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Ratzinger, l’ultimo saluto ai fedeli

Papa Benedetto XVI, foto internet

 

Alle ore 20 di domani 28 febbraio si concluderà il pontificato di Benedetto XVI il quale, conclusa la sua esperienza in Vaticano, avrà il titolo di “emerito“.

“E’ una cosa decisa d’accordo con lui in consultazione con altri – ha spiegato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, a Repubblica – C’è stata una consultazione con il cardinale camerlengo, con Segreteria di Stato e con il Collegio cardinalizio per prendere consiglio, ma la determinazione è sua. Ha detto: desidero chiamarmi cosi.”

L’ultimo saluto, Ratzinger, l’ha dato alla folla presente in piazza San Pietro – più di 15omila persone -ricordando di non essersi mai sentito solo e di non volere abbandonare la chiesa affermando, in pompa magna: “Resto in modo nuovo presso il Signore Crocifisso.”
La coscienza di avere fatto un passo “grave” secondo la Chiesa è presente in Ratzinger che però ha detto di essere molto sereno e “consapevole della gravità e della novità” continuerà la sua attività di credente rifugiandosi nella preghiera. Preghiere che rivolge anche al suo successore:  “Vi chiedo di ricordarmi davanti a Dio, e soprattutto di pregare per i cardinali, chiamati ad un compito così rilevante, e per il nuovo successore dell’Apostolo Pietro: il Signore lo accompagni con la luce e la forza del suo Spirito.” Anche se in Vaticano c’è ancora chi crede che il pontefice venga eletto direttamente secondo un “consiglio divino”.

Precede la 348° udienza, il giro in “papamobile” interrotto per consentire a Ratzinger di abbracciare un neonato, come un ultimo saluto di speranza rivolto alla nuova generazione. Dal 4 marzo le congregazioni che precedono il conclave per l’elezione del nuovo Papa.

L’Italia si ritrova in una situazione paradossale: senza governo, senza capo della chiesa e tra un po’ senza presidente della Repubblica.

Rinnovamento generale o crisi nera?

La Grecia sta a guardare.

 

Simone Giuffrida

 

 

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