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Prostituzione minorile. “Io li volevo aiutare” don Aldo Nuvola si difende

Don Aldo Nuvola, il sacerdote da ieri in stato di fermo per i reati di prostituzione minorile e induzione alla prostituzione, di fronte ai pm Geri Ferrara e Diana Russo, che lo hanno interrogato per poco più di 3 ore, non è parso agitato e ha tentato di negare e ridimensionare le sue responsabilità.

“Io li volevo aiutare”, avrebbe sostenuto riferendosi ai casi che gli sono stati contestati di ragazzi adescati, secondo lui tutti maggiorenni, “anzi sono stati loro a tentare di farmi entrare nel loro mondo”. Ma in un momento del colloquio col pm avrebbe anche ammesso “che forse sì, me ne dovevo andare da Palermo, come mi dicevano in molti”.

Invece Nuvola è rimasto. Senza più una parrocchia, ma continuando a dire messa laddove era necessario, nonostante le precedenti condanne per molestia e atti osceni. Assistito dagli avvocati Mario Zito e Marcello Montalbano, ha poi negato qualunque ruolo nell’omicidio di Mario Pandolfo, nega anche le telefonate e i colloqui con il 17enne reo confesso del delitto, il quale si sarebbe confidato con il prete che con il minore avrebbe avuto dei rapporti. Il gip Agostino Cristina, che ha convalidato il fermo di Nuvola, entro domani dovrà sciogliere la riserva sulla misura cautelare.

Nel frattempo il prete è detenuto in isolamento in carcere. La procura prosegue indagini per accertare il livello di coinvolgimento del sacerdote e su ciò che effettivamente sa anche sull’omicidio. Al momento i capi di imputazione restano tuttavia invariati, con la possibile aggravante relativa a presunti adescamenti di ragazzi di eta’ inferiore ai 16 anni. (AGI)

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