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Progetto “Zaino Digitale”: Il Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli ammicca ma la domanda è: abolire carta, penna e calamaio si può?

Progetto “Zaino Digitale” nasce per iniziativa degli editori scolastici.

Il Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli ammicca ma la domanda è: abolire carta, penna e calamaio si può? Da oggi Commissione al lavoro per costruire le linee guida. Il Codacons boccia e minaccia ricorso in Tribunale.

 

 

(di Valentina Cammarata) E’ polemica a proposito della notizia sull’introduzione di smartphone e tablet anche a scuola. ID, password e indirizzo e-mail per accedere ad ogni angolo dell’universo scolastico e alle diverse piattaforme riunite nel medesimo portale www.zainodigitale.it“Zaino digitale” è un progetto dell’AIE (Associazione Italiana Editori) cui hanno già aderito, tra gli altri, Edizioni Laterza, Rizzoli, Zanichelli, Giunti Editori e Mondadori Education. L’obiettivo dichiarato da Riccardo Franco Levi, Presidente AIE, corrisponderebbe a: “costruire un servizio alle famiglie e agli studenti, una chiave d’ingresso semplice ed immediata per libri e contenuti interattivi adottati dagli insegnanti nelle varie scuole e per tutti gli ordini…”. Che esista un Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) lo si sa dal 2015 ovvero da quando Il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca lo ha inserito tra i pilastri de La Buona Scuola (legge 107/2015) nell’ambito del lancio di una strategia di complessiva innovazione della scuola italiana. Che il Ministro Valeria Fedeli al grido “Avanti tutta sul piano nazionale. E-skill, chiave di volta per la formazione di qualità” sia l’artefice di una vertiginosa impennata in tal senso è la vera novità.  E se il termine “digitale” conquista il Ministro in termini di burocrazia e di didattica legati alla scuola, stando ai dati di scuola.net, portale per e degli studenti per antonomasia, storce il naso e lascia subodorare una forzatura. Ciò a dispetto del fatto che in Italia soltanto 1 studente su 7 frequenta una classe 2.0, dati che precipitano ulteriormente se l’indagine si sposta al Sud, rivelando un divario incolmabile con il Nord del Paese. Verrebbe da pensare che uno sforzo per colmare il digital gap tra Nord e Sud andrebbe fatto soprattutto per dare seguito agli sforzi recentemente compiuti anche in termini di investimenti. D’altra parte viene da chiedersi se sia questa la via. E mentre il MIUR con una vecchia circolare ripescata in questi giorni mette il dito nella piaga delle già angosciate famiglie a causa dei ricorrenti mal di schiena dei ragazzi in età scolare, quando ancora non sfociati in veri e propri problemi alla colonna vertebrale, rilevando che: “il peso eccessivo dello zainetto è causa di disagio fisico che influisce sulla postura, sull’equilibrio e sulla deambolazione” e ci ricorda da più parti quanto esosa sia la spesa dei libri di testo soprattutto per quelle famiglie che hanno più di un figlio in età scolare, il Codacons, nella persona di Carlo Rienzi, il Presidente, si esprime duramente e più precisamente così:

 

“È follia allo stato puro. Non capiamo se questa idea di consentire l’utilizzo dei telefonini in classe sia uno scherzo, una provocazione, o il frutto di un colpo di testa del Ministro. Al pari dei cellulari, anche le sigarette o i prodotti alcolici fanno parte del mondo dei ragazzi: allora perché, seguendo il criterio del Ministro, non consentire di fumare e bere durante le lezioni? Si tratta di un provvedimento pericolosissimo, che rischia di portare i ragazzi alla perdita della capacità di pensare, leggere e scrivere in modo indipendente dai telefonini”, e aggiunge: “Non solo. Sono noti a tutti i rischi connessi all’uso degli smartphone, dal punto di vista sia mentale che fisico, specie sui più giovani. Già dal 2011 la Iarc, agenzia dell’Oms, ha classificato i telefonini come prodotti a rischio cancerogeno, e numerosi studi internazionali confermano i pericoli per la salute determinati dagli smartphone, specie quelli di ultima generazione, che hanno un impatto biologico 4 volte maggiore, perché trasmettono contemporaneamente su più frequenze, per inviare dati, immagini, ecc..”, e conclude minacciando ricorso in tribunale: “Se il ministro Fedeli consentirà l’ingresso degli smartphone nelle scuole, si assumerà le responsabilità penali delle conseguenze sulla salute degli studenti, ed invitiamo già da oggi i professori, se non vogliono rispondere dei danni arrecati agli alunni, a rifiutare  categoricamente l’uso dei cellulari nelle scuole”.

D’altra parte anche gli esperti della didattica e dei problemi educativi si dividono sul fronte tecnologico. Pur tuttavia l’ago della bilancia pende a favore dei pareri contrari e tiepidamente favorevoli. La rivoluzione digitale della scuola non convince tutti e alla domanda se esista o meno un rapporto positivo tra tecnologie e apprendimento la risposta, dettata dai risultati degli studi a nostra disposizione, non è positiva. Ciò che emerge e balza alla vista di chi senza per forza essere competente in materie tecnologiche, né sul rapporto di causa-effetto che queste hanno con chi le utilizza, è che le nuove generazioni, i nostri ragazzi, utilizzano le tecnologie fuori e dentro casa in maniera già abbastanza smodata a danno di acquisizione di abilità e competenze che prescindono dalle tecnologie che queste ultime mai e poi mai potranno sostituire.

Ce lo conferma  Manfred Spitzer, neuroscenziato e autore del volume “Demenza Digitale”. Testualmente: “ Gli studi a nostra disposizione ci inducono a pensare che strumenti interattivi nelle scuole ostacolino il processo di apprendimento e danneggino gli alunni. Sia il risultato, sia il meccanismo d’azione inducono a ritenere che computer e Internet non siano indicati per le scuole… si pensi all’allenamento dell’uso della mano, le abilità matematiche sono correlate con le abilità della motricità …la motricità della mano è collegata con le capacità di pensiero.”

Forse, dovremmo inserire l’uso delle tecnologie digitali in modo armonico nello sviluppo cognitivo dei nostri figli. Forse, un passo indietro rispetto a device che sostituiscano in tutto e per tutto libri, quaderni e penne andrebbe fatto. Per sgravare  una notizia di per sé corposa possiamo, frattanto, concederci di meditare su cosa rappresenti il male minore tra visita oculistica e ortopedica. 

 

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Francesco Panasci

Giornalista ed Editore ma anche musicista e produttore.

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