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Quirinale, caos nel centrosinistra. Sel sbatte la porta al Pd

Nichi Vendola. Foto Internet

Svolta nel centrosinistra. A ridosso della prima tornata di votazioni per eleggere il prossimo presidente della Repubblica (aperte oggi alle 10.00) l’asse Pd /Sel crolla e prende una piega ben definita, a giudicare dalle parole di Nichi Vendola. “Facendo la tara agli insulti, nei fatti dobbiamo coltivare il terreno offerto: la proposta di Rodotà da parte del M5S è una elevata prova di dialogo. Se le intese, gli accordi e i dialoghi in corso in queste ore sul futuro Presidente della Repubblica (il nome di Franco Marini è il più gettonato) sono la prova d’orchestra di un governissimo esprimiamo la nostra radicale contrarietà– conclude Vendola – Marini non rappresenta la necessità di cambiamento”.

La scelta di un presidente super partes prevede le large intese; mentre fino ad oggi (per l’elezione di Napolitano o di Ciampi) si è parlato di una condivisione tra i due partiti opposti a destra e a sinistra, questa volta bisogna fare necessariamente i conti con la terza grande forza politica, vale a dire il Movimento 5 Stelle. ‘Perché accontentare il centrodestra e non il Movimento 5 Stelle?’ sembra tuonare Sel contro la decisione del Partito Democratico. Le ipotesi di un ‘governo di larghe intese’ post elezione del Presidente turbano la quiete dei vendoliani che appoggiano senza remore la candidatura di Stefano Rodotà, terzo nelle “Quirinarie” del Movimento dietro a Milena Gabanelli e Gino Strada che hanno rinunciato.

Malumori anche all’interno del Pd stesso. Proprio l’uomo che non ti aspetti (vale a dire Matteo Renzi) tuona contro la candidatura di Franco Marini condividendo le perplessità di Sel. “Rodotà è meglio di Marini, ma ce ne sono tanti meglio, anche fra i nomi del centrodestra. Berlusconi e Bersani si sono messi d’accordo sul nome, anzi Bersani l’ha fatto scegliere a Berlusconi, ho visto che è andata così.” E conclude. “Ognuno fa come crede ma secondo me servirebbe uno scatto d’orgoglio da parte del Pd. A mio giudizio quella di oggi è una scelta politicistica.”

Senza dubbio sarebbe una scelta politicistica; Marini è una persona seria (e cattolica) con alto senso dello Stato che metterebbe d’accordo Pd e Pdl.

La riunione dei grandi elettori Pd, che ha portato ad una conferma di condivisione attorno al nome di Franco Marini con 222 sì e 90 no, è terminata con veementi proteste dei rappresentanti di Sel (ed anche di alcune forze interne al Pd stesso) che hanno abbandonato la sala della riunione rivendicando un appoggio a Rodotà.

La paura di un’Italia allo sbando, senza governo e senza un Presidente condiviso, ha avuto la meglio all’interno del Pd. Il tentativo di formare un esecutivo con il Movimento 5 Stelle è stato più volte tentato da Bersani che ha ricevuto sempre risposte negative pur proponendo proposte vantaggiose.

La legge elettorale si deve cambiare e per farlo ci vuole un governo: il governissimo sempre osteggiato a sinistra, con la candidatura di Marini, sarebbe più vicino mentre l’appoggio a Rodotà potrebbe essere un autentico salto nel buio perché ‘del Movimento non ci si può fidare’, sembra pensare il Pd. Le condivisibili preoccupazioni e la scelta di un presidente super partes che rispecchi il volere ‘elettorale’ non possono però propendere per una parte piuttosto che per un’altra.

Soprattutto quando si sceglie di accontentare chi, in vent’anni di ‘onorata carriera’, ha portato il paese allo sfascio e con leggi ad personam, olgettine, riforme aberranti e con un Presidente che in qualunque altra parte del mondo non avrebbe potuto candidarsi.

Si attendono gli esiti della prima votazione.

 

Simone Giuffrida

 

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