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Piazza Kalsa dove l’emarginazione ha oscurato la storia…

E’ la Kalsa uno dei quartieri più antichi e ricchi d’arte di Palermo dove la cultura araba e normanna fuse in un cerchio magico, proiettano il visitatore nel cammino d’arte che offre il più bel centro storico d’Europa.

Una grande piazza dominata dalla settecentesca chiesa di Santa Teresa , a pochi metri dal Foro Umberto dove la brezza marina è pronta a ritemprare chi ha trovato ristoro tra le panchine della villetta dopo un percorso d’arte , inebriato di immagini della Palermo che fu; ma la storia qua è di casa ed è la cinquecentesca Porta Dei Greci, una delle vie d’accesso alla storica Piazza.

E’ davanti Porta dei Greci che a pochi giorni dal “Festino”, Santa Rosalia ed il fastoso carro, si ergono a protezione dell’ingresso di Piazza Kalsa, pronti a donare un luogo per una preghiera alla “Santuzza” e uno “scatto” per i turisti attratti dalla singolare composizione, raro connubio tra sacro e profano.

Ma già vicino al carro, all’ingresso della porta, un groviglio di fili elettrici e di “prese volanti” in bella vista sono un cazzotto nello stomaco per chi è pronto a iniziare una passeggiata a ritroso nel tempo.

Ma è dal passaggio al quale si accede alla piazza, che un odore intenso prevale sul profumo del mare; è un acre tanfo di deiezioni ed urina ad annullare il benefico influsso.

E’ la piazza a svelare il mistero e con sorpresa a bordo strada di fronte la villetta, una sorta di bindonville  tra divani e improvvisati ripari, sorta ad  ospitare una ventina di profughi, giorno e notte che tra ozio e vino, hanno “riqualificato” il passaggio di Porta dei Greci in bagno all’aria aperta.

La disperazione di una vita senza un tetto, espressa nell’emarginazione e ignorata dalle Istituzioni.

“E’ un continuo alternarsi di gente disperata, spesso ubriaca che per arrotondare qualche euro, si improvvisa parcheggiatoreafferma un residente che preferisce restare anonimo vivono nella più completa sporcizia, stendono i panni nella villetta, qua i topi la fanno da padrone e non è raro veder defecare a cielo aperto. Sono circa tre anni che questa situazione è ignorata dall’Amministrazione”, conclude il cittadino.

Una città per vocazione multietnica, non può ignorare un simile stato di disagio sociale, non è questo  il giusto percorso da seguire per aprire all’integrazione.

E poi diciamolo chiaramente, la Kalsa una borgata di per sé difficile che comunque sta seguendo una città che ha voglia di turismo, di cambiamenti, di riqualificazione urbana e di vivibilità cittadina; l’onda della rinascita delle pedonalizzazioni, dell’arte, della cultura, sta montando proprio dal centro storico nel quale non ci si può permettere di mantenere finestre di assoluto degrado ed emarginazione ma soprattutto non può essere calpestata la dignità umana di qualsiasi origine sia e di contro va tutelata la tranquillità degli abitanti del quartiere. Tra regolamenti e ordinanze di questa amministrazione comunale che fondamentalmente discriminano i palermitani rispetto a chi giunto da altre parti del mondo colonalizza non solo un quartiere ma si appropria di intere aree in barba a ogni legge ma soprattutto deridendo i cittadini che tanto tengono alla propria città coscienti di sapere che ogni trasgressione non sarà punita.

Preghiamo Orlando quanto meno di provvedere a dare loro uno status di residenti a cielo aperto.

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Massimo Brizzi

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