Cronaca

Processo Mediaset: Berlusconi condannato a 4 anni

Silvio Berlusconi (foto internet)

La seconda sezione della Corte d’Appello di Milano, presieduta da Alessandra Galli, ha pronunciato una sentenza decisiva per il Cavaliere: la condanna a 4 anni di reclusione. Una sentenza che potrebbe interrompere bruscamente la carriera politica di Silvio Berlusconi.

I termini, per il processo sull’acquisto dei diritti televisivi, scadranno a luglio del 2014: se entro questa data la sentenza non diventerà definitiva con il pronunciamento della Cassazione, l’accusa di frode fiscale nei confronti dell’ex premier verrà prescritta. Dei 4 anni di reclusione stabiliti in primo grado, tre sono coperti da indulto. Berlusconi è accusato di frode fiscale per 7,3 milioni di imposta evasa al netto degli anni coperti da prescrizione.

Insieme all’ex-premier sono stati condannati gli allora manager di Mediaset Daniele Lorenzano (3 anni e 8 mesi) e Gabriella Galetto (1 anno e 2 mesi) e il produttore statunitense, suo «socio occulto», Frank Agrama (3 anni).

Come se non bastasse, “il povero Berlusca” si è visto confermare l’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici. Non solo c’è l’interdizione, ma anche il contraccolpo del decreto varato dal governo Monti: con una condanna superiore ai due anni scatta la decadenza dal seggio parlamentare. Se Berlusconi dovesse incassare una condanna superiore ai due anni anche nel processo Ruby, il condono gli verrebbe revocato e rientrerebbe nel perimetro del decreto Monti.

«Nessuna sorpresa, non ci aspettavamo nulla di diverso dai giudici di Milano», ha affermato l’avvocato Niccolò Ghedini, che ha così risposto alle domande dei cronisti: «Non mi interesso della stabilità politica del governo e non credo che ci sia una correlazione tra questa sentenza e la stabilità politica». Berlusconi ha aspettato l’esito della sentenza a Palazzo Grazioli, a Roma. Con chi lo ha raggiunto telefonicamente, Berlusconi ha manifestato tutta la sua ira parlando di «persecuzione», di «irresponsabile gioco al massacro», aggiunge anche: «Siamo nella mani di Napolitano» perché «se facciamo cadere questo governo Napolitano si dimette e il Pd elegge Rodotà! E poi che facciamo?».

«Continua la persecuzione giudiziaria nei confronti del presidente Berlusconi, leader politico che ha il consenso di dieci milioni di elettori. Evidentemente, per una certa magistratura la stagione della pacificazione è ancora lontana, e forse non arriverà mai. Soprattutto quando si nega con tanta ostinazione la verità dei fatti e ancor di più il buon senso », ha dichiarato il presidente dei senatori del Pdl, Renato Schifani. Dello stesso avviso Renato Brunetta, capogruppo del Pdl alla Camera: «E’ disgustoso. La sentenza contro Silvio Berlusconi è politica, anzi antipolitica, perché colpendo lui si favoriscono i disegni disgregatori del nostro Paese. L’ingiustizia è così ripetuta e palese che per fortuna la grande maggioranza dei cittadini capisce benissimo che una parte della magistratura non ha nessuna credibilità. La condanna non colpisce Berlusconi ma chi l’ha pronunciata».

Non appena appreso della condanna di Berlusconi in appello, i parlamentari del Movimento 5 Stelle, riuniti a Montecitorio per l’incontro con Stefano Rodotà, hanno accolto la notizia con un fragoroso applauso.

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