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Primarie: Bersani sbaraglia Renzi e guarda alle elezioni politiche

Pierluigi Bersani (foto internet)

La lunga battaglia delle primarie è giunta alla fine ed ora il centrosinistra non ha solo un vincitore ma anche un candidato premier. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ha vinto la sua sfida con il sindaco di Firenze Matteo Renzi: Bersani ottiene al ballottaggio oltre il 60 per cento dei voti mentre Renzi si ferma di poco sotto al 40 per cento.

Che Bersani avesse stravinto si era capito pochi minuti dopo la chiusura dei seggi quando il Tg1 ha diffuso un sondaggio dell’Istituto di Nicola Piepoli che non lasciava speranze al leader dei rottamatori: Bersani nelle intenzioni di voto era ampiamente sopra il 60%. Poi i voti reali, questa volta molto più veloci, hanno spento le residue speranze di Matteo Renzi.

In perfetto stile americano il sindaco di Firenze ha deciso, con il risultato già delineato, di parlare ai suoi sostenitori radunati nella Fortezza da Basso e riconoscere la vittoria di Bersani: «Ho appena chiamato Pier Luigi Bersani per fargli i miei e i vostri complimenti per aver vinto le primarie. Gli facciamo un in bocca al lupo per la sfida che lo attende. Vittoria netta che nessuna polemica sulle regole potrà mettere in discussione: lui ha vinto, noi no».

Nel suo discorso Renzi si è assunto tutte le responsabilità della sconfitta: «Felici per averci provato, dobbiamo avere il coraggio di dire che qualcosa abbiamo sbagliato. Su alcune cose vi devo delle scuse. Sapevamo in partenza che sarebbe stato difficile. Non sono riuscito, fuori dalla Toscana, a scrollarmi di dosso l’immagine del ragazzetto ambizioso. Non siamo riusciti a vivere con serenità le accuse personali: io me le sono sentite tutte, vi dico la verità, dalle Cayman all’accusa di aver violato le regole, quella che mi fa più male».

Poi il saluto e l’incoraggiamento ai sostenitori: «Andando a casa, siate orgogliosi di quello che avete fatto. Non andate al lavoro con la faccia triste. Offrite un sorriso al vostro collega. Quest’esperienza vi ha cambiato. Se vi è rimasta qualche cicatrice, pensate a una frase di Bersani (Samuele): è sempre bellissima la cicatrice che mi ricorda di essere stato felice». La canzone è Pesce d’aprile, per la cronaca.

Matteo Renzi intercettato dai cronisti dopo il suo discorso ha ribadito che ora tornerà a fare il sindaco di Firenze e che, soprattutto rimarrà nel Pd, senza tentare di organizzare il suo milione di sostenitori.

Tutt’altro clima tra i sostenitori di Bersani che intorno alle 22 si sono riuniti al Teatro Capranica dove il segretario del Pd ha tenuto il suo discorso della vittoria: «Grandissima soddisfazione, doppia soddisfazione. La prima e più grande è stata quella di aver creduto fortemente dal primo momento a queste nostre primarie. Tutti quanti possiamo riflettere su questa vicenda ricavandone un insegnamento: un grande partito popolare, un grande schieramento, deve sempre avere grande fiducia nella sua gente. Poi naturalmente c’è la soddisfazione per il mio risultato. Anche per me inaspettato in queste proporzioni. Anche se sono sempre stato tranquillo, non mi sono mai agitato»

Poi è stata la volta dei ringraziamenti a cominciare dalla famiglia, passando per i suoi avversari alle primarie e le forze politiche che lo hanno sostenuto tra le quali il segretario del Pd ha aggiunto  con grande ironia i cosiddetti “Marxisti per Tabacci” scatenando le risate della platea e i tweet della rete.

Bersani ha parlato con il piglio del candidato premier:  «Da domani devo fare due cose. Primo: riuscire a dare un forte profilo di governo e di cambiamento al centrosinistra. Secondo: predisporre spazi e percorsi per dare occasioni alle nuove generazioni. Già da domani mi metterò all’opera. Domani partirò per la Libia a incontrare il nuovo governo libico. Intendo che l’Italia cominci a riprendere un suo profilo e un suo ruolo in termini politici, morali, culturali, economici, con l’area del Mediterraneo: è casa nostra»

Il vincitore delle Primarie però ha la consapevolezza della lunga battaglia elettorale che lo aspetto ecco perché a conclusione del suo discorso ha fatto appello ai suoi sostenitori: «Non so se c’è tempo per riposarci, ma un paio di giorni ve li do. Poi si ricomincia con la battaglia vera. Io vi chiedo di metterci tutta la convinzione, tutto l’impegno, perché questo viaggio lo facciamo insieme. Non c’è l’uomo solo al comando. Si governa con un popolo. Mettiamoci forza, mettiamoci energia e mettiamoci anche un po’ di allegria, che è un tratto del nostro popolo! E un po’ di convinzione, tranquillità, serenità. Non bisogna agitarsi, intimorirsi. Bisogna essere tranquilli e forti, e decisi! Grazie per quello che avete fatto ma ancora di più per quel che farete, nella battaglia comune».

Adriano Frinchi

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Un Commento

  1. Con Bersani alla guida del Pd non ci sarà mai un reale cambiamento, avevamo una possibilità di rinnovamento con Renzi e ce la siamo fatta scappare… peccato!

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