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Perché si oppongono a Cicero? Cosa c’è dietro e chi?

Stefano Catuara

Riceviamo e pubblichiamo dai colleghi di SudPress un articolo su una nuova inchiesta che traccia un profilo dell’ex presidente dell’Asi di Agrigento Stefano Catuara.

Oggi a Palermo udienza davanti al TAR di sospensiva avverso la nomina di Alfonso Cicero a Presidente dell’IRSAP. Il ricorso reca le firme dell’ex Presidente dell’ex ASI di Agrigento, Stefano Catuara, e del Prof. Avv. Gaetano Armao.

Continua quindi l’opposizione alla scelta del governo regionale di nominare alla Presidenza dell’IRSAP lo scomodissimo Cicero, che vive oramai una vita blindata. In particolare innumerevoli sono state le denunce che Cicero ha mosso all’amministrazione del duo Catuara-Casesa.

Sarà, quindi, forse utile tacciare un profilo della gestione Catuara e dei guai dello stesso con la giustizia penale e con quella contabile.

Stefano Catuara, gia’ raggiunto da avviso di garanzia dalla Procura della Repubblica di Agrigento per i reati di peculato, truffa e abuso e rinviato a giudizio per ben tre volte dalla Procura Regionale della Corte dei Conti di Palermo per ingenti danni erariali (udienze già fissate per il 19 febbraio, 17 aprile e 7 maggio 2014), si e’ reso responsabile nel corso della sua gestione del Consorzio di svariate condotte oggi sotto la lente di ingrandimento della Magistratura. Anche l’ex Direttore Generale, Antonino Casesa, è statoraggiunto da provvedimenti giudiziari per ingenti danni erariali e per abuso e truffa, hanno potuto sviluppare i propri affari nelle zone industriali dell’Asi di Agrigento.

Catuara ha lasciato l’Asi sommerso di debiti, invaso da pignoramenti – alcuni causati da sentenze stranamente non appellate dal Consorzio – effettuati contro il patrimonio immobiliare compresa la stessa sede dell’Asi, (lo scandalo del centro direzionale della zona industriale “Campobello-Ravanusa”, costata 5 miliardi di lire, lasciata all’incuria e alla distruzione dei vandali e in passato teatro di pascolo abusivo e di ricovero di cavalli usati per le corse clandestine, ne è un esempio), stanze sommerse da fatture non pagate, una montagna di crediti non riscossi, numerose sentenze esecutive mai onorate, numerosi precetti, con creditori che rischiano di fallire per via delle ingenti somme spettanti loro, tasse e oneri fiscali non pagati e tanto altro, a configurare un luogo dove chi deteneva le leve del “comando” ha realizzato percorsi perversi e contrari alla legalità. Tutto ciò, con grave danno all’immagine ed all’interesse pubblico in un contesto territoriale devastato dalla presenza opprimente della criminalità organizzata, contrastata con spirito di sacrificio, coraggio ed in modo straordinario dalla magistratura e dalle forze dell’ordine.

Fa specie costatare come gli organi di vigilanza della Regione siciliana, l’alta burocrazia di Palermo, non avevano ritenuto di verificare e adottare gli opportuni provvedimenti rispetto all’evidente e noto disastro dell’Asi. Soltanto dopo specifici solleciti effettuati dall’ex commissario straordinario ASI Alfonso Cicero (nonostante da tempo la vigilanza fosse a conoscenza della devastante situazione dell’Asi), la Regione ha nominato, un anno fa, una commissione composta da 3 ispettori, di cui soltanto uno ha accettato l’incarico, recandosi presso gli uffici all’Asi.

Si attendono ancora gli esiti delle verifiche amministrative, economiche e finanziarie, rispetto ad una copiosa documentazione consegnata da Cicero al predetto ispettore “superstite”.

Il debito complessivo che si e’ potuto accertare sarebbe pari a circa 60 milioni di euro e, nonostante cio’, negli anni 2008/2011 la gestione Catuara aveva continuato a spendere denaro pubblico, con atti sottoscritti dai dirigenti, nonostante i bilanci adottati fossero stati ripetutamente bocciati. Inoltre, sarebbero riscontrabili ulteriori danni ingentissimi, causati all’erario per la mancata presentazione di dichiarazioni fiscali ed il mancato versamento di ritenute Irpef.

La gestione Catuara si sarebbe inoltre caratterizzata per i ripetuti e numerosi atti illegittimi che, oltre ad avere arrecato gravi e pesanti danni all’ente, testimoniano la mancata osservanza anche delle più elementari regole di gestione della cosa pubblica.

A titolo esemplificativo, e solo a mo di  esempio si pensi come il Catuara abbia consentito l’autopromozione di Casesa da dirigente di terza a dirigente di prima fascia, nonché la sottoscrizione di un contratto di collaborazione al figlio del medesimo dirigente e la firma di mandati di pagamento in suo favore. Per tacere dei ritardi ed omissioni nei confronti di numerose imprese raggiunte da informative antimafia e perfino l’acquisto del lussuoso marmo bianco di Carrara, fornito da una ditta di Casteltermini, del quale non esistono ulteriori tracce riguardanti l’uso fattone ed il beneficiario finale; gare bandite e celebrate per affidamento di progetti a professionisti per 500.000 euro circa senza alcuna copertura finanziaria, pur sapendo che il TAR Palermo aveva in discussione l’annullamento – verificatosi – dei progetti così illegittimamente affidati.

Ed ancora, il pagamento illegittimo in favore di Catuara di contributi alla Cassa forense di Roma e di rimborsi chilometrici non spettanti.

E proprio la Procura della Repubblica di Agrigento, in relazione alle tante illiceità penali contestate a Catuara, non ha mancato di rilevare, in ordine agli incarichi legali assegnati illecitamente ed alle somme erogategli altrettanto illecitamente, che “… il Catuara esercitava poteri riservati al dirigente generale anche omettendo di astenersi dal relativo procedimento essendo il Brucato soggetto inserito nel suo studio legale”; ed ancora, sui rimborsi illegittimamente richiesti ed ottenuti “… attestando falsamente di avere sostenuto tali spese per fini istituzionali…”; oppure di avere disposto, in violazione di legge “…il pagamento di appositi mandati a fronte di richiesta effettuata dal Catuara ed in favore di quest’ultimo, nella sua qualità di iscritto all’Albo degli avvocati di Agrigento …” così’ come “… il rimborso chilometrico relativo al percorso fra la sede del Consorzio ed il luogo di residenza del catara, in realtà non rimborsabile”, per non tacere degli atti illeciti con i quali, sempre secondo la Procura “… si deliberava il transito del Casesa dalla terza alla prima fascia avere alcun specifico potere … ed in violazione della deliberazione della Giunta di Governo regionale… procuravano intenzionalmente al Casesa un ingiusto vantaggio patrimoniale”.

Queste gravi violazioni rappresentano solo una breve sintesi di quanto la gestione Catuara ha provocato all’Asi e all’imprenditoria sana della provincia di Agrigento.

Bisognerà attendere la Gestione commissariale di Alfonso Cicero, nel marzo 2012, per dare inizio ad un’azione di denuncia e di contrasto alle tante imprese mafiose o colluse con l’organizzazione mafiosa che la gestione di Catuara e Casesa aveva lasciato indisturbate di operare anche dopo le informative trasmesse dalla Prefettura di Agrigento.

Ecco, in dettaglio, gli atti di revoca adottati da Cicero e le motivazioni che li rendevano non solo obbligatori, ma anche urgenti:

a) Revoca del lotto, adottata con Determinazione Commissariale n. 74 del 06/07/2012, nei confronti di Società “MANGIARE SICILIA – SICILIA TAVOLA” a seguito di informativa Prefettizia Atipica prot. n.41262 del 03/11/2011: PISCOPO Angelo, titolare della Società “MANGIARE SICILIA – SICILIA TAVOLA”, operante nell’area industriale di “Aragona Favara”, è stato colto in frequentazioni con persona in carcere riconosciuta come appartenente alla criminalità organizzata di stampo mafioso oltre che con soggetti raggiunti da provvedimenti giudiziari per reati di associazione mafiosa e sottoposti a misure di prevenzione. Il TAR Palermo, con ordinanza n. 646 del 24/10/12, ha rigettato l’istanza cautelare proposta dalla suddetta società contro la determinazione di revoca del lotto, ed il giudizio è in attesa di fissazione dell’udienza di merito.

b) Revoca e recesso del contratto di appalto del 31.03.2010 del valore di circa 5 MLN di euro per lavori in esecuzione nell’ agglomerato industriale di “Porto Empedocle” per un importo di svariati milioni di euro, adottato con Determinazione commisariale n. 31 del 01/06/2012, nei confronti della Società SOREDIL Srl in ATI con ISIECO Srl, ICIEL, a seguito di Informativa Prefettizia Atipica prot. n. 435 del 09/01/2012: SORCE Giovanni amministratore unico,e SORCE Giuseppe proprietario di quote della maggioranza di capitale sociale della soc. SOREDIL srl, impresa appaltatrice dei lavori in area industriale “Porto Empedocle”. SORCE Giovanni risulta avere frequentazioni con soggetti fra cui PATTI Giuseppe e PATTI Pasquale rispettivamente figlio e nipote di PATTI Giovanni che risulterebbe nella locale consorteria mafiosa di Favara denominata ” Nuova Mafia” cui appartengono i più noti MILIOTI Carmelo, BARBA Lorenzo, Simone Giuseppe e DALLI CARDILLO Salvatore, etc.. Il TAR di Palermo, con ordinanza n. 823 del 20/12/12 , ha rigettato l’istanza cautelare proposta dalla suddetta società contro la determinazione di revoca e di recesso del contratto di appalto, ed il giudizio è in attesa di fissazione dell’udienza di merito

c) Revoca del lotto adottata con Determinazione Commissariale n. 30 del 1/06/2012 a seguito di informativa Prefettizia Atipica prot. n. 435 del 09/01/2013 nei confronti della Soc. SORCE GIUSEPPE:SORCE Giuseppe, socio di maggioranza della SOREDIL srl, sopra richiamata,risulta avere frequentazioni anche con soggetti pregiudicati. Si rileva, altresì, la possibilità di tentativi di infiltrazione mafiosa nella gestione della società suindicata.

d) Revoca del lotto adottata con Determinazione Commissariale n. 16 del 16/05/2012 a seguito di informativa Prefettizia interdittiva tipica prot. n. 4011 del 31/01/2012 a carico della IPERC srl: PATTI Giuseppe, amministratore unico della IPERC srl, direttore tenico e socio unico, risulta essere inserito nella locale consorteria mafiosa di Favara, destinatario di diversi provvedimenti giudiziari aventi ad oggetto reati collegati alla criminalità organizzata di tipo mafioso tra le cui famiglie spiccano i “MORREALE”, ” MILIOTI”, “COSTANZA”, questi ultimi vicini al noto mafioso FALSONE GIUSEPPE. Nei confronti della IPERC SUSSISTE il pericolo di condizionamento da parte della criminalità organizzata. Il TAR Palermo, con ordinanza n. 1974 del 09/10//12, ha dichiarato l’inammissibilità dell’istanza cautelare proposta dalla suddetta società contro la determinazione di revoca del lotto.

e) Revoca del lotto adottata con Determinazione Commissariale n. 17 del 05/05/2012 a seguito di informativa Prefettizia Atipica prot. n. 14141 del 02/04/2012 nei confronti della ITALCOP srl: VITELLO Alberto comproprietario, amministratore unico e direttore tecnico della ITALCOP srl, risulta avere assidue frequentazioni con ambienti di stampo mafioso in specie alla nota famiglia dei “PITRUZZELLA” di Favara. VITELLO ha inoltre precedenti giudiziari nei quali risulta tra gli indagati anche PITRUZZELLA Salvatore, nipote di Gioacchino, già condannato per associazione di stampo mafioso e parente di soggetti facenti parte della consorteria mafiosa di Favara denominata “Giovane Mafia”, etc. Per la ITALCOP srl, non si esclude il pericolo di possibili infiltrazioni mafiose nella gestione della suindicata società. La ITALCOP srl ha rinunciato all’istanza cautelare, proposta originariamente al TAR Palermo ed il giudizio è in attesa di fissazione dell’udienza di merito.

f) Revoca del lotto adottata con Determinazione Commissariale n. 15 del 05/05//2012 a seguito di informativa Prefettizia interdittiva prot. n. 2134 del 18/01/2012 a carico di MEDIATEL Srl: PECORELLI Vincenza, comproprietaria di quote della MEDIATEL srl, è coniugata con MICCICHE’ Giovanni, quest’ultimo implicato in vicende giudiziarie per associazione di tipo mafioso ed indicato come colui che ha tenuto i contatti con il noto pentito di mafia SIINO Angelo conosciuto come il “ministro dei lavori pubblici” del capomafia RIINA Salvatore . Miccichè, inoltre, è stato tratto anche in arresto per altri reati. Per la Mediatel srl SUSSISTE il pericolo di condizionamento da parte della criminalità organizzata. Il TAR Palermo, con l’ordinanza n. 430 del 10/07/2012, ha rigettato l’istanza cautelare proposta dalla suddetta società contro la determinazione di revoca del lotto. Con ordinanza n. 566 del 17/10/2012, il TAR Palermo ha accolto l’istanza di Mediatel srl ai soli fini di una sollecita definizione della controversia. Celebrata udienza al Giudice di primo grado il 23/05/2013, si è in attesa di sentenza.

g) Revoca del lotto adottata con Determinazione Commissariale n. 29 del 01/06/2012 a seguito di informativa Prefettizia Atipica prot. n. 2011/5723/Cert.Ant/Area I° del 5/10/2011 a carico di GALVANO Giovanni:GALVANO Giovanni è fratello di GALVANO Salvatore condannato per reati penali. Il TAR Palermo, con sentenza n. 1534 del 24/7/2013 ha accolto il ricorso di Galvano contro la determinazione di revoca del lotto, per insufficienza del quadro indiziario.

h) Revoca adottata con Determinazione Commissariale n. 70 del 30/06/2012 a seguito di informativa Prefettizia Atipica prot. n. 11169 del 13/03/2012 a carico di BLU ENERGIE srl FALSONE Gerlando, vice presidente della BLU ENERGIE srl, risulta essere cugino di RUSSELLO Gerlando sorvegliato speciale di P.S., cugino di RUSSELLO Liliana, coniugata con MOTISI Giuseppe, nipote di LOMBARDOZZI Cesare Calogero più volte condannato per associazione mafiosa e attualmente detenuto. Inoltre risulta che FALSONE Gerlando è fratello di Nicolò già sottoposto a sorveglianza speciale di P.S. nonchè arrestato nell’operazione di Polizia “Appalti Liberi” e deceduto nel 2009 con precedenti per reati di mafia e tratto in arresto anche nel 2004 nell’operazione ” Alta Mafia”. Per la BLU ENERGIE srl non si esclude il pericolo di possibili infiltrazioni mafiose nella gestione della suindicata società. Con riferimento alla predetta ditta si segnala il successivo annullamento in autotutela con la Determinazione Commissariale n. 104 del 27/07/2012 per sostituzione del vice presidente del CdA della BLU ENERGIE srl che hanno impostola richiesta di ulteriori approfondimenti in ambito prefettizio, come da iter indicato, con apposito parere, dal consulente legale avv. Alberto Marolda.

L’unica revoca effettuata dal tandem Catara – Casesa è quella adottata con Determinazione Dirigenziale n. 175 del 19/12/2011 a seguito di informativa Prefettizia interdittiva tipica prot. n. 43938 del 18/11/2011 a carico de LA NUOVA EURODEMOLIZIONE di CIVILTA’ Giuseppina Sas. PEDALINO Salvatore, socio accomandante della “LA NUOVA ERUODEMOLIZIONI” di CIVILTA’ Giuseppina sas risulta avere assidue frequentazioni con pregiudicati per reati di mafia. Pedalino, inoltre, risulterebbe implicato in vicende giudiziarie per associazione mafiosa finalizzata al traffico illecito di stupefacenti. Ma c’è un motivo che deve essere sottolineato: si deve sottolineare che la Determinazione adottata dall’ex Direttore Generale CASESAera priva di effetti dannosi nei confronti della “Nuova Eurodemolizione “ in quanto la revoca del lotto era già stata effettuata nel 2006, per altri motivi, da precedente amministrazione. Il TAR Palermo, con ordinanza n. 420 del 10/07/12, ha rigettato l’istanza cautelare proposta dalla suddetta società contro la determinazione di revoca del lotto, ed il giudizio è in attesa di fissazione dell’udienza di merito.

L’azione portata avanti da Cicero ha scatenato l’inferno, con un contrasto condotto con tutti i mezzi a disposizione per delegittimarlo ed isolarlo.

Tutto è stato tentato ma nulla è bastato, fatto salvo la corsa ad ostacoli che un uomo sempre più blindato deve ogni giorno compiere per assicurare il ripristino della legalità.

Cos’altro ancora? Il progetto MACISTE, per esempio. Un finanziamento di 300.000 euro disposto con fondi regionali per diffondere – guarda un pò cosa bisogna ascoltare! – la legalità da parte di soggetto inquisito per somma illegalità nella propria azione amministrativa: Pirandello difficilmente nella sua terra avrebbe potuto immaginare di meglio.

Ed ancora, una spesa di 25.000 euro in un giorno per festeggiare l’inizio dei lavori per l’Asse industriale di Porto Empedocle, aggiudicati ad un’impresa, SOREDIL, raggiunta da un’informativa antimafia della Prefettura di Agrigento.

E ci fermiamo, qui, perché crediamo che possa bastare.

Diventa ora più chiaro il perché dell’opposizione a Cicero.

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