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Poltrona ti amo/6 – Calogero Mannino, ovvero 30 anni in Parlamento

Calogero Mannino (foto internet)

Oggi la sesta puntata di “Poltrona ti amo” è dedicata interamente ad un uomo – non sarà l’unica volta – che è rimasto seduto in Parlamento dal 1976 al 1994 e ci è tornato nel 2008 (dopo essere stato senatore dal 2006 al 2008), per un totale di 24 anni da stipendiato con le tasche dei cittadini.

L’uomo risponde al noto nome di Calogero Antonio Mannino, nato ad Asmara in Eritrea nel 1939 ma sin da piccolo trasferitosi a Sciacca (Agrigento), dove ha costruito la solida base della sua lunghissima carriera politica.

Laureato in Giurisprudenza e Scienze Politiche, avvocato, attivo nell’associazionismo cattolico, dirigente della Cisl a livello provinciale e regionale, Mannino ha fatto il suo primo passo in politica nel 1961, a soli 22 anni, diventando consigliere comunale a Sciacca.

Deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana dieci anni dopo, per tutta la legislatura svolgerà l’incarico di Assessore alle Finanze regionale. Nel 1976, grazie alla Democrazia Cristiana in cui Mannino rappresenta l’ala più progressista, fa il salto di qualità arrivando a Montecitorio.

L’agrigentino rimarrà fedele alla Balena Bianca per 20 anni, anche quando nel 1994 si presenta alle Politiche con una lista civica dall’inconfondibile nome “Scudo Democratico”. Non riuscirà a ottenere il seggio, rimanendo fuori dalla politica nazionale per dodici anni, finché l’Udc di Pier Ferdinando Casini non gli offre un posto da senatore nel 2006, accettato di buon grado.

Nel 2008, sempre con l’Udc, torna in Parlamento alla veneranda età di 69 anni. Due anni dopo, insieme a Saverio Romano (palermitano, uomo di Totò Cuffaro), Giuseppe Drago (ragusano, ex presidente della Regione Sicilia, dimessosi dopo condanna penale per appropriazione indebita e interdizione dai pubblici uffici), Giuseppe Ruvolo (agrigentino, sponsor di Cuffaro) e Michele Pisacane (campano, ex Mastelliano) abbandona l’Udc per fondare i Popolari per l’Italia di Domani, gruppo misto che appoggia il Governo Berlusconi votandone la fiducia.

Ma quello che più interessa di Calogero Mannino sono le sue lunghe e ancora aperte vicissitudini penali. Inizia tutto nel 1991, quando il pentito Spatola lo tira in ballo e la Procura di Trapani apre un procedimento nei suoi confronti. I colleghi di Sciacca – città d’origine di Mannino – archivia tutto. Tre anni dopo è Palermo a mettere in ambasce l’ex assessore siciliano, indagandolo per concorso esterno in associazione mafiose: viene arrestato il 13 febbraio 1995. Rimane in carcere 9 mesi, altri 13 agli arresti domiciliari, nel 1997 ogni forma di detenzione viene sospesa per decadenza dei termini.

Viene assolto per la prima volta nel 2001 “perché il fatto non sussiste”, ma il pubblico ministero impugna la sentenza e nel 2003 la Corte d’Appello di Palermo ribalta tutto, condannando Mannino a 5 anni e 4 mesi di detenzione. Ma anche stavolta il processo va rifatto, lo dice nel 2005 la Corte di Cassazione. Non sembrano sufficienti, quindi, le dichiarazioni di pentiti quali Gioacchino Pennino, Gaspare Mutolo, Giovanni Drago, Leonardo Messina, Francesco Di Carlo, Giuseppe Croce Benvenuto, Giovanni Calafato oltre ai resoconti degli investigatori e le intercettazioni ambientali, tutte prove che dipingono Calogero Mannino, ex Ministro di Agricoltura, Trasporti e Mezzogiorno, come amico stretto e collega d’affari con i mafiosi Nino e Ignazio Salvo, referenti della “Stidda”, una costola di Cosa Nostra.

Nell’ottobre del 2008 i giudici della seconda sezione della Corte d’Appello di Palermo assolvono Calogero Mannino, viene impugnata nuovamente la sentenza finché nel 2010 si arriva alla definitiva assoluzione. Il 12 maggio di quest’anno viene negato a Mannino il risarcimento per ingiusta detenzione, in quanto si riconosce all’agrigentino di aver effettivamente intrattenuto rapporti con il mafioso Antonio Vella, per motivi elettorali, tanto che diversi pentiti durante gli interrogatori defirono Mannino come persona disponibile nei confronti del clan.

Ma le peripezie del 73enne non finiscono qui: è indagato da febbraio anche nell’ambito dell’indagine sulla presunta Trattativa tra Stato e Mafia di inizio Anni Novanta. Avrebbe fatto pressioni per l’alleggerimento del famigerato 41 bis, ovvero il carcere duro per i mafiosi. Il deputato ha respinto ogni accusa, ma la giornalista del Fatto Quotidiano Sandra Amurri, il 10 marzo scorso pubblicò quanto ascoltato accidentalmente la mattina del 21 dicembre 2011 davanti alla famosa pasticceria “Giolitti”, due passi dal Parlamento: “Vedo arrivare (…) l’onorevole Calogero Mannino in loden verde – scrive la Amurri – in compagnia di un signore dai capelli bianchi, occhiali, cappotto scuro taglio impermeabile e in mano un libro e dei fogli (l’eurodeputato Udc Giuseppe Gargani, ex Dc ed ex Ppi, ndR). (…) Mannino, che mi dà le spalle, dice con tono preoccupato e guardandosi più volte intorno sospettoso: ‘Hai capito, questa volta ci fottono: dobbiamo dare tutti la stessa versione. Spiegalo a De Mita, se lo sentono a Palermo è perché hanno capito. E, quando va, deve dire anche lui la stessa cosa, perché questa volta ci fottono. Quel cretino di Ciancimino figlio ha detto tante cazzate, ma su di noi ha detto la verità. Hai capito? Quello… il padre… di noi sapeva tutto, lo sai no? Questa volta, se non siamo uniti, ci incastrano. Hanno capito tutto. Dobbiamo stare uniti e dare tutti la stessa versione’ ”.

Valerio Valeri

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