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Primarie del Pd, Rosy Bindi difende Bersani

Rosy Bindi. Foto Internet

 Come si fa a pretendere la segretezza dell’identità dei votanti in una consultazione così impegnativa che riguarda la scelta del candidato premier?”. Questa la domanda con cui Rosy Bindi si meraviglia del ricorso al garante della privacy fatto da Matteo Renzi.

Al centro delle sue critiche c’è l’albo degli elettori e la firma dell’appello pubblico per il centrosinistra. Regole che per Renzi violano la privacy e che secondo le sue parole “sono forme di condizionamento e controllo”. Già dall’approvazione di questa norma, Matteo Renzi aveva accusato il segretario Pierluigi Bersani averle volute per ostacolarlo.

A questa accusa Rosy Bindi risponde piccata. “Sulle regole per le primarie l’Assemblea nazionale del Pd si è espressa in modo unanime e consapevole” dice il presidente dell’assemblea del Pd.  “Così consapevole – continua – da approvare una modifica allo Statuto che ha permesso a Renzi, è bene non dimenticarlo, di partecipare alle primarie”.

Fra le critiche del leader dei rottamatori anche il ballottaggio. “Chi era presente – osserva Rosy Bindi –  sapeva bene quello che stava votando e il segretario ha rispettato pienamente il mandato che aveva ricevuto.”

Conclude dicendo che le regole “sono la condizione di una consultazione aperta, trasparente e consapevole che il Pd è impegnato a realizzare come occasione seria e credibile di vera partecipazione civile”.

Per oggi Laura Puppato del Partito democratico e candidata alle primarie si è vista rigettare la richiesta di proroga per le firme.

Lo scontro continua.

Matteo Melani

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