Politica

Regionali: il partito degli indagati

Indagati elezioni Sicilia. Foto Internet

Sapendo ormai che il presidente della Regione è Rosario Crocetta, c’è un dato da considerare sulle recenti elezioni.

Sono ben 32, tra imputati, condannati e semplici indagati, i candidati di questa tornata elettorale, cui manca un sereno rapporto con la giustizia. Una lista abbastanza cospicua, “prestigiosa” (visti alcuni nominativi di spicco) e politicamente trasversale. Nel day after dell’ennesima invettiva anti- pm di qualche ex capo del governo, campione del principio della persecuzione giudiziaria verso certi politici, fa riflettere un grafico proposto da Repubblica.it sulla distribuzione di indagati tra le liste politiche.

Dieci indagati a testa per Nello Musumeci e Rosario Crocetta. Francesco Cascio, Girolamo Fazio, Salvino Caputo, Giuseppe Buzzanca (rinvio a giudizio per il primo, condanne per violenza privata, abuso d’ufficio e peculato per gli altri) sono solo i nomi forti del Pdl in questo senso.

La replica della strana alleanza Pd-Udc non si è fatta attendere. Le liste di Crocetta, eroe dell’estrema sinistra siciliana e della lotta anti-mafia, non si sono fatte attendere in questa escalation di reltivismo morale. Agli indagati Elio Galvagno e Giacomo Scala del Pd fanno eco Nino Dina e Marco Forzese, in forza Udc come il condannato Giuseppe Spata. E anche in questo caso, la lista d’oro annovera tanto tanto altro.

Ma a seguire il grafico di Repubblica.it il campione di turno è lui: Gianfranco Micciché. Non contento della bufera causata dalla candidatura di Franco Mineo, accusato di fare da prestanome a Cosa Nostra, il candidato del “Sogno Siciliano” (i giudizi sulla felicità del gioco di parole siculo/italiano meriterebbero un articolo a parte) ne schiera a più non posso. Se le accuse dei magistrati sono ancora pendenti su Giuseppe Picciolo, Giovanni Di Mauro e Giuseppe Federico, Giuseppe Arena è già condannato in primo grado mentre Riccardo Minardo è fresco di scarcerazione. Un po’ come (S)Cateno (ecco dunque il vero motivo della modifica del nome!) De Luca, ancora comunque sotto indagine. Se l’affaire Mineo fece ritirare l’appoggio personale del deputato Fli Fabio Granata, se ne deduce uno scarso entusiasmo di un Gianfranco Fini che si era lamentato del fatto che “in Sicilia, per aprire un chiosco o un bar serve un certificato antimafia. Per candidarsi no”.

Chi fuoriesce da questi schiaffi a legalità e coerenza è l‘Idv. Il movimento che appoggia Giovanna Marano ha spinto per il ritiro della candidatura di Francesco Pettinato, indagato a Messina per uno scandalo di infiltrazioni mafiose. Il pressing di Di Pietro è stato determinante.

Il quadro che ne esce fuori aumenta comunque un comune senso di disgusto dei cittadini già ai massimi storici, fomentando spinte astensionistiche o comunque antipolitiche. Non a caso, Grillo volava già nei sondaggi, anche nella terra che ha simbolicamente invaso attraversando lo stretto a nuoto, ponendosi ancora come un ibrido tra comico, filosofo, deus ex machina e leader politico.

Ricordandoci tuttavia che la Sicilia, nonostante tutto, è dei siciliani, si rifletta anche sul fatto che il non voto, in ogni caso, è sempre e comunque una sconfitta per tutti.

Andrea Cumbo

 

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