EventiPrimo Piano

Rappresentazione Libro “Quando la poesia si fa operaia “

(di redazione) Aderente a TICCIH (The International Committee for the Conservation of the Industrial Heritage) A partire dal lancio della riforma economica voluta da Deng Xiaoping nel 1978 la Cina ha avviato un intenso processo di trasformazione, che ha investito l’intero Paese. Sono cambiati i paesaggi, sono cambiate le città, sono cambiate le forme di produzione e sono cambiati i prodotti. Immerso in questa mutazione vi è anche l’individuo cinese. Nella sua condizione più precaria, quella del lavoratore migrante, nello spaesamento che gli deriva dallo spostarsi inseguendo il lavoro, l’operaio della Cina ricorre allo strumento più classicamente cinese, la poesia, per dare forma e voce al suo disagio. Una poesia ruvida, come i metalli ferrosi della fabbrica, che ispira una nuova riflessione sulla modernità. 

L’Autrice Giusi Tamburello è ricercatrice presso l’Università degli Studi di Palermo, Dipartimento di Scienze Umanistiche, dove insegna Lingua e letteratura cinese e svolge ricerca nell’ambito della critica letteraria. I campi di indagine che predilige sono il racconto cinese e la poesia cinese moderna e contemporanea. I suoi saggi in italiano, inglese e cinese sono pubblicati sulle riviste specializzate del settore. Tra le sue pubblicazioni più recenti: Antologia di racconti postmaoisti (1977–1981), Aracne 2017, e 中国现当代诗歌的西方事业 (Una prospettiva occidentale sulla poesia cinese moderna e contemporanea), Aracne 2018. 

Aldo Gerbino è docente ordinario di Istologia ed Embriologia alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Palermo, cultore di Antropologia culturale, è critico d’arte e di letteratura. Sin dagli anni ‘70 è autore di numerose raccolte poetiche e saggi. Quando la poesia si fa operaia, con la Prefazione di Aldo Gerbino, per i tipi di Aracne editrice, collana Asia Orientale 古今東亞 | 30, maggio 2019 sarà presentato presso le Antiche Fornaci Maiorana il prossimo mercoledì 2 ottobre 2019 alle ore 17,30, in presenza dell’Autrice, da Aldo Gerbino, modera Maria Carcasio, etnoantropologa. 

Le Antiche Fornaci Maiorana alle falde di Monte Pellegrino, sito posto nei pressi del quartiere Acquasanta, non distante dall’Hotel Villa Igiea e dalla monumentale Villa Belmonte, sono un complesso preindustriale costituito da due fornaci per la produzione di calce viva e da un frantoio per la produzione di inerti. Furono realizzate nel 1945 dalla famiglia Maiorana in quell’area denominata feudo Barca che fin dal 1799 era stata di proprietà del principe di Belmonte. L’impianto sorge su un’area di circa 3.000 m2 ubicata sopra una pirriera, cioè una cava di calcarenite dalla quale fin dal Settecento veniva tratto il materiale da costruzione, e si articola su tre livelli compreso un’ampia parte ipogea. L’attività produttiva avviata da Sebastiano Maiorana rimase attiva fino al 1968. Adiacenti a quelle che furono le cave di tufo Castellana è possibile ancora oggi visitarle grazie a un atto d’amore da parte degli eredi che le ha salvate da sicura distruzione. Infatti grazie alle iniziative finora promosse in collaborazione con l’AIPAI per la loro valorizzazione e fruizione è oggi possibile conoscerle quali testimonianze storiche di una delle attività produttive più significative della città di Palermo, di notevole interesse come patrimonio culturale di archeologia industriale.

Tags
Moltra altro

Articoli Correlati

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.