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Postiglione difende Montante: “Ne uscirà tranquillamente”

L’ex prefetto di Palermo e attuale direttore dell’Agenzia per i beni confiscati e sequestrati alla criminalità ascoltato in commissione regionale Antimafia prende le difese del presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante, iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Caltanissetta.

“Antonello Montante uscirà tranquillamente dalla vicenda che lo ha coinvolto. Credo nell’azione che Confindustria Sicilia ha portato avanti con tanta determinazione e anche con tanto rischio. Sulla sua permanenza in Agenzia non spetta a me decidere se dovrà rimanere, ma eventualmente al diretto interessato e al presidente del Consiglio che lo ha nominato. Posso solo dire, che bisogna usare cautela prima di arrivare a facili conclusioni. Mi viene in mente a proposito, il mio caso,  una volta  sono comparso nei media della mia regione (la Campania, ndr) quasi con le fattezze di Al Capone. Fui scaraventato sulle prime pagine di tutti i giornali con accuse pesanti, per le quali fui scagionato completamente”.

E’ un fiume in piena, veramente inarrestabile, Umberto Postiglione, già prefetto di Palermo ed ora a capo dell’Agenzia per i beni confiscati e sequestrati alla criminalità, che a distanza di due giorni dalla notizia dell’indagine per mafia sul presidente di Confindustria Sicilia, ha deciso di schierarsi dalla sua parte. L’occasione è l’audizione svoltasi oggi in commissione regionale Antimafia, presieduta da Nello Musumeci, al termine della quale il direttore dell’Anbsc ha ribadito ai nostri taccuini che “sarà lo stesso Montante a decidere cosa fare, in base alla sua coscienza e alla sua cultura della legalità”.

Lo incalziamo. Crede abbia dato fastidio a qualcuno, per il ruolo che ricopre all’interno dell’Agenzia?

“Questo non lo so, ma non credo che sia stato questo l’elemento determinante. Credo che tutta la storia degli ultimi quindici anni di Confindustria Sicilia, lui abbia dato tanto fastidio a tanta gente”.

Insomma, una difesa ad oltranza per l’inventore del ”codice etico” dell’imprenditoria schierata contro il malaffare ed il racket delle estorsioni, il cui impegno ha trovato negli ultimi anni anche l’appoggio di magistrati del calibro di Sergio Lari, procuratore di Caltanissetta, capo dell’ufficio inquirente che lo ha iscritto nel registro degli indagati e che ora, viste le indagini in corso, rilascia solo “No comment”.

C’è un retroscena inquietante dietro a questa storia, un coup de teâtre che è stato rivelato ieri dal Corriere della Sera, che ha pubblicato il verbale di un’intercettazione, non autorizzata ma dai contenuti sconcertanti, recapitata lo scorso 2 ottobre nella sede di via dell’Astronomia a Roma. Qualcuno aveva registrato, dal 4 al 18 settembre, alcune persone sedute al bar Lumiere di San Cataldo, in provincia di Caltanissetta, mentre si scambiavano del denaro e pronunciavano frasi come: “Questa è la seconda tranche da fare arrivare ai familiari del ‘cantante’. Devi sapere che il sistema così viene meglio incentivato e nelle sue cantate si ricorda sempre qualcuno in più”.

E poi, il riferimento esplicito a Montante e Ivan Lo Bello: “Giuro su mia mamma che questi devono scomparire dalla faccia della terra per sempre, a noi interessa solo che viene anticipata quella notizia sul giornale per massacrarli nell’immagine”.

Gli uffici del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi,  avrebbero poi consegnato l’anonimo verbale al procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, che a sua volta lo avrebbe trasmesso ai procuratori di Caltanissetta, Sergio Lari, e Catania, Giovanni Salvi.

Marina Pupella

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