Editoriale

Precari o non precari questo è il problema? No, questo è il futuro!

Il direttore Francesco Panasci

Oggi siamo tutti precaritranne gli ‘indipendenti pubblici’, che non dipendono da nessuno e che vivono sereni alla faccia di tutti noi precari.

Ma con il tempo si estingueranno e quelli che arriveranno si adegueranno al cosiddetto precariato pubblico.

I precari rappresentano la nuova generazione dei lavoratori, imprenditori e pensionati che di ‘sicuro’ non avranno niente ma che potranno avere tutto e tutti vivremo alla giornata, contratti a tempo o a progetto per i lavoratori, imprenditori che produrranno lavoro a progetto o a raggiungimento obiettivi. Gli imprenditori del futuro apriranno partita IVA e a progetto concluso la chiuderanno e insieme a loro si concluderà anche il lavoro a progetto del dipendente. Quindi precari for ever.

È importante cominciare da subito ad abituarci tutti, lavoratori, imprenditori, pensionati, a questo modo di fare attività ‘mordi e fuggi’, che permetterà oltretutto di non incappare nella morsa della tirannia fiscale dello Stato.

Ma l’auspicio più grande potrà essere per noi: quello di vedere Istituzioni e gli uomini che la rappresentano lavorare anche loro a progetto e quindi a tempo determinato, con un massimo di due legislature e radiandoli dalla politica a tempo indeterminato, riconvertendoli a vita ‘normale’ proprio perché negli ultimi 50 anni, a normalissimi uomini, è stato concessa l’opportunità, se così si può definire, di diventare potenti e prepotenti, arroganti e superbi e in alcuni casi anche delinquenti.

A questo punto, dato che precariato non equivale a disoccupato, esorto a: “Viva il precariato ma quello produttivo“.

 Francesco Panasci

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Francesco Panasci

Giornalista ed Editore ma anche musicista e produttore.

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