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Poltrona ti amo/2: Mario Tassone e Gianfranco Fini

Il Presidente della Camera Gianfranco Fini (foto Internet)

Continuando a scorrere la classifica dei più affezionati alle poltrone parlamentari, si legge un nome ai più sconosciuto: Mario Tassone. Calabrese di Castrovillari, ha 69 anni e occupa il posto a Montecitorio da 34.

È cresciuto nella Democrazia Cristiana, ricoprendo ruoli importanti durante il governo Craxi e quello Fanfani, per poi confluire nel Partito Popolare. Dal 2005 è nelle fila dei centristi e ancora oggi è un fiero sostenitore dell’Udc di Pier Ferdinando Casini.

“OpenPolis” ci informa molto dettagliatamente che Tassone ha preso parte a quasi il 93% delle votazioni in aula, assentandosi 656 volte su 9882. La sua attività parlamentare è particolarmente movimentata: ha presentato 21 proposte di legge durante l’attuale mandato, 54 interpellanze, 32 interrogazioni a riposta orale, 18 a risposta scritta. L’argomento che sta più a cuore all’onorevole Tassone è fondamentalmente uno: la Calabria, sviscerata in ogni suo aspetto dalla tutela ambientale a quella economica.

Dietro di lui, ecco un altro pezzo da novanta, ovvero l’ex leader di Alleanza Nazionale e fondatore di Futuro e Liberità, Gianfranco Fini, in Parlamento da 8 legislature, ovvero 29 anni. Nato a Bologna 61 anni fa, l’attuale Presidente della Camera (sul sito dichiara di aver guadagnato 228 mila euro nel 2012) da ragazzo era un convinto fascista (figlio di Argenio, repubblichino), militante del Fronte della Gioventù prima e del Movimento Sociale Italiano poi.

Mussolini è stato il più grande statista del secolo e se vivesse ancora oggi garantirebbe la libertà degli italiani” oppure “Nessuno può chiederci abiure della nostra matrice fascista”, frasi pronunciate tra fine anni 80 e primi anni ’90.

Col tempo, man mano che Fini si è sempre più avvicinato a ruoli istituzionali, ha gradualmente ammorbidito la sua posizione verso il fascismo, fino a distaccarsene totalmente riconoscendo addirittura l’importanza storica dell’anti-fascismo. Fece scalpore, nove anni fa, la sua proposta di permettere il voto ai cittadini immigrati residenti alle elezioni amministrative. Applaudito dal centrosinistra, venne aspramente criticato dai partiti di estrema destra e dalla Lega Nord, allora partner di Governo, tanto che non se ne fece mai nulla.

Valerio Valeri

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