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Procreazione assistita, sì alla diagnosi preimpianto

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Svolta storica nel campo della procreazione medicalmente assistita. Un giudice di Cagliari ha accolto il ricorso di una coppia di coniugi, lei affetta da talassemia e lui portatore sano, che si sono visti negare da un ospedale del capoluogo sardo la possibilità di utilizzare alle tecniche che permettono di sapere se l’embrione sia affetto dalla patologia dei genitori, ottenendo l’accesso all’analisi genetica preimpianto.

Per la prima volta, dunque, dall’entrata in vigore della legge 40 sulla procreazione assistita, in Italia si procederà alla diagnosi preimpianto che coinvolgerà tutti i centri pubblici italiani specializzati in questo ambito, i quali non potranno negare l’analisi embrionale a quelle coppie affette da malattie genetiche.

“Su 76 centri pubblici che fanno la fecondazione assistita – dichiara Marco Cappato, dell’associazione Luca Coscioni, ai microfoni di Radio Radicale – tutti e 76 si rifiutano ad oggi, e si sono rifiutati fino ad oggi per anni, di fare l’analisi genetica preimpianto, costringendo coppie a doversi rivolgere a centri privati o anche andare all’estero, con tutti i costi e quello che ne consegue”.

Non si tratta di eugenetica, vietata dalla legge 40, poiché come recita il testo stesso della normativa: “la ricerca clinica e sperimentale su ciascun embrione umano è consentita a condizione che si perseguano finalità esclusivamente terapeutiche e diagnostiche ad essa collegate e volte alla tutela della salute e allo sviluppo dell’embrione stesso”.

Questo passaggio, secondo la sentenza, consente al caso specifico dei coniugi sardi, e a situazioni simili, di ricorrere alla diagnosi precoce che deve essere effettuata all’interno di strutture pubbliche o demandata a centri privati a carico dello Stato, ponendo un freno alle enormi spese che le coppie devono affrontare per avere un figlio.

Di parere contrario, l’ex ministro Livia Turco che nel 2008 emanò delle linee guida sulla legge: “Cambiare la legge a colpi di sentenza fa parte della strategia di riduzione del danno, ma non può esserci un’azione legislativa. I magistrati e le famiglie non possono sostituirsi ad essa”.

Marco Cirincione

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