Politica

Raffaele Lombardo ultimo atto

Il dimissionario governatore della Sicilia Raffaele Lombardo (foto internet)

Raffaele Lombardo si è dimesso da Presidente della Regione. La notizia rimbalza velocemente da Sala d’Ercole dove Lombardo ha pronunciato il suo ultimo discorso da Presidente e arriva alla fine di una giornata carica di tensione e d’incertezza. Nessuno tra i 90 parlamentari siciliani o tra i giornalisti che affollavano la sala stampa dell’Ars si è azzardato a pronunciare la parola “dimissioni” prima che Raffaele Lombardo prendesse la parola, in tutti c’era il timore di un clamoroso colpo di scena, di un colpo di coda del rais di Grammichele.

Il dibattito surreale all’Ars, la riunione di giunta, le ultime nomine tra cui quella di Nicola Vernuccio ad assessore alla Funzione pubblica hanno tenuto tutti con il fiato sospeso, facendo immaginare che all’ultimo il governatore siciliano potesse trarre dalla sua manica un clamoroso asso.

Nulla di tutto questo, alle 17,30 Lombardo giunge a Palazzo dei Normanni e intorno alle 18,00 prende la parola in aula. Non è il Lombardo furioso che molti si sarebbero potuto aspettare quello che prende la parola a Sala d’Ercole, ma è un Lombardo dignitoso e a tratti conciliante che sfodera tutta la sua dialettica democristiana. Nel suo intervento il governatore ha riconosciuto il momento difficile che sta vivendo la Sicilia, sottolineando che proprio per la gravità del momento la Regione ha bisogno di un Presidente che possa esercitare a pieno le sue prerogative “senza vincoli, e senza essere indebolito nel suo ruolo”.

E qui il momento della verità del governatore: “Non è così per me da oltre due anni. Almeno dal 29 marzo 2010”. Ma nel momento stesso in cui parla della sua vicenda giudiziaria Lombardo sembra ritrovare vigore, e torna a difendersi definendo l’inchiesta che lo riguarda “ben studiata anche con un’orchestrata fuga di notizie” e ricordando che “mai come in questi quattro anni, sono stati intaccati gli interessi mafiosi e criminali”.

Lombardo però nel suo intervento precisa che le sue dimissioni non sono dettate solamente dalla sua vicenda giudiziaria, ma hanno anche una motivazione politica: “consentire ai siciliani di non essere considerati merce di scambio, e di autodeterminare il proprio futuro politico andando a votare il 28 e 29 ottobre. Partiti nazionali e autonomia sono ontologicamente incompatibili”. L’imputato poi cede il passo all’alfiere dell’autonomia siciliana che ha ripercorso brevemente i giorni turbolenti della polemica con Roma sul presunto default siciliano e arriva a parlare di “piaga dell’ascarismo e del trasformismo” e di “riconquistare l’autonomia e realizzarla in tutti gli articoli dello Statuto”. Il fondatore dell’Mpa poi evoca “una politica in grado di alzare la voce da pari a pari anche contro lo Stato”, e invita a liberarsi piuttosto che essere considerati una palla al piede. Alla fine dell’intervento davanti ai deputati regionali emerge anche l’uomo Lombardo venato di malinconia: “Se lascio tutto, la presidenza della Regione, le cariche politiche, lo faccio con serenità. Credo di aver toccato l’apice di un percorso politico. Per questo non ci sono rimpianti, anzi, una grande soddisfazione”. Poi l’ultimo saluto anche per i suoi detrattori che hanno appena applaudito alle sue dimissioni: “Credo di aver fatto, pur tra mille limiti, il mio dovere. Ringrazio il popolo siciliano e auguro a tutti voi 90 di servire, e servire meglio, la Sicilia”.

Adriano Frinchi

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