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A proposito di privilegi: parliamo dei sindacalisti

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Sì, vabbè… Lusi, Fiorito, Maruccio… e ancora prima, vent’anni fa, Cusani, Armanini, Citaristi. Oggi come allora gli altri tutti contro, tutti onesti, tutti politici perbene nelle dichiarazioni ai giornalisti. Probabilmente oggi come allora questi tre pagheranno per tutti gli altri. Ma questa è un’altra storia. La storia che voglio raccontare io è quella collegata alla vicenda, ma che riguarda chi delle apparizioni televisive a tutti i costi, su tutti gli argomenti possibili e immaginabili, su tutte le questioni e questioncelle ha fatto la sua ragione di vita: i sindacalisti. Ai vari livelli.

Quegli stessi sindacalisti che ogni qualvolta le cronache giudiziarie si occupano di politici in merito a malversazioni, appropriazioni indebite di soldi pubblici, privilegi e quant’altro di colpo, affetti da improvvisa raucedine, perdono sfortunatamente la possibilità di parlare e di apparire. Che combinazione! Ci deve essere sotto qualcosa: correnti d’aria, colpi di freddo, improvvisi sbalzi di temperatura… chissà cosa, ma qualche maledizione incombe senz’altro su di loro perché ogni volta, nel momento in cui dovrebbero dare voce davvero ai lavoratori che si sentono indignati, presi in giro, derubati, loro non riescono proprio a parlare.

Eppure dovrebbero averne di cose da dire loro che pure di alcuni privilegi godono. Piccole cose, per carità, e pure legali, ci mancherebbe. Però sempre privilegi sono. L’unico documento ufficiale che ho avuto modo di consultare è il “Regolamento del personale” della Cgil. Lo prendo solo ad esempio, appurato che non è di molto dissimile da quelle che sono le norme che vigono all’interno delle altre organizzazioni sindacali.

Non entro nel merito delle tabelle degli stipendi, e nemmeno dei rimborsi spese, dando per scontato l’assoluta onestà e buona fede dei singoli nel presentare ricevute e pezze d’appoggio assolutamente fedeli, e rinviando eventuali episodi di disonestà alla responsabilità dei singoli e non a pratiche di malcostume di gruppo. Preciso anche che il regolamento di cui sopra aveva validità fino allo scorso 31 marzo, ma ritengo sia in regime di prorogatio, anche perché il valore del buono pasto era pari ad 8 euro, mentre siamo in presenza di una riduzione dello stesso ad un massimo di 7 euro per i dipendenti pubblici, per cui sono certo che i rappresentanti dei lavoratori avranno già provveduto in qualche modo ad analoga decurtazione. Non parlerò della possibilità del singolo di avere a disposizione auto di proprietà del sindacato. Non parlerò delle indennità di carica e di mandato e nemmeno di quelle di funzione.

Non parlerò di tante altre piccole/grandi cose previste da questo Regolamento difficili anche da spiegare e prima ancora da capire per bene. Parlerò di un’unica cosa, che mi risulta essere stata adottata da tutti i sindacati – prevista all’articolo 58 del Regolamento: Erogazione servizi – EDR (ELEMENTO Distinto della Retribuzione): il trasporto casa-lavoro che – è scritto – “sarà corrisposto mediante la corresponsione di una somma soggetta a ritenute fiscali e contributive nella misura determinata da ciascun Centro regolatore e, comunque, fino al valore massimo di 55 euro mensili”.

Ovviamente tale indennità viene percepita solo da chi non ne fa espressa rinuncia scritta, quindi non da tutti i sindacalisti. Tanto detto, vengo al dunque: a me, da che mondo sindacale è mondo sindacale, non risulta sia mai stato siglato alcun contratto di lavoro che preveda una “indennità casa-lavoro”, che per di più rientra nel calcolo della pensione. Per alcuna categoria. Come è possibile che l’unico soggetto giuridico a goderne sia il sindacato? O, meglio, i sindacalisti? Se sbaglio chiedo già scusa, purchè mi si diano le giuste coordinate per correggermi. Direte: questo ce l’ha coi sindacati? No, tutt’al più con i sindacalisti. E manco tutti, solo quelli che se ne approfittano se ce ne sono. Ma se io da cittadino italiano mi sento derubato da quelle persone citate nell’incipit, figuriamoci come si sente un lavoratore già vessato dalle tasse e già fregato una prima volta dai politici, che vede i suoi sudati soldi – dati ad un sindacato per rappresentarlo e difenderlo – finire per essere spesi in privilegi in favore di chi dovrebbe rappresentarlo: fregato due volte!

Ora, poiché son per indole innocentista e nel contempo malpensante, ma a volte mi faccio violenza, sono certo che nel prossimo Regolamento del personale (ripeto e sottolineo: non solo della Cgil, ma di tutti i sindacati), alcune voci perfettamente legali, ma con il sapore della beffa per i lavoratori che a questi stessi sindacati danno fiducia, scompaiano. Ma definitivamente, non per ricomparire sotto altre voci. Così, ne sono certo, come d’incanto finiranno pure gli episodi di raucedine, e gli spifferi e gli sbalzi di temperature, seppure avvertiti, non rappresenteranno più un problema per i sindacalisti e finalmente potremo sapere cosa ne pensano loro di privilegi e malaffare.

Angelomauro Calza

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Un Commento

  1. bel ieri ti invitavo a scavare… anche tu hai avuto una breve esperienza sindacale . allora si parlava dell’onda lunga che avrebbe sommerso un certo partito , una certa componente all’interno del sindacato (cgil) . poi mani pulite, ed il sindacato in special modo la cgil sulle barricate ad urlare al ladro…poi l’evoluzione, se di evoluzione si può parlare, e “l’afasia” ha preso il sopravvento…
    bisogna scavare, scavare e capire come sia possibile che impiegati dello stato o operai dello stato siano distaccati da una vita nei sindacati… a rappesentare cosa? visto che la privatizzazione selvaggia e l’incuria degli amministratori fanno il cattivo ed iltempo in tutte le situazioni….basta pensare ai trasporti da terzo

    mo mondo, alle strade gruviere con

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