Economia & Lavoro

Rapporto Svimez sull’economia siciliana

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Questo pomeriggio è stato presentato a Palazzo Steri, a Palermo, il Rapporto SvimezUno Sguardo oltre la crisi. Condizioni e sfide per rilanciare lo sviluppo”, l’Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno, sull’occupazione in Sicilia, dal presidente di Svimez, Adriano Giannola e dal direttore Riccardo Padovani, nell’ambito delle giornate dell’economia del Mezzogiorno, organizzato insieme alla fondazione Curella.

Secondo l’Istituto la Sicilia ha risentito fortemente dell’impatto della crisi di lunga durata in atto al sud. Su 266 mila posti di lavoro persi nel quadriennio 2008-2011, 47 mila sono in Sicilia, oltre il 10% del totale nazionale. Il dato è grave perchè si abbatte su livelli occupazionali già bassi prima della crisi. Colpite soprattutto le fasce giovanili under 35 con il tasso di occupazione sceso dal 32,7% nel 2008 al 29,7% del 2011, un dato tra i più bassi non solo del mezzogiorno, ma di tutta Europa.

Un dato che assume tutta la sua gravità, se si guarda alla componente femminile: in Sicilia è occupata appena una giovane donna su cinque (il 20,4% delle under 35 contro il 23,3% del sud e il 47,1 del centro nord). Un ulteriore dato di preoccupazione, secondo gli analisti, è che nel 2011 la Sicilia perde ancora lo 0,5% degli occupati mentre al sud si registra +0,2% e +0,5% al centro-nord.

Nel 2011 la Sicilia è rimasta del tutto estranea alla leggera ripresa in atto che ha interessato le altre aree del Sud sia pur in misura limitata (0,1%) registrando invece un calo del pil dello 0,2%. Nell’isola tra il 2008 e il 2011 il Pil ha perso il 3,2%. Il dato è negativo, ma è comunque migliore del dato complessivo del Meridione, pari al -6,1%. La tenuta si deve alla performance del settore dell’industria che ha segnato una caduta nell’isola meno accentuata rispetto al resto del Sud e anche del Centro-Nord (-7,7% contro, rispettivamente, -13% e -10,4%).

Ciò grazie a una crescita dell’industria estrattiva (11,4% contro il -15,3% del Centro Nord) che ha parzialmente compensato la pesante flessione del manifatturiero (-15%) nel quale solo il tessile e il settore del legno e della gomma hanno retto in quadro di crollo delle produzioni strategiche come la chimica e la meccanica. Pesante il calo nell’agricoltura (-5,1%) e nei servizi (-1,4%) mentre le costruzioni perdono più che altrove (-27,6% contro -13% del centro Nord e -25,2% del resto del Sud).

Alessandro Marsala

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