facendo un esempio: se un imprenditore paga un netto di 1.200 euro al mese al proprio dipendente, con questa operazione l’imprenditore dovrà pagarne 1.300, e quindi 100 euro in più mensili, che sommato alla quantità di dipendenti in attività significherebbe per lo stesso sborsare migliaia di euro mensili in più.

Naturalmente per il furbo Matteo potrà essere semplice dire: “L’imprenditore ha solamente anticipato quello che dovrebbe in ogni caso riconoscere ai propri dipendenti a fine attività lavoro”.

Vorremmo ricordare allo scaltro Renzi che il denaro ha un costo vale a dire che i 100 euro di oggi non sono uguali ai 100 euro di “domani” e che come tutti ben sanno la crisi economica che persiste da diversi anni ha soprattutto colpito proprio questa classe: le imprese, che giornalmente  combattono per resistere a tutte le avversità legate alla stessa crisi ma soprattutto alla vessazione di stampo criminale cui subiscono da parte dello Stato attraverso  i suoi tributi.

Peraltro è semplice scaricare responsabilità sul cosiddetto rilancio dei consumi nei confronti di chi oggi è consumato dagli scarsi consumi dove non trova sostegno e supporto da chi dovrebbe garantire “vivibilità” e certezza di investimenti in un paese, che è inutile nascondere , risulta già morto da qualche anno. Così facendo ancora una volta lo Stato si pone in modo contorto e insensibile nei confronti dell’impresa e dei suoi imprenditori stimolando sempre più all’emigrazione verso altri Stati o ancora peggio alla chiusura delle attività con l’aggravio della perdita dei posti di lavoro, di movimentazione di economia e di sostegno (purtroppo) alle casse erariali dello Stato.

Sarebbe giusto e semplice con un grande atto di coraggio e perché no di furbizia che il buon Renzi prendesse un’unica decisione anche a mezzo decreto del “Presidente del consiglio dei Ministri”  finalmente per smantellare il sistema fiscale e lavoro di questa nazione che non solo risulta obsoleto ma che non offre parità di opportunità tra imprese nel contesto dell’economia globalizzata e che NON  SOSTIENE e non incentiva le assunzioni nel mercato del lavoro favorendo abusivismo, lavoro nero, delocalizzazione e ubicazione delle imprese, devia i probabili investitori stranieri e incentiva l’illegalità, l’illecito, l’usura e la mafia organizzata.

Presidente Renzi, il tempo stringe, non è più il momento delle trovate, abbia coraggio  seppur le scelte non saranno condivise, provveda con un decreto per salvare quel che ancora c’è da salvare.

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Francesco Panasci

Giornalista ed Editore ma anche musicista e produttore.

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2 commenti

  1. Il sig. Renzi lo sa, almeno spero, che i commercianti e gli artigiani non hanno più lacrime per piangere. Si sono asciugati pure l’anima nostra e adesso cosa vuole fare? Fa il fighetto con la sofferenza degli altri. Renzi mi faccia il piacere si tolga pure dai coglioni

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