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Processo Rostagno, sentito in aula l’ex brigatista Renato Curcio

Processo Rostagno. Foto Internet

Si è aperta la trentasettesima udienza del processo per l’omicidio del giornalista e sociologo Mauro Rostagno, ucciso lo scorso 26 settembre 1988, in contrada Lenzi, a Valderice.

Presente nell’aula bunker della Corte d’Assise di Trapani, il settantunenne fondatore delle Brigate Rosse, Renato Curcio.

Nei confronti di Curcio, coinquilino di Rostagno negli anni universitari di Trento, la Corte aveva disposto l’accompagnamento coatto dal momento che l’ex terrorista, citato a testimoniare, non si era presentato alle precedenti udienze senza una valida giustificazione.

Imputati sono il capomafia Vincenzo Virga, ritenuto il mandante e collegato in videoconferenza dal carcere di Parma dov’è detenuto, e Vito Mazzara, accusato di essere uno dei killer, presente in aula.

La presenza di Renato Curcio come teste in questo processo è causato dalle dichiarazioni rilasciate dallo stesso Curcio nel 1993. Curcio aveva dischiarato che a uccidere Rostagno non sarebbe stata la mafia e che: “In tanti cercheranno di dire che è morto perché la mafia lo ha ucciso, perché qualche spacciatore lo ha ucciso, perché qualche amante deluso lo ha ucciso. Ma niente di tutto ciò ci racconterà la storia di Mauro perché Mauro non è morto per nessuna di queste ragioni. E la ragione per cui è morto resterà inconfessabile, impossibile da raccontare”.
Oggi le dichiarazioni dell’ex brigatista sono più moderate e meno enigmatiche: “La mia esclusione di tutte le ipotesi investigative finora avanzate (pista mafiosa, interna alla Saman e del traffico illecito di armi, ndr) deriva da un’enfatizzazione di un pensiero pessimistico, un giudizio, il mio, non fondato su dati di fatto, ma da attribuire a un’intuizione. Non cambio versione su quanto detto. Preciso, però, di essermi espresso nel pieno di una crisi emotiva”.

Curcio si è poi soffermato sulla figura di Rostagno, ricordando il giornalista con parole cariche di nostalgia: “era un esponente del ‘68 europeo; tra di noi c’era un rapporto intellettuale di affetto e di amicizia profonda; ma quest’amicizia non implicava, necessariamente, una condivisione di scelte”. A questo proposito, il teste ha fatto riferimento ai rapporti intercorsi tra Rostagno e Francesco Cardella, cofondatore della comunità Saman. “Rostagno era un uomo libero, anti-autoritario, mi stupì che una figura di questo genere potesse subire l’influenza di un guru come Cardella. Ma non chiesi mai a Mauro spiegazioni”.

L’udienza è stata aggiornata al prossimo 21 novembre, quando sarà escusso, su richiesta delle parti civili, il giornalista Claudio Fava.

Fabio Butera

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