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“Più musica, meno mafia”: l’OSS ricorda le vittime di Via D’Amelio

Schipilliti Mirko, foto ufficio stampa

Più musica, meno mafia” è il titolo del concerto che l’Orchestra Sinfonica Siciliana eseguirà in Piazza Ruggero Settimo – davanti al Teatro Politeama – sabato 19 luglio alle ore 21.15.

Dedicato alla memoria del giudice Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta, nel 22esimo anniversario della strage di via D’Amelio, l’evento vuole espressamente richiamare l’attenzione sul valore della cultura oggi, quale antidoto a quella stessa criminalità che ventidue anni fa sconvolse Palermo con le bombe di Capaci e Via D’Amelio e che oggi rastrella manovalanza tra i poveri, i disoccupati e i disperati.

Il concerto sarà diretto da Mirko Schipilliti, giovane direttore veneziano che ha scelto di dirigere a titolo gratuito, a sostegno delle difficoltà economiche che affliggono l’Orchestra Sinfonica Siciliana. Il programma prevede l’esecuzione dell’ouverture Le Ebridi di Mendelssohn, della Valse triste di Sibelius, di alcuni brani tratti dalla prima e dalla seconda suite del Peer Gynt di Grieg e la chiusura con la Sinfonia Scozzese di Mendelssohn.

Il viaggio effettuato da Mendelssohn in Scozia nel 1829 e, in particolar modo, la visita alla grotta di Fingal nell’isola di Staffa, appartenente all’arcipelago delle Ebridi, costituiscono la fonte primaria d’ispirazione dell’Ouverture op. 26, Le Ebridi, il cui sottotitolo è appunto La grotta di Fingal.  L’opera fu sottoposta a continue revisioni protrattesi ben oltre la prima esecuzione, avvenuta il 14 maggio 1832 alla Filarmonica di Londra. La pubblicazione, infatti, avvenne nel 1833 a Lipsia a cura della casa editrice Breitkopf & Härtel dopo un’ultima e definitiva revisione.

Prima dei sei brani che formavano le musiche di scena composte dal cognato Arvid Järnefelt per il dramma Kuolema (Morte), la Valse triste di Sibelius fu l’unica composizione a sopravvivere alla prima rappresentazione del lavoro teatrale, avvenuta il 2 dicembre 1903 al Teatro Nazionale di Helsinki sotto la direzione del compositore stesso. Il dramma non riscosse un notevole successo e rimase in cartellone soltanto per sei serate; inoltre per le ultime due si rese necessario ridurre il prezzo del biglietto in modo da favorire una maggiore affluenza di pubblico.

Nel 1874 Ibsen chiese a Grieg di creare le musiche di scena per il suo nuovo lavoro: Peer Gynt e Grieg ne terminò la partitura nel 1875. Considerato il grande successo ottenuto dall’opera alla prima –il 24 febbraio del 1876 – il musicista decise di ricavare dai 23 pezzi di cui è composta, due suite sinfoniche. I brani in ascolto sabato sono: Il mattino, La morte di Aase, Danza di Anitra e Nel palazzo del re della Montagna, tratti dalla prima suite; Lamento di Ingrid, tratto dalla seconda suite.

A chiudere la serata della Sinfonica saranno le note della Sinfonia scozzese il cui primo abbozzo, da parte di Mendelssohn, risale al luglio 1829. Come molte altre sue opere, ha avuto una lunga gestazione, durata circa 13 anni, dal luglio 1829 appunto al 20 gennaio 1842, data in cui fu ultimata. La Sinfonia fu eseguita, per la prima volta, il 3 marzo del 1842, sotto la direzione dell’autore, al Gewandhaus di Lipsia riscuotendo un successo tale da essere ripresa nel concerto successivo del 17 marzo sotto la direzione del Kappelmeister del Teatro K. Bach.

“La crisi della cultura e, in particolare dei teatri, – affermano i segretari aziendali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UIL-COM e FIALS – non è circoscritta all’ambiente degli spettacoli; il collegamento tra mancanza di formazione culturale e criminalità è direttamente proporzionale. È per questo che i lavoratori della Sinfonica stanno lottando duramente per mantenere in vita la Fondazione. Non è in gioco soltanto il posto di lavoro, ma il destino delle nuove generazioni”.

“Prendendo spunto dalla lotta dei lavoratori dell’Orchestra Sinfonica Siciliana – dichiarano il Commissario Straordinario Gianni Silvia e il Sovrintendente Valeria Grasso –  vogliamo dedicare questo evento a sostegno di tutte le vertenze di lavoro aperte in Sicilia e che coinvolgono anche gruppi industriali storici in procinto di abbandonare l’Isola; un processo che sta gradualmente desertificando il tessuto sociale ed economico siciliano riverberando i suoi effetti su tutta la collettività.  Rivolgiamo quindi un appello alla mobilitazione per difendere il proprio posto di lavoro e il futuro e chiediamo alla politica di fare la sua parte, sostenendo economicamente lo sviluppo nell’Isola”.

Mario Trapani

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