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Presentati a Palermo i candidati del Pd alle Europee

Fausto Raciti

Il Partito democratico siciliano ha presentato oggi la squadra dei candidati che correrà per le Europee. Stamattina, in via Bentivegna, sede palermitana del partito il giovane segretario regionale Fausto Raciti ha raccolto intorno a sé volti nuovi e non della politica: otto nomi, sette sono siciliani e uno sardo, quattro donne e quattro uomini.

Presente anche Renato Soru, patron di Tiscali nonché ex presidente della Sardegna e secondo in lista dopo Caterina Chinnici. Raciti prende subito la parola e prima di introdurre i candidati, fa un breve prologo sulla rilevanza delle prossime elezioni nel futuro assetto politico nazionale.

“Questa tornata elettorale sarà un vero test politico – ha spiegato Raciti – sull’iniziativa che il partito sta portando avanti nelle ultime settimane, da quando a capo del governo c’è il segretario Matteo Renzi. Dalla vittoria o dalla sconfitta di questa battaglia, dipenderà molto del futuro del Paese e della Sicilia. Per quanto ci riguarda – ha proseguito – abbiamo fatto la nostra parte mettendo in campo una squadra forte e importante. Con questi nomi e questi volti non solo raccontiamo un pezzo di Sicilia, ma all’Isola proviamo a dare una vera rappresentanza, ma deve essere una sfida di tutto il Pd e Renzi deve impegnarsi in prima persona”.

Un richiamo all’unità. Quella stessa unità auspicata anche dalla candidata Michela Stancheris, attuale assessore regionale al Turismo che, rispondendo a Il Moderatore in merito alla posizione del Pd rispetto al Fiscal compact, ha sottolineato la necessità di una condivisione di intenti all’interno del partito socialista europeo in tema di Patto di bilancio.

“Il Parlamento europeo ha poco da fare sul Fiscal compact- ha detto Stancheris- perché chi sta a Strasburgo a volte non sa neanche quando si convoca il Consiglio e cosa succede all’interno di esso. Quindi, il problema vero è che ci vuole una posizione nazionale forte rispetto a questo,ed il nostro governo deve e può intervenire. Se il Parlamento europeo negli anni passati avesse lavorato meglio, avrebbe potuto contribuire a migliorare la condizione per superare il Fiscal compact”. Ma questo evidentemente non è accaduto…

“Io credo molto – aggiunge- nel federalismo e quindi nella possibilità di dare alle regioni più potere per gestire questo Patto. Su questo la commissione economica di Strasburgo può lavorare. Ci vuole a mio avviso un buon coordinamento, è utile che vi sia unità nel partito socialista europeo”.

E’ opportuno, a questo punto, ricordare cos’è questo famigerato Fiscal Compact. Si tratta un atto internazionale che è entrato in vigore dal 1 Gennaio 2013. Fiscal Compact è il nome informale dato al ‘Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance nell’Unione economica e monetaria’, cioè l’accordo siglato tra i capi di Stato e di governo di 25 Paesi componenti l’Unione europea (su 27), con le sole eccezioni di Regno Unito e Repubblica Ceca, in occasione del vertice tenutosi a Bruxelles il 9 dicembre 2011. Accordo che è entrato in vigore nel gennaio 2013, dopo la necessaria ratifica di 12 Paesi. La giornalista Barbara Spinelli, oggi candidata alle Europee con la lista L’Altra Europa con Tsipras, scrive a proposito una bella lettera indirizzata a Stefano Fassina, dove usa parole di fuoco in merito al Patto di bilancio ed alla sua approvazione byparitsan.

“Il Pd, che dal 2011 è tornato al governo (prima coalizzato con Berlusconi, poi con il Centro destra di Alfano, per prepararsi oggi a una nuova Grande o Piccola Intesa) non ha esitato un secondo ad accettare, nel 2012, che il Fiscal Compact venisse inserito nella Costituzione. La verità è che non c’era obbligo alcuno di farlo. La Commissione europea s’era limitata a dire che tale soluzione era «preferibile», e senza provocare strappi il governo francese si è rifiutato di costituzionalizzare il pareggio di bilancio. Di questa schiavitù volontaria, terribilmente costosa per gli italiani già piegati dalla crisi, non trovo traccia nell’articolo di Fassina né tantomeno nelle parole di Renzi”.

All’Italia il Fiscal Compact fa paura perché chiede che dall’anno prossimo venga ridotta di un ventesimo la parte del rapporto debito pubblico/Pil che supera il 60%. Il che si traduce (a parametri di debito, Pil e inflazione invariati) in manovre da oltre 50 miliardi di euro l’anno. Sarebbe un massacro, per usare un eufemismo. Eppure, la posizione del premier Renzi era, fino al suo incontro a Berlino con la Merkel, assolutamente critica. Oggi, apprendiamo dal sito on line Il Nord Quotidiano che il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, un’intervista rilasciata la scorsa settimana al Financial Times ha detto che è “escluso che l’Italia cercherà di rinegoziare il Fiscal Compact e in generale la disciplina federale concordata in Europa”.

Ma di tutto questo poco e niente si è parlato alla conferenza stampa di oggi, che ha visto protagonisti i soggetti che domani andranno a decidere a livello europeo le prossime politiche che riguarderanno 500 milioni di cittadini.

Lista Pd circoscrizione Isole: 1) Caterina Chinnici 2) Renato Soru 3) Giovanni Fiandaca 4) Michela Giuffrida 5) Giovanni Barbagallo 6) Marco Zambuto 7) Michela Stancheris 8) Tiziana Arena

Marina Pupella

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