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Quello che non c’è a Palermo è la causa di tutto quello che non va

Foto di Giuseppe Romano

Sono stata (per caso) a Palazzo Reale, a Palermo. ‘Laboratorio costituzionale‘ diceva la locandina appesa su piazza Indipendenza e sono entrata. L’ingresso era gratuito per la mostra, mentre flotte di turisti pagavano dieci euro per un pacchetto completo comprendente mostra d’arte e letteratura, Cappella Palatina e appartamenti reali.

Mi ritrovo a leggere la storia di Sicilia in dei variopinti pannelli: Napoleone, Garibaldi, Caracciolo e compagnia bella. Ovviamente al primo momento di distrazione mi mescolo al gruppo di turisti guidati negli appartamenti e mi godo gratis una meritata visita in una ‘casa’ che un po’ mi appartiene.

Inutile dire che le stanze erano meravigliose, divani regali di circa ormai duecento anni fa. Estasi e capriccio per la mia implacabile ed oltraggiosa curiosità. Fame e sete. Guardo gli abiti ricamati, le perle, i merletti, le marsine indossate da sconosciuti che avevano, a mio avviso, un privilegio irripetibile per chiunque sia nato e nascerà nei secoli a seguire.

Mi perdo, e per qualche ora mi sento assolutamente a casa, io vorrei abitare lì… com’è bella la storia. Penso che Walter dovrebbe essere lì in quel momento. Poi insieme ad uno sconosciuto, un turista che dall’accento pare essere romano, percorriamo le scale fino al cortile inferiore, guardiamo distrattamente la carrozza di Federico II, il cui studio era davvero la stanza più bella che abbia mai visto, cantuccio ricoperto di mosaici d’oro zecchino, vista sulla piazza e fresco anche d’estate.

Devo ammettere che, essendo stato scomunicato tre volte, ancor prima dei meriti culturali, egli diventa per me un mito. Scomunicato tre volte e viveva sopra la Cappella palatina… Giungiamo al cortile. Guardo una serie di articoli di giornale che tutti insieme formano una mostra sull’antimafia. I pannelli colorati incorniciano stralci di giornali con foto di donne lacrimanti e di corpi straziati, la storia di Garibaldi, Napoleone, Ingham e Federico II sconfina nella storia di Falcone, Borsellino, Impastato, Mattarella, Buscetta, Dalla Chiesa, Schifani, La Torre, Di Salvo, Pertini e mille altri…

Poi me ne vado ed inizio a pensare che magari tu, Rosaura, potresti essere interessata, che qualcuno potrebbe scrivere un articolo su come a Palazzo dei Normanni si incontrino la storia di Trinacria, attraverso le immagini dei vicerè sui muri, la storia della costituzione e dei suoi padri e la storia della mafia. Al secondo piano la legalità e la sua storia, nel cortile, come fuori, come espulsa e ripudiata ma comunque sempre presente la storia della legalità strozzata, distrutta, fucilata e sciolta nell’acido.

In bici mi ritrovo a Piazza Marina, accanto al florido albero secolare c’è un edificio piccolo, angusto, una stanza che è quasi una torre e fuori la targhetta dice: “ludoteca comunale”. Ludoteca comunale? Palermo ha una ludoteca comunale, in una delle piazze più belle, alle soglie della via che amo di più (via dell’alloro) ed è qui chiusa al fresco? Perché questa ludoteca è chiusa? Perché non si riapre o si cerca un utilizzo migliore del tenerla lì chiusa?

E poi perché a Palermo non facciamo la raccolta differenziata? Grande risorsa sociale? Perché i vigili vengono messi una tantum lì dove capita invece di essere presenti ed attivi per insegnarci a guidare? Perché le strade sono distrutte?Non voglio sentirmi dire che ci vuole qualcuno che si ribelli, voglio che se ne parli, voglio che qualcuno si chieda il perché delle cose e voglio che questi perché giungano alle orecchie di quelle persone che da soli non sanno interrogarsi e poi voglio che questi perchè, come quelli dei bambini, riempiano le strade, le orecchie di quegli adulti che si incarnano nelle istituzioni.

Non voglio ritrovare Palermo, non voglio utopie nè false speranze, voglio che la gente sappia, che smetta di ascoltare Gigi d’Alessio alla radio, che dimentichi per un attimo che la borsa Louis Vuitton ti fa apparire agli altri ricco ed alla moda, soprattutto se associata ad occhiali da sole e capelli raccolti in una coda molto tirata indietro, e che si renda conto che i giornali ci dicono tutti quanti cosa accade ma che le cose più importanti, in una città come Palermo, sono proprio quelle che non accadono. Non è più “non vedo, non sento e non parlo” è “non so e non è”. Quello che non c’è a Palermo è la causa di tutto quello che non va.

Andreina Giustiniani

Foto di Giuseppe Romano

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5 commenti

  1. 🙂 provo ad immedesimarmi nella situazione a palazzo reale e rido per non piangere..
    (ma conoscendomi probabile mi sarei anche divertito)
    un qualcosa provato molte volte, il sentirsi nel posto sbagliato, pur sapendo di essere in quello giusto, a causa di presenze “sbagliate”.

    Giusto per fare un esempio, notevole é il fatto che in un luogo come Cassibile, anni or sono si decidevano le sorti dell’europa con quell’armistizio, una resa firmata da un Siciliano nato x caso in Toscana…nella Tenuta della marchesa di Cassibile
    e che a quanto pare non ci sia nemmeno una targa, un cartoncino, un pezzo di carta che ricordi quanto avvenuto. Niente riguardo lo sbarco della più grande forza militare d’invasione di quel tempo
    per la serie.. valorizzare e conservare quello che é nostro mai.

    Non posso dire di essere mai riuscito a finire il Gattopardo, ma credo spieghi benissimo tante cose di noi Siciliani e dell’influenza del paesaggio nei confronti del nostro atteggiamento morale.
    Un passo che mi ha lasciato un segno profondo sono le parole che Don Fabrizio Principe di Salina dice al Piemontese Chevalley di Monterzuolo:

    “Siamo vecchi, Chevalley, vecchissmi. Sono 25 secoli almeno che portiamo sulle spalle il peso di magnifiche civiltà eterogenee, tutte venute da fuori, nessuna germogliata da noi stessi, nessuna a cui noi abbiamo dato il La; noi siamo dei bianchi come lo é Lei, Chevalley, e quanto la regina d’Inghilterra; eppure da 2500 anni siamo COLONIA “.

    Quanto la odio e quanto la amo la mia terra.

  2. “conoscenza, consapevolezza e coscienza, queste dovrebbero essere le parole della nostra rivoluzione”: merita davvero una ripetizione.

  3. Ciao Devis
    devo dire che ieri a Palazzo Reale i funzionari mi guardavano come se fossi un alieno “tu sei la ragazza che vuole vedere solo il laboratorio” dicevano continuamente, e sembravano non sapere cosa fare quando ho presentato a chi mi ha accolto davanti agli appartamenti reali il mio biglietto con su scritto a penna “gratis, mostra” . Questo mi ha fatto pensare che i palermitani che sono stati lì dovevano essere veramente pochi, del resto mi sono sentita io stessa spesso fuori posto, tra gruppi vocianti di turisti LA STRANIERA ERO IO. E questa è Palermo, i cittadini non guardano il tg ad ora di pranzo e cena e cambiano canale quando il servizio è troppo cruento, i cittadini non sanno cosa avviene, non hanno mai visitato la cappella Palatina, i cappuccini e la gran parte delle bellezze del palermitano, ma in fin dei conti tutte queste bellezze spariscono di fronte ad una vetrina nel periodo dei saldi, di fronte alle lamentele verso gli aspetti politici che si sopiscono assorbite dall’acqua del mare. Spesso ho pensato che un giudizio universale, una grande bomba selettiva su Palermo avrebbe potuto cancellare tutti quelli che la avvelenano ma adesso sono consapevole che su questo terreno non possono crescere colture diverse.. adesso non mi auguro niente.. vorrei solo conoscenza, consapevolezza e coscienza, come i tre grandi ideali della rivoluzione francese, queste dovrebbero essere le parole della nostra rivoluzione.

  4. “In Sicilia non importa far male o far bene: il peccato che noi siciliani non perdoniamo mai è semplicemente quello di ‘fare’. il sonno è ciò che i Siciliani vogliono, ed essi odieranno sempre chi li vorrà svegliare, sia pure per portar loro i più bei regali; e, sia detto fra noi, ho i miei forti dubbi che il nuovo regno abbia molti regali per noi nel bagaglio. Tutte le manifestazioni siciliane sono manifestazioni oniriche, anche le più violente la nostra sensualità è desiderio di oblio, le schioppettate e le coltellate nostre, desiderio di morte; desiderio di immobilità voluttuosa, cioè ancora di morte, la nostra pigrizia, i nostri sorbetti di scorsonera o di cannella; il nostro aspetto meditativo è quello del nulla che volesse scrutare gli enigmi del nirvana. Da ciò proviene il prepotere da noi di certe persone, di coloro che sono semidesti; da questo il famoso ritardo di un secolo delle manifestazioni artistiche ed intellettuali siciliane le novità ci attraggono soltanto quando sono defunte, incapaci di dar luogo a correnti vitali; da ciò l’incredibile fenomeno della formazione attuale di miti che sarebbero venerabili se fossero antichi sul serio, ma che non sono altro che sinistri tentativi di rituffarsi in un passato che ci attrae soltanto perché è morto.”

    da Il Gattopardo

  5. Il contenuto di quest’articolo rispecchia il mio pensiero.
    Personalmente vedo, “generalmente parlando”, il palermitano smarrito, ogni azione sembra derivare dal pensiero altrui e non da una riflessione personale. Oggi conta di + sfoggiare un articolo da mille € piuttosto che avere delle cose da dire, l’importante è mostrare.
    Poi non importa se abbiamo seppellito migliaia di anni di storia, se non siamo mai entrati in edifici talmente importanti che il mondo ci invidia, ma molti di noi nemmeno ne sanno l’esistenza pur avendoli sotto gli occhi. Ci sono molte cose sbagliate in questa terra, ma forse è sempre stato così.. Autorevoli siciliani affermano che la sicilia e i siciliani siano irredimibili,irrazionali e folli. Sinceramente forse lo penso pure io.

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